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2022(7c): Civiltà e barbarie: sono categorie che forse aiutano ancora a interpretare l’attualità?

2022(7c): Civiltà e barbarie: sono categorie che forse aiutano ancora a interpretare l’attualità?

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2022(7c)

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FILOSOFIA DELLA STORIA e DELLA POLITICA
Civiltà e barbarie: sono categorie che forse aiutano ancora a interpretare l’attualità?

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Pubblicazione cartacea: no

Pubblicazione digitale: sì, qui sotto

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Al momento sto leggendo un libro che desideravo leggere da anni, ma non ne avevo mai avuto il tempo: "Vite d dottrine dei più celebri filosofi" di Diogene Laerzio. In esso si tratta dei primissimi filosofi, particolarmente significativa è la parte iniziale relativa al senso e al significato originario della filosofia. Ma di ciò scriverò qui un’altra volta. Oggi vorrei riportare un altro pensiero che mi ha colpito molto: la distinzione netta che facevano i Greci tra loro, civili, e i barbari, tutti gli altri. Guardando come poi è andata la storia, considerato che la struttura stessa della nostra società, come anche il suo stesso linguaggio soprattutto a livello scientifico, si fondano sul pensiero e sulla lingua greca, si deve concludere che avevano visto bene, ossia che tra i popoli allora esistenti, loro erano veramente diversi, superiori, divini più che umani, insomma erano i rappresentanti della ‘civiltà’.
A questo pensiero se n’è aggiunto spontaneamente un altro: la Grecia è sicuramente un paese dalla bella vita, come del resto anche l’Italia, una cui parte significativa, il sud, del resto apparteneva alla Grecia, la Magna Graecia. 
Se consideriamo questa bella vita come ’civiltà’, costituita dal saper vivere bene, inteso come sapienza, saggezza, non ovviamente in senso materiale, ma spirituale, quindi godere la vita, le arti, il sapere, pensiamo al ginnasio per es. ecc. ecc. non è che il capitalismo, prodotto del nord, in particolare del mondo anglosassone, col suo smoderato materialismo per il quale nella vita non è tanto importante ‘essere’ quanto ‘avere’, per riprendere la famosa coppia categoriale del libro di Erich Fromm, sia la barbarie e che alla fine l’importante nella vita non sia questo arricchimento senza fine, perché l’industria produce sempre nuovi standard, nuovi obiettivi del consumo, ma proprio un sano godimento spirituale della vita, pur magari non nella ricchezza materiale?


La domanda che mi pongo è insomma questa: non è che la coppia concettuale civiltà-barbarie sia anche oggi alla fine quella idonea a comprendere la diversità dei popoli e degli Stati, delle culture? 
Mentre noi siamo qui al mare, a goderci una natura indubbiamente benevola che ci regala ogni tipo di bontà dal cibo, alla musica nostra, alle arti varie, di cui siamo la culla al mondo, alla filosofia, in cui anche primeggiamo ecc. ecc. gli altri vogliono dominare il mondo, si fanno le guerre, si uccidono alla fine perché? Soltanto per beni materiali. Qui ovviamente penso a NATO e agli USA, che, come ha capito finanche il Papa e ormai lo sa qualsiasi persona un po’ più critica, con il loro ’abbaiare’ ai confini della Russia, hanno causato l’attuale guerra in Ucraina?
Insomma, alla fine, ridotto il ragionamento proprio all’osso, non è solo una questione di civiltà e di barbarie? Ovviamente oggi non saremmo così radicali come gli antichi Greci, riducendo tutti gli altri popoli a barbari e tutti i Greci a civili, perché sappiamo benissimo che tra i barbari ci sono persone civilissime e tra i civili ci sono barbari, ma in linea generale alla fine non si tratta sempre e solo di questo, della differenza tra civiltà (cultura, arte autentica, spiritualità, godimento della vita come essere e rifiuto dell’avere come principio della vita, condivisione con gli altri e non possesso) e barbarie (ignoranza, pseudo-arte come quella astrusa moderna, corporeità, godimento dela vita come avere, quindi materialismo e bisogno di continuo rinnovato possesso per sentirsi bene)?
Mentre scrivo questo post, ascolto la musica nostra degli anni ’60 e ’70: che patrimonio inesauribile di melodia, di spiritualità, di amore. Com’è musicale la nostra bella lingua italiana e mi chiedo: ma abbiamo proprio bisogno della musica inglese e della loro lingua, che sta invadendo ogni angolo della nostra vita, stanno soppiantando la nostra musica e la nostra lingua come colonna sonora della nostra vita, appunto perché gli anglosassoni voglio dominare, possedere, avere e non essere. Ieri sera passeggiando da San Terenzo a Lerici, dove vivo, dappertutto nei bar, nei locali si sentiva solo musica inglese, come se non fossimo invece noi il paese del ’bel canto’! Ma perché questa profonda umiliazione della nostra cultura, della nostra lingua, del nostro io più profondo?
Insomma, in queste riflessioni sono passato da Diogene Laerzio a Massimo Ranieri e a un bel piatto di carbonara, eppure forse la distanza è minore di quanto possa sembrare. I barbari ci vogliono dominare e alla lunga cancellare la nostra civiltà, quella della sapienza greca e italica, quindi della nostra filosofia, della nostra grande tradizione artistica, culinaria, musicale, della nostra stessa lingua ecc.ecc., che è non solo la ‘nostra civiltà, una tra le tante al mondo, ma, seguendo gli antichi Greci, ‘la civiltà’ in sé opposta alla ‘barbarie’. Bisogna stare attenti e proteggere quel che di bello hanno prodotto i 3000 e più anni della nostra civiltà greco-latina. 

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