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1.3.2 SECONDO STADIO (autunno 1792/93 - estate 1793)

1.3.2 SECONDO STADIO (autunno 1792/93 - estate 1793)

 

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PRIMO PERIODO, TERZA FASE, SECONDO STADIO

Dalla religione popolare come ‘cosa del cuore’

alla religione popolare come cosa della ragione

(autunno/invrno 1792/93 - estate 1793)

A partire da un periodo compreso all’incirca tra la fine del 1792 e l’inizio del 1793 Hegel comincia a procedere alla determinazione delle caratteristiche fondamentali della forma di religione popolare, idonea a salvare la religione dalla critica dell’intelletto. 

Tale processo si articola in due tappe fondamentali: in una prima fase, più o meno fino all’estate del 1793, il giovane Stiftler ritiene che il fondamento di tale forma di religione debba essere il cuore (egli elabora l’ideale di una ‘religione del cuore’); in una seconda fase poi, la quale abbraccia gli ultimi mesi del suo soggiorno a Tubinga ed i primi di quello bernese, Hegel, sotto l’influsso deter­minante della ‘Religionsschrift’ di Kant, comprende che il fondamento della reli­gione popolare può essere soltanto la ragione. Così egli elabora l’ideale definitivo di una ‘religione della ragione’. 

I fogli da ‘a’ a ‘g’ del manoscritto corrispondente al testo 16 contengono la concezione originaria di Hegel della religione popolare. Sulla base delle note molto esaurienti e informative dei curatori del primo volume dei Gesammelte Werke è possibile condurre un’analisi precisa di tale testo. Da queste note si viene a conoscenza che il cosiddetto ‘frammento di Tubinga’, dunque il testo 16 di GW 1 (ed in italiano di SG 1), non è un testo unico bensì una raccolta di diversi testi redatti da Hegel in vari momenti e poi da lui stesso messi insieme a formare uno scritto tematicamente omogeneo.([1]) 

Soprattutto la cesura al luogo 99,28-29 di GW 1 è importante, giacché essa rappresenta lo spartiacque tra due gruppi di testi che si differenziano l’un dall’al-tro tramite una concezione del tutto diversa della ‘Volksreligion’.([2]) 

I testi collocati prima di questa cesura contengono, infatti, una concezione della religione popolare come ‘cosa del cuore’, mentre quelli collocati dopo di essa presentano la concezione della ‘Volkreligion’ come ‘Vernunftreligion’, dunque come religione razionale, come ‘cosa della ragione’.  

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PRIMO GRADO

La religione popolare come ‘cosa del cuore’   

(autunno/inverno 1792/93)  

A partire da un periodo compreso all’incirca tra la fine del 1792 e l’inizio del 1793 Hegel comincia a procedere alla determinazione delle caratteristiche fondamentali della forma di religione popolare, idonea a salvare la religione dalla critica dell’intelletto. 

Tale processo si articola in due tappe fondamentali: in una prima fase, più o meno fino all’estate del 1793, il giovane Stiftler ritiene che il fondamento di tale forma di religione debba essere il cuore (egli elabora l’ideale di una ‘religione del cuore’); in una seconda fase poi, la quale abbraccia gli ultimi mesi del suo soggiorno a Tubinga ed i primi di quello bernese, Hegel, sotto l’influsso deter­minante della ‘Religionsschrift’ di Kant, comprende che il fondamento della reli­gione popolare può essere soltanto la ragione. Così egli elabora l’ideale definitivo di una ‘religione della ragione’. 

I fogli da ‘a’ a ‘g’ del manoscritto corrispondente al testo 16 contengono la concezione originaria di Hegel della religione popolare. Sulla base delle note molto esaurienti e informative dei curatori del primo volume dei Gesammelte Werke è possibile condurre un’analisi precisa di tale testo. Da queste note si viene a conoscenza che il cosiddetto ‘frammento di Tubinga’, dunque il testo 16 di GW 1 (ed in italiano di SG 1), non è un testo unico bensì una raccolta di diversi testi redatti da Hegel in vari momenti e poi da lui stesso messi insieme a formare uno scritto tematicamente omogeneo.([1]

Soprattutto la cesura al luogo 99,28-29 di GW 1 è importante, giacché essa rappresenta lo spartiacque tra due gruppi di testi che si differenziano l’un dall’al-tro tramite una concezione del tutto diversa della ‘Volksreligion’.([2]

I testi collocati prima di questa cesura contengono, infatti, una concezione della religione popolare come ‘cosa del cuore’, mentre quelli collocati dopo di essa presentano la concezione della ‘Volkreligion’ come ‘Vernunftreligion’, dunque come religione razionale, come ‘cosa della ragione’. 

In questo paragrafo ci si soffermerà sulla prima concezione, mentre la se­conda verrà discussa più tardi, poiché essa presuppone la lettura della ‘Religionsschrift’ di Kant, dunque, secondo l’intelligente periodizzazione proposta dal Flügge, appartiene già al secondo periodo dello sviluppo della discussione sulla problematica teologico-morale stimolata dalla pubblicazione delle opere kantiane di filosofia pratica. 

Un’analisi approfondita dei diversi fogli da ‘a’ fino a ‘g’ del testo 16 ri­vela la presenza di singoli passi concettuali compiuti da Hegel, tramite i quali egli ha sviluppato la concezione della religione popolare come ‘cosa del cuore’. Tali passi si lasciano distinguere precisamente l’uno dall’altro. Ricostruiamoli ora uno dopo l’altro: 

Foglio ‘a’  (GW 1: da 83,1 a 85,13) ([3])

Qui si trova un’introduzione all’intera problematica. Hegel comincia con la giu­stificazione del tema, spiegando quale sia l’importanza della religione nella vita degli uomini. Così recita infatti l’inizio di tale foglio ed anche del testo 16:

“La religione è una delle questioni più importanti della nostra vita” (SG 1, 169)

“Religion ist eine der wichtigsten Angele­genheiten unsers Lebens [...]” (GW 1, 83, 1)

Se si pensa alla critica cui era sottoposta la religione all’interno dello Stift (per es. alla posizione degli atei/naturalisti come Diez), ([4]) si può concludere che già queste prime parole rappresentano una chiara presa di posizione contro tale at­teggiamento estremo e, anche se non esplicitamente, a favore del salvataggio della religione auspicato da Flatt. 

Hegel argomenta questa importanza della religione con il fatto che nella “natura dell’uomo” vi è “un bisogno naturale” di essa, così che la religione e soprattutto “quel che nella dottrina di Dio ha valore pratico” trova nel-l’”incorrotto senso umano” un terreno molto ricettivo. 

Dopo aver rilevato la centralità della religione nella vita dell’uomo, il gio­vane studente spiega inoltre che da un punto di vista metodologico è importante procedere con molto tatto, se si vuol trattare questo tema con successo, ossia se si vuol influire effettivamente sulla moralità degli uomini. Non bisogna mai di­menticare infatti che

“[...] la sensibilità è l’elemento principale in ogni azione e sforzo umano” (SG 1, 170).

“[...] Sinnlichkeit das HauptElement bei allem Handeln und Streben der Menschen ist” (GW 1, 84, 16-17).

Continuando poi egli si esprime così:

“La natura dell’uomo è, per così dire, soltanto impregnata dalle idee della ragione”

 

e paragona l’influsso di tali idee sul comportamento morale dell’uomo con quello del sale in una pietanza, ossia col fatto che questo ne modifica il gusto senza però che la sua presenza sia visibilmente riconoscibile. 

Quel che Hegel con ciò intende dire è che la morale, fondata su principi razionali, può esercitare un influsso sull’uomo soltanto se riesce ad incidere sulla sua sensibilità. 

La morale dunque, per avere successo, deve modificare in tal modo la sen­sibilità umana da farla diventare in se stessa ‘morale’. Se ciò avviene, allora l’uomo agisce sì ancora seguendo uno stimolo sensibile, dato che in ogni caso non può fare altrimenti, avendo però la religione ‘moralizzato’ la sensibilità, egli si comporterà indirettamente anche in modo morale. 

Foglio ‘b’  (GW 1: da 85,14 a 87,15) ([5])

A tale pensiero della sensibilità come elemento fondamentale dell’agire umano si collega l’inizio del secondo foglio. Dopo aver sottolineato che la religione non acquista validità come semplice scienza di Dio, bensì soltanto se essa “interessa il cuore”, in quanto mette a disposizione i ‘Beweggründe’ della moralità, Hegel afferma che la religione deve essere “sensibile”

“[...] per poter agire sulla sensibilità”

(trad. mia).

“[...] um auf die Sinnlichkeit wirken zu kön­nen” (GW 1, 86, 2).

Si tratta di un pensiero importante, che nel corso dello sviluppo del pensiero di Hegel non andrà perduto, ma formerà una componente fissa del suo ideale reli­gioso. 

In questi primi due fogli abbiamo una prima sistematizzazione delle rifles­sioni del giovane pensatore sul concetto di ‘Volksreligion’. Tramite essa Hegel cerca di elaborare la concezione di una religione popolare, la quale possa ottenere un effettivo successo presso il popolo. 

A tal fine il giovane Stiftler cerca di stabilire i caratteri fondamentali indi­spensabili per pervenire a questo risultato. Nel foglio ‘b’ questo carattere fon­damentale è la sensibilità e con questa considerazione termina tale foglio.([6]

Foglio ‘c’ (GW 1: da 87,16 a 90,25) ([7])

Questo foglio forma il nucleo centrale del primo gruppo di frammenti. In esso Hegel tratta il seguente: ‘Disamina della differenza tra la religione oggettiva e soggettiva. Importanza di questa disamina per l’intera problematica’ (SG 1, p. 173 ss. - trad. mia).([8]) Si tratta di un tema particolarmente importante in rapporto all’elaborazione del concetto di ‘religione popolare’ (anche il tentativo del pen­satore di determinare quale sia il “...punto principale di una religione popo­lare...”, come si legge nel foglio ‘b’,([9]) vale come chiaro segno del fatto che He­gel in questi fogli tratti in effetti un’unica questione principale, vale a dire quella della determinazione del concetto di una ‘religione popolare’). 

Hegel espone qui prima il concetto di ‘religione oggettiva’ (GW 1, p. 87,18 fino a 89,15)([10]) e poi quello di ‘religione soggettiva’ (p. 89,16 fino a 90,2).([11]

In questa esposizione egli non resta imparziale, ma prende chiaramente po­sizione per la religione soggettiva, che è qualcosa di vivente, e contro la religione oggettiva, che al contrario è qualcosa di morto. 

Le sue conclusioni si trovano all’ultimo paragrafo di questo foglio, nel quale il giovane pensatore esprime la propria intenzione fondamentale. 

“Il mio intento non è di cercare quali dottrine religiose abbiano il maggior interesse per il cuore, o possano dare nell’anima il maggior conforto e sollievo, né quali debbano essere gli insegnamenti di una religione che debba rendere migliore e più felice un popolo, bensì quali siano le disposizioni per cui la religione - fuse dottrina e forza nel tessuto delle sensa­zioni umane, uniti i loro impulsi ad agire - si mostri in questi viva e efficace, divenga inte­ramente soggettiva. Se essa è tale, allora non manifesta semplicemente la sua esistenza col congiungere le mani, col piegare le ginocchia e con l’inchinare il cuore di fronte alle cose sacre, ma si estende sino a tutte le ramifica­zioni delle tendenze umane (senza che l’anima ne sia propriamente cosciente) e so­prattutto opera, ma solo in modo mediato; essa opera, per così dire, negativamente, nel lieto godimento delle gioie umane o nel com­pimento di fatti eminenti, nell’esercizio delle dolcissime virtù dell’amore per gli uomini”.

(SG 1, p. 175)

“Meine Absicht ist nicht, zu untersuchen, welche religiöse Lehre am meisten Interesse fürs Herz haben, [...], sondern was für An­stalten dazu gehören, daß die Lehren und die Kraft der Religion in das gewebe der menschlichen Empfindungen eingemischt, ihren Triebfedern zu handeln beigesellt, und sich in ihnen lebendig und wirksam erweise - daß sie ganz subjektiv werde - wenn sie das ist - so äussert sie ihr Daseyn nicht blos durch Händefalten, [...], sondern sie ver­breitet sich auf alle Zweige der menschli­chen Neigungen (ohne daß die Seele gerade es sich bewust ist) und wirkt überall - aber nur mittelbar mit - sie wirkt, um mich so auszudrücken, negativ, bei dem frohen Ge­nus menschlicher Freude - [...], wenn sie auch nicht unmittelbar einwirkt, so hat sie doch den feinern Einfluß, daß sie die Seele wenigstens frei und offen dabei fortwirken läst,[...]-”

(GW 1, p. 90, 3-25)

Tale intenzione consiste allora nell’analizzare come la religione possa divenire soggettiva, ossia “...quali siano le disposizioni (‘Anstalten’) per cui la religione - [...] - divenga interamente soggettiva”. 

Con ciò Hegel ha stabilito un ulteriore carattere fondamentale della religione (dopo la sua ‘popolarità’ e ‘sensibilità’): la soggettività.

Foglio ‘d’ [12]((GW 1: da 90,26 a 93,27)

Si tratta di un foglio molto importante in quanto in esso Hegel trae delle prime conclusioni dalle riflessioni condotte nei fogli precedenti.([13])

Collegandosi all’esposizione della differenza tra religione soggettiva ed og­gettiva, egli presenta all’inizio di questo foglio il concetto centrale che contrad­distingue la propria concezione della religione popolare: distingue di nuovo tra teologia e religione e completa questa distinzione tramite l’importante conside­razione che la teologia è ‘cosa dell’intelletto’ (‘Sache des Verstandes’), men­tre la religione è ‘cosa del cuore’ (‘Sache des Herzens’):

“Se la teologia è cosa dell’intelletto e della memoria [...] la religione è invece cosa del cuore [...]” (trad. mia).

“Wenn Theologie Sache des Verstands und des Gedächtnisses ist [...] Religion aber Sa­che des Herzens [...]” (GW 1, 90, 26-28).

Nelle righe immediatamente seguenti Hegel espone in un modo molto preciso tale definizione della religione, adoperando una struttura concettuale che si rifà chiaramente sia alla kantiana ‘Critica della ragion pratica’ che alla di Fichte.([14])

La definizione della religione come ‘cosa del cuore’ contiene ‘Offenba-rungsschrift’ dunque in sé tutti quei caratteri fondamentali della religione popolare, che Hegel fino a questo stadio del proprio sviluppo ha potuto individuare.

Tale espressione si trova ancora in due luoghi di questo gruppo di fram­menti - nei frammenti successivi non si troverà più -, in particolare ai passi 92,8 del foglio ‘d’ e 96,28 del foglio ‘g’. A partire dal foglio ‘h’, sotto l’influsso chiaro della ‘Religionsschrift’ di Kant, la caratterizzazione della religione come ‘cosa del cuore’ viene poi sostituita dal concetto di ‘Vernunftreligion’ (reli­gione della ragione o razionale).([15])

Il resto del foglio ‘d’ (pp. 91-93 di GW 1) contiene un’apologia del cuore sulla base del Nathan di Lessing. Al cuore viene qui contrapposto l’intelletto, incapace di essere fondamento della morale.

Foglio ‘f’([16](GW 1: da 94,1 a 96,24)([17])

Questo foglio contiene la ‘resa dei conti’ da parte di Hegel con l’intelletto e l’illuminismo. Con l’espressione ‘illuminismo’ il giovane studente intende so­prattutto l’atteggiamento che vuole prescrivere agli uomini una morale consi­stente in ‘freddi’ principi,([18]) senza tenere in considerazione la sensibilità (si veda l’esempio da lui fornito all’inizio del foglio ‘a’ sull’effetto del sale in una pietanza). La sua critica è rivolta in modo particolare contro Campe.([19])

L’argomento fondamentale della critica di Hegel è che l’intelletto può sol­tanto servire a chiarire le verità della religione oggettiva, ma è del tutto incapace di trasformarle in un comportamento pratico, morale. Esso non può insomma fornire alcun aiuto alla religione soggettiva, come si esprime il nostro in modo calzante:

“L’illuminamento dell’intelletto rende sì più avveduti, ma non migliori” (SG 1, 179).

“Aufklärung des Verstands macht zwar klü­ger, aber nicht besser” (GW 1, 94, 12).

La parte centrale di questo foglio è particolarmente importante, in quanto in essa viene espresso molto chiaramente quale sia la problematica fondamentale con la quale Hegel si confronta in questi testi. Si tratta della problematica dell’illuminamento del popolo:

Quando si parli di ciò: s’illumini un popolo [...]” (trad. mia)

“Wenn man davon spricht: man kläre ein Volk auf [...]” (GW 1, 95, 1).

In riferimento a questa problematica - che altro non è se non la ripresa della que­stione dell’’illuminamento dell’uomo comune’, centrale nelle riflessioni del periodo di Stoccarda -([20]) Hegel perviene alla seguente conclusione:

“Poiché è impossibile che una religione, la quale debba essere in generale per il popolo, possa consistere di verità universali, alle quali in ogni tempo sono pervenuti soltanto uomini eccezionali [...] - è dunque necessario che ad essa debbano esser sempre mescolate delle aggiunte, le quali devono essere accettate soltanto per fedeltà e fede - oppure che le proposizioni più pure, rese più semplici, siano poste in un involucro più sensibile, se devono esser  capite e rese accettabili alla sensibilità, [...] così appare evidente che è impossibile che la religione popolare possa esser edificata sulla semplice ragione - se le sue dottrine devono essere efficaci nella vita e nelle opere”

(trad. mia).

“[...] da es unmöglich ist, daß eine Religion, die allgemein fürs Volk seyn soll, aus allge­meinen Wahrheiten bestehen kan, worauf zu jeder Zeit nur ausgezeichnetere Menschen gekommen sind [...] - und also immer theils Zusäze beigemischt seyn müssen, die blos auf Treu und Glauben angenommen werden müssen - oder daß die reinern Säze vergrö­bert in eine sinnlichere Hülle gestekt werden müssen, wenn sie verstanden werden und der Sinnlichkeit annehmlich seyn sollen, [...] so erhellt daß Volksreligion [...] - wenn ihre Lehren in Leben und That wirksam seyn sollen - unmöglich auf blosse Vernunft ge­baut seyn könne”

(GW 1, 96, 5-16).

Con questa chiara conclusione, la quale formula sia la questione posta (l’illuminamento del popolo) sia anche la relativa soluzione pensata da Hegel al momento della redazione di questo foglio (la religione popolare come ‘cosa del cuore’) si chiude il foglio ‘f’.

Foglio ‘g’ (GW 1: da 96,25 a 99,28)([21])

Questo foglio si apre con la stessa questione che è alla base anche del foglio ‘f’:

“Come la religione in generale è una cosa del cuore, così potrebbe essere una questione, fino a che punto il ragionamento possa mi­schiarvisi, per restare religione” (trad. mia).

“Wie Religion überhaupt eine Sache des Herzens ist, so könnte es eine Frage seyn, wie weit sich Räsonnement einmischen darf, um Religion zu bleiben”.

(GW 1, 96, 28-29)

La parte centrale di questo foglio contiene un confronto tra illuminismo e saggezza.([22]) L’illuminismo esce da questo confronto ovviamente come per­dente. Hegel lo critica come già ha fatto nel foglio ‘f’. Al contrario la saggezza vien posta da lui in rapporto diretto con il cuore, ossia con il fondamento della ragione.

“Ma saggezza non è scienza - saggezza  è un’elevazione dell’anima [...] essa ragiona poco [...] non ha comprato le proprie  convinzioni al mercato generale, [...] ma parla dalla pienezza del cuore” (trad. mia).

“Aber Weisheit ist nicht Wissenschaft - Weisheit ist eine Erhebung der Seele [...] sie räsonnirt wenig [...] sie hat ihre Überzeu­gungen nicht auf dem allgemeinen Markt eingekauft, [...] sondern spricht aus der Fülle des Herzens” (GW 1, 97, 8-19).

Dopo un ulteriore, piuttosto duro attacco a Campe, in particolare al ‘regolo di Campe’ (‘Kampische Lineal’), all’illuminismo, ed ai ‘tempi libreschi’ (‘vollgeschriebenen Zeiten’), alla loro ‘erudizione libresca’ (‘Buchgele­hrsamkeit’“) ed ‘all’uomo della lettera’ (‘BuchstabenMenschen’)

[...] che non ha vissuto e tessuto da se stesso” (trad mia),

“[...] der hat nicht selbst gelebt und gewebt” (GW 1, 99, 18-19)

come prodotto di tali tempi, Hegel chiude questo foglio con l’immagine bella e piena di speranza della religione capace di aiutare l’uomo a costruire la sua ca­setta

[...] che solo allora egli può chiamare propria [...]” (SG 1, 185)

[...] das der Mensch alsdenn sein eigen nennen kan [...]” (GW 1, 99, 27-28)

Non poteva mancare in queste importanti pagine, nelle quali si rivela chiara­mente la soggettiva, anche passionale partecipazione di Hegel alla problematica religiosa trattata, il riferimento al ‘Nathan’ di Lessing ed in particolare al passo sul quale il giovane pensatore svevo già al tempo di Stoccarda aveva fondato la propria comprensione della grecità:

“E di molte cose potrei dirti

come, dove, perché le ho imparate”

(SG 1[11]) SG 1, da 175,3 a 175,21, p. 185)

(GW 1, 99,25-26)

L’aver creato il proprio sapere, la propria spiritualità dal di dentro, quindi il non averli ricevuti dal di fuori (al mercato), è la caratteristica fondamentale della saggezza, dunque del vero illuminamento, secondo il giovane Hegel (come lo sarà del resto anche per lo Hegel maturo). 

*

NOTE

 

[1]) Cfr. GW 1, pp. 473-475.

[2] La cesura corrisponde al luogo 185,21 di SG 1. 

[3]) Tali indicazioni si riferiscono rispettivamente alla pagina ed al rigo di GW 1. I luoghi corri­spondenti in SG 1 sono 169,1 e 171,10

[4]) Cfr. a questo riguardo Henrich, 1971, pp. 58-59.

[5]) SG 1: da 171,11 a 172,40

[6]) “Die ganze Masse von ReligionsGrundsäzen - und von den daraus fliessenden Empfindun­gen; und besonders der Grad von Stärke, womit sie auf HandlungsArt einflüssen können, ist der Hauptpunkt einer Volksreligion” (GW 1, 86,26 - 87,1).

[7]) SG 1: da 171,1 a 176,12

[8]) “Auseinandersezung des Unterschieds zwischen objektiver und subjektiver Religion; Wichtigkeit dieser Auseinandersezung in Ansehung der ganzen Frage” (GW 1, p. 87,16-17).

[9]) GW 1, p. 87,1; SG 1, p. 172, 21-22

[10]) SG 1, da 173,4 a 175,2

[11]) SG 1, da 175,3 a 175,21

[12]) SG 1: da 176,14 a 179,14

[13]) Quando si parla di fogli precedenti o seguenti non si intende ciò in senso cronologico poi­ché sulla base delle attuali conoscenze non è possibile determinare una sequenza cronolo­gica all’interno del testo 16. Che però vi sia una sequenza logica vien dimostrato tra l’altro dal fatto che lo stesso Hegel ha ordinato i vari fogli secondo l’attuale sequenza, che egli ha poi contrassegnato con le lettere dell’alfabeto latino (cfr. GW 1, pp. 473-475). Se Hegel ha ritenuto di dover collocare all’interno del testo 16 un frammento prima di un al­tro è senz’altro perché ha considerato tale frammento quale presupposto per i seguenti all’interno del tutto. Non è da escludere ovviamente che il filosofo abbia redatto il fram­mento, ch’egli ha considerato da un punto di vista logico quale presupposto ed ha tra­mandato dunque in una posizione antecedente gli altri, dopo di questi. In tal senso dun­que, fondato sul contenuto, vengono adoperate qui le espressioni ‘precedente’ ed ‘antecedente’ in riferimento alla successione dei vari fogli del testo 16.

[14]) Si tratta dei seguenti concetti: la religione come bisogno della ragion pratica, il sommo bene, la teoria dei postulati, l’idea di una ‘deduzione della religione’ (cfr. GW 1, pp. 90,28 fino a 91,7).

[15]) Cfr. GW 1, p. 99,29.

[16]) Il foglio ‘e’ non è stato tramandato (cfr. GW 1, p. 473).

[17]) SG 1: 179,15 a 182,10

[18]) La contrapposizione caldo-freddo/cuore-intelletto si rifà evidentemente a Reinhold (essa fu ripresa anche da Rapp).

[19])

[20]) Cfr. Schmidt-Japing, 1924, pp. 3-4; de Angelis 1995, pp. 41-49.

[21]) SG 1: da,10 a 185,21

[22]) “Qualcosa d’altro rispetto all’illuminismo, nel senso di ragionamento, è la saggezza” (trad. mia - “Etwas anderes als Aufklärung, als Räsonnement ist Weisheit” (GW 1, p.97,8-9). Sull’importantissimo concetto di ‘saggezza’ nello Hegel giovane e maturo cfr. de Angelis, 1996, ‘Hegels Philosophie als Weisheitslehre’ (‘La filosofia di Hegel come dot­trina della saggezza’), in particolare il capitolo 7 ‘Von der Weisheit zur Wissenschaft. He­gels philosophischer, dialektischer Werdegang‘ (‚Dalla saggezza alla scienza. Il cammino filosofico dialettico di Hegel’).

 

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SECONDO GRADO
Dalla religione come ’cosa del cuore’ 
alla religione come ’cosa della ragione’
(primavera 1793)
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Come già chiarito in precedenza, i fogli ‘h, i, k, l’ del testo 16, benché da un punto di vista tematico appartengano allo stesso gruppo degli altri, nondimeno contengono una concezione del tutto diversa della religione. L’idea centrale di questa concezione è che il fondamento della religione non debba essere il cuore, bensì la ragione.
La diversità tra questa concezione e quella dei fogli da ‘a’ a ‘g’ è molto marcata ed appare con l’inizio del foglio ‘h’, dove si parla subito della religione razionale (‘Vernunftreligion’) come della giusta forma di religione, improvvisamente e senza un chiaro passaggio logico. Per tal motivo si deve parlare di una rottura, di una profonda cesura tra i due blocchi di fogli.(1)
Da questa prospettiva appare chiaro che Hegel ha redatto il secondo gruppo di fogli in un periodo posteriore e che l’inizio del foglio ‘h’ non può essere in alcun caso la continuazione della fine del foglio ‘g’. Se così fosse, infatti, il giovane pensatore avrebbe sicuramente scritto delle frasi di passaggio.
Nasce pertanto la questione se il vuoto, che si è venuto così a creare, possa venir in qualche modo colmato dal materiale scritto pervenutoci. Un’analisi degli altri testi tramandatici e risalenti a questi anni può essere a tal proposito istruttiva.
Alcuni di questi testi non possono fornire indicazioni utili a tal riguardo e devono quindi venir già esclusi, poiché essi o dal punto di vista del contenuto sono stati redatti chiaramente prima del testo 16, come per es. il testo 12, o dopo di esso, come per es. i testi dal 17 al 26, che anche dal punto di vista della cro¬nologia appartengono sicuramente già al periodo di Berna.(2)
I testi dal 13 al 15 contengono una critica della religione cristiana (testo 13), della vita nella Germania del tempo paragonata alla vita degli antichi Greci (testo 15), mentre il testo 14 è infine soltanto un foglio con alcune annotazioni sulle tradizioni del popolo tedesco.
Nel complesso questi testi sembrano dunque rinviare ad un periodo prece¬dente dello sviluppo del pensiero di Hegel. La tematica della religione popolare, come anche l’attrezzatura concettuale ad essa connessa, mancano qui del tutto.
Soltanto il testo 13 contiene alcune osservazioni sulla natura dell’uomo, fatta di sensibilità e ragione,(3) le quali possono ben accordarsi con l’inizio del foglio ‘a’ del testo 16. In un’aggiunta posteriore a margine di questo testo He¬gel parla inoltre del popolo comune (‘gemeines Volk’).(4)
Questo testo contiene inoltre una critica della religione cristiana, che a giudizio di Hegel non sarebbe capace di dirigere la capacità di rappresentazione del po¬polo sulla fantasia.(5) Esso è pertanto sorto chiaramente all’interno del confronto di Hegel con il concetto della sensibilità. In tale testo manca però qualsiasi accenno alla ragione quale fondamento della religione o in generale al superamento della concezione propria dei fogli da ‘a’ a ‘g’.
Anche questo testo non può dunque essere d’aiuto nel riempimento della lacuna tra i fogli ‘g’ e ‘h’ del testo 16. Quel che resta son dunque soltanto le prediche.
La prima predica (testo 8), che tratta della giustizia divina, si fonda su di una concezione secondo la quale ‘la voce della coscienza’ o anche ‘il cuore’ dell’uomo corrispondono direttamente alla volontà divina e possono perciò es¬sere fondamento della morale, una concezione questa che è molto vicina a quella dei fogli da ‘a’ a ‘g’ (essa potrebbe addirittura rinviare ad una fase precedente).
Anche da un punto di vista cronologico questa predica è stata sicuramente redatta prima del testo 12, in quanto essa porta la data 10 gennaio 1792 e pertanto sia per la tematica sia per la cronologia non può in alcun modo costituire il passaggio tra i due gruppi di fogli del testo 16.
La seconda predica (testo 9), la cui datazione è molto problematica,([6]) mostra al contrario un contenuto che lascia trasparire una nuova fase nello sviluppo del pensiero di Hegel. Essa tratta dello ‘spirito di riconciliazione’ (‘Versöhnlichkeit’) e contiene l’importante pensiero del “cambiamento e miglioramento del cuore”.(7)
Hegel usa questo concetto in rapporto alla distinzione tra due differenti atteggiamenti nei confronti del comportamento morale, che - seguendo Kant e Fichte - possono essere definiti come ‘moralità’ e ‘legalità’. A dir la verità Hegel non usa esplicitamente queste espressioni, ma senza alcun dubbio presuppone nelle sue riflessioni questa coppia concettuale.
Egli distingue qui infatti tra coloro che hanno come impulso (‘Beweggrund’) all’agire morale l’amore per Dio e per gli uomini e coloro che esercitano le virtù per altri motivi. Soltanto i primi possono essere considerati veri cri¬stiani, gli altri invece no, poiché essi non si comportano “nello spirito della dot¬trina di Gesù”.(8)
Questo pensiero, che il giovane Stiftler considera come presupposto per l’essere veri cristiani, è molto interessante al riguardo della questione relativa al riempimento della lacuna tra i fogli ‘g’ ed ‘h’ del testo 16, in quanto esso non si la¬scia in alcun modo inquadrare nella concezione presente nei fogli da ‘a’ a ‘g’.
Secondo la concezione di questi fogli infatti il cuore dell’uomo è in se stesso puro ed ha bisogno dell’aiuto della religione soltanto per mettere in moto un comportamento morale. Questo aiuto non deve però influire direttamente sul cuore, bensì sulla sensibilità, la quale tramite la religione deve essere trasfor¬mata - ossia raffinata - in un ulteriore impulso o movente all’agire morale. Il cuore al contrario non ha bisogno di alcuna trasformazione! Risulta infatti molto difficile immaginarsi che il cuore, che secondo la concezione di questi fogli dev’essere il fondamento della religione, abbia bisogno di una “völlige Umänderung und Besserung”, dunque di “totale cambiamento e miglioramento”, come Hegel si esprime nella predica.
L’incompatibilità tra il pensiero del ‘cambiamento e miglioramento del cuore’ e la concezione della religione come ‘cosa del cuore’ appare ancora più chiaramente in un luogo di questa predica, dove si parla del cuore “migliorato tramite l’amore per Dio”.(9)
Qui non è più infatti il cuore fondamento della religione, bensì al contrario la religione fondamento di un cuore puro, al quale conduce infatti l’amore per Dio. Da ciò si può dedurre che senza la religione il cuore non sarebbe puro, os¬sia che l’uomo che non ami Dio non può essere in grado di comportarsi moralmente.
In questa predica si è posti dunque senza ombra di dubbio dinanzi ad una concezione del tutto diversa rispetto a quella della religione come ‘cosa del cuore’.
Si potrebbe a tal proposito obiettare che si tratta di una predica e che Hegel sia stato costretto a dire in essa quel che nello Stift da lui si voleva sentire. Un confronto con le altre prediche mostra però che il giovane pensatore, nonostante non potesse in esse esprimere apertamente il proprio vero e molto critico giudizio sulla religione cristiana, cosa che al contrario faceva nei testi destinati ad uso privato, neanche era però così vigliacco da tacere del tutto la propria concezione religiosa.
Nella prima predica per es. il giovane pensatore da una parte si esprime in modo molto positivo sulla “legislazione rivelataci da Dio”, addirittura precisando che questa rivelazione è avvenuta sia tramite il Vecchio Testamento sia tramite Gesù;(10) dall’altra parte però aggiunge immediatamente che:
“Quest’ordine si accorda nel modo più com¬pleto con quel che la nostra coscienza ci dice” (trad. mia) (GW 1, 58,14-18)
Se si legge tra le righe di questa aggiunta, si può concludere che, se la coscienza contiene la medesima legislazione morale del Vecchio Testamento e della dot¬trina di Gesù, allora gli uomini in linea di principio non hanno bisogno di alcuna religione, la quale insegni loro il comportamento morale.
Anche l’analisi delle altre prediche mostra che Hegel in esse cercava da una parte di non esprimersi in modo esplicito contro la religione cristiana, dall’altra però non rinunciava a lasciar trasparire in modo implicito qua e là quel ch’egli effettivamente pensava.
Si deve dunque concludere che in queste prediche occorre distinguere due livelli diversi d’esposizione: un livello superficiale, formato da pensieri che fanno apparire Hegel come un teologo cristiano, ed un livello nascosto, nel quale lo studente esprime in modo molto astuto la sua autentica concezione filosofico-religiosa.
Da questo punto di vista bisogna dunque attribuire certamente importanza ai pensieri contenuti nelle prediche e queste non devono essere considerate come meri scritti occasionali, ma come tracce autentiche dello sviluppo spirituale di Hegel.
In rapporto alla seconda predica ed al pensiero del “cambiamento e miglio¬ramento del cuore” dev’essere posta dunque la questione, come sia da spiegare che un apologeta di una religione popolare definita come ‘cosa del cuore’ im¬provvisamente e senza costrizione esterna sostenga l’opinione del “cambiamento e miglioramento del cuore” come presupposto di un comportamento autentica¬mente morale.
Per fornire una risposta a questa domanda occorre anzitutto condurre un’analisi approfondita della concezione filosofico-religiosa che è alla base della seconda predica.
Un’attenta lettura della predica porta infatti alla conclusione che in essa viene sostenuta una concezione sostanzialmente negativa del cuore umano, la quale non viene alla luce soltanto nelle frasi citate, ma permea di sé l’intero te¬sto. Si prendano come esempio le seguenti espressioni: tra le fonti, “dalle quali sgorga lo spirito di irreconciliazione (‘Unversöhnlichkeit’)”([11]) il giovane pensatore annovera: amor proprio, il desiderio di vendetta, odio e rancore. Allo stesso luogo egli parla inoltre di
“[...] uomini che hanno in cuore amarezza ed odio [...] (trad. mia),  “[...] Menschen die Bitterkeit und Haß im Herzen haben [...]” (GW 1, 61,7-8)
chiudendo la predica poi con la formulazione di un pensiero inconciliabile con la concezione della religione come ‘cosa del cuore’:
“Il vero cristiano deve essere severo con se stesso, ma tollerante verso gli altri” (trad. mia).   (Originale: “der wahre Christ soll streng gegen sich selber aber geduldig gegen andere seyn”, GW 1, 64,21-22; SG 1, 124).
Di questa frase non è la prima parte, bensì la seconda a destare meraviglia. In rapporto ad essa ed al pensiero espressovi si pone spontaneamente la seguente domanda: dov’è il giovane Stiftler che credeva all’innocenza dell’uomo comune, spontaneo e naturale, agente soltanto sulla base di un cuore puro?
In effetti sembra che nell’ottica di questa predica l’uomo, per comportarsi moralmente, abbia bisogno di molto di più che non del solo aiuto della religione, secondo la concezione espressa nei fogli da ‘a’ a ‘g’ del testo 16.
L’analisi approfondita della seconda predica dev’essere dunque conclusa con la considerazione che qui non si ha a che fare con un atto occasionale di na¬scondimento da parte di Hegel della propria autentica opinione, causato da circostanze esterne, bensì con un radicale cambiamento dei fondamenti filosofico-religiosi del pensiero del giovane studente.
Per tal ragione vale senz’altro la pena di seguire questa traccia ed analizzare anche la terza e quarta predica, prima di fornire, sulla base dei risultati raggiunti, una risposta definitiva alla questione della lacuna tra i fogli ‘g’ e ‘h’ del testo 16.
La terza predica (testo 10) (12) tratta della ‘vera fede’ e si ricongiunge dun¬que al concetto di ‘vero cristiano’ presente nella seconda predica.
La conclusione, cui si è pervenuti tramite l’analisi della predica precedente, ossia che la concezione filosofico-religiosa di Hegel sia qui diversa da quella dei fogli da ‘a’ a ‘g’ del testo 16, viene confermata dalla lettura di questa terza predica.
Già all’inizio si trova l’espressione “[...] il corrotto cuore umano [...]”(13) e verso la fine della predica Hegel definisce “corrotta” anche la natura dell’uomo.([14])
Queste formulazioni confermano l’ipotesi fin qui sostenuta di un radicale cambiamento avvenuto all’epoca nella concezione filosofico-religiosa hegeliana.
A dire il vero si trovano in questa predica anche altre espressioni che ricordano molto la concezione della religione come ‘cosa del cuore’ come per es. nella frase rivolta a Dio:

“Fa’ che questa scienza diventi in noi fede vi-vente, che essa diventi ricca di buoni frutti [...]” (trad. mia).  “Gib daß dise Wissenschaft zum lebendigen Glauben in uns werde, daß er reich werde an guten Früchten [...]” (GW 1, 68, 26-27).
Qui viene alla luce il pensiero nascosto della religione soggettiva che non dev’essere morta scienza, ma vivente agire morale.
Anche la frase
“Questa fede non è semplicemente cosa dell’intelletto” (trad. mia)  “Diser Glaube ist nicht blos Sache des Verstandes” (GW 1, 69,13)
ci riporta in un universo concettuale già familiare.
Le espressioni, riferentisi al ‘corrotto cuore dell’uomo’, sono però chiare indicazioni del fatto che Hegel in questa predica si muova ormai in un nuovo orizzonte concettuale ed abbia quindi raggiunto un nuovo stadio nello sviluppo del proprio pensiero.
La sopravvivenza di pensieri appartenenti ad uno stadio precedente, come per es. in questo caso quello della ‘religione soggettiva’, è da spiegarsi tramite il concetto metodologico del ‘superamento dialettico’ (‘Aufhebung’). I pen¬sieri più importanti della concezione filosofico-religiosa degli stadi precedenti restano presenti nella concezione del nuovo stadio, all’interno della quale essi assumono però un significato ed un valore diversi.
La quarta predica (testo 11) (15), che tratta del ‘regno di Dio’, mostra in un modo ancora più evidente che è avvenuta una svolta nella concezione filosofico-religiosa del giovane Hegel: la concezione filosofico-religiosa di fondo di questa predica è infatti senza ombra di dubbio quella elaborata dal maestro di Königsberg nella Religionsschrift.(16)
Lo studioso tedesco Friedhelm Nicolin nel suo saggio "Verschlüsselte Losung. Hegels letzte Tübinger Predigt" ha infatti mostrato proprio tramite un’analisi approfondita della quarta predica che la concezione filosofico-religiosa del giovane Hegel si fonda in essa sulla filosofia della religione di Kant. Egli ha inoltre messo in evidenza come il confronto di Hegel e degli altri Stiftler con la Religionsschrift sia avvenuto immediatamente dopo la pubblicazione di quest’opera nel 1793.
Oltracciò occorre aggiungere che gli editori di GW 1, dunque lo stesso Nicolin e Gisela Schüler, hanno documentato in diverse annotazioni che numerosi luoghi dei frammenti hegeliani di questi anni e soprattutto del testo 16 sono da collegarsi direttamente agli scritti kantiani ed in particolare proprio alla Religionsschrift.([17])
All’annotazione 99,29 relativa al testo 16 per esempio si legge:([18]) 
“I pensieri e i concetti di Hegel sono qui così chiaramente determinati tramite questo scritto di Kant che da ciò si ricava un’indicazione per la datazione del testo 16”.
L’importanza dello scritto filosofico-religioso di Kant per la stesura dei testi giovanili hegeliani ed in particolare della seconda parte del testo 16 è dunque talmente chiara ed i riferimenti espliciti a Kant sono così numerosi che tramite di essi si può addirittura pervenire alla datazione di alcuni di questi frammenti, come se si trattasse di un commento allo scritto di Kant da parte del giovane Hegel.
Per quanto riguarda il contenuto è da menzionare il riapparire sia del pen¬siero del miglioramento del cuore come presupposto del comportamento morale sia dell’altro pensiero relativo alla corruzione del cuore umano, che Hegel qui definisce addirittura come ‘innata’ (‘angeboren’).(19)
Dall’analisi delle prediche 2, 3 e 4 si deve dunque concludere che al mo¬mento della stesura di questi testi si verificava una svolta sia nei fondamenti fi¬losofico-religiosi del pensiero di Hegel sia anche e per conseguenza nella sua concezione della religione popolare. Queste prediche infatti non sostengono più una concezione della religione come ‘cosa del cuore’.
Nella quarta predica è possibile dimostrare con sicurezza l’influsso della Religionsschrift. In modo indiretto si può anche concludere che essa implicitamente sostiene la concezione della religione popolare come religione razionale, in quanto i pensieri, che formano il suo ‘livello nascosto’ e che derivano da Kant (il regno di Dio come qualcosa di interiore, dunque il concetto della chiesa invisibile e così via), possono essere individuati come “religione razionale”.

Resta pertanto da determinare soltanto quale concezione filosofico-religiosa sia alla base delle prediche 2 e 3 e di conseguenza quale concezione della religione popolare venga in esse sostenuta.

NOTE

[1]) Il luogo che segna la cesura è GW 1, p. 99,29.
[2]) Si vedano i §§ 34, 35 e 36 del presente lavoro.
[3]) GW 1, p. 78,3-7
[4]) GW 1, p. 79,10 
[5]) GW 1, 79,1 ss.
[6]) GW 1, pp. 465-467.
[7]) Così recita l’intero luogo: “Es gibt manche Tugenden die leicht auszuüben sind, und die sehr in die Augen fallen, denen aber gerade das wesentliche, das was ihnen in den Augen Gottes einen Werth gibt, abgeht, und was eben oft am schwersten zu erkämpfen ist, nem¬lich eine völlige Umänderung und Besserung des Herzens” (GW 1, p. 60,9-12).
[8]) GW 1, p. 60,12 
[9]) GW 1, p. 63,16
[10]) Che egli vi abbia veramente creduto è del tutto da escludere sulla base degli altri testi di natura privata di questi anni, nei quali ovviamente il giovane Stiftler non aveva alcun bi¬sogno di nascondersi e poteva dunque scrivere quel che realmente pensava.
[11]) “[...] aus welchen Unversöhnlichkeit entspringt [...]” (GW 1, 60,25; SG 1, 120).
[12]) GW 1 pp. 68-69 (SG 1, pp. 127-129 - datazione: 1 maggio 1793, cfr. GW 1, rapporto editoriale, pp. 467-468).
[13]) “das verdorbene Herz des Menschen” (GW 1, 68,4; SG 1, 127).
[14]) GW 1, p. 69,28-29; SG 1, p. 129.
[15]) GW 1, pp. 70-72; SG 1, pp. 131-134; datazione: 16 giugno 1793 (cfr. GW 1, rapporto editoriale, p. 468).
[16]) Le relative annotazioni in GW 1 riportano per diversi luoghi della predica i corrispondenti luoghi dello scritto kantiano, dai quali essi derivano.
[17]) Si vedano a tal proposito soprattutto le annotazioni da 70,9 a 159,6, che sono riportate nell’indice.

18) GW 1, rapporto editoriale, p. 566
19) Cfr. GW 1, p. 71,13 e 71,22-23.

 

*

TERZO GRADO
La ‘religione popolare’come ‘religione razionale’

(estate 1793)
*

Com’è stato accennato nei paragrafi precedenti, si apre con la quarta predica una nuova fase nello sviluppo di Hegel. Essa consiste principalmente nel fatto che il giovane pensatore sostituisce la concezione della religione come ‘cosa del cuore’ con la concezione della religione come ‘Vernunftreligion’, ossia ‘religione razionale’ o ‘religione della ragione’.
Scopo di questo capitolo è descrivere la nuova fase. In esso sarà anzitutto esposto il contenuto del ragionamento filosofico-religioso hegeliano, come esso è ricostruibile tramite l’analisi del foglio ‘h’ del testo 16 e della quarta predica; in secondo luogo verrà poi descritta la nuova concezione della religione del po¬polo come religione razionale, secondo l’esposizione sistematica fornitane da Hegel nei fogli da ‘i’ a ‘l’ del testo 16.

Foglio ‘h’ (GW 1: da 99,29 a 103,2)(1)

L’inizio del foglio ‘h’ si riallaccia immediatamente al quarto ed ultimo capitolo dello scritto di Kant. Qui Hegel mette a confronto, con le parole ed i concetti del pensatore di Königsberg, la religione della ragione con la fede dei feticisti e conclude che è 

“[...] così importante per l’umanità condurla sempre più verso la religione razionale e re¬primere la fede feticistica” (trad. mia). 
“[...] so wichtig für die Menschheit ist, diese immer mehr zur VernunftReligion hinzufüh¬ren, und den Fetisch¬Glauben zu verdrängen” (GW 1, 100,4-5).

Hegel pone questo scopo espressamente a se stesso, formulando tale convinzione tramite i pensieri seguenti:
“[...] una chiesa universale e spirituale resta solo un ideale della ragione” (trad. mia); 
“[..] eine allgemeine geistige Kirche nur ein Ideal der Vernunft bleibt” (GW 1, 100, 6); 

“non è possibile che possa essere istituita una religione pubblica, la quale impedisca qual¬siasi possibilità di ricavare da essa una fede feticistica” (trad. mia). 
[nicht wohl möglich ist, daß eine öffentliche Religion etablirt werden könnte, die alle Möglichkeit, Fetisch¬Glauben daraus zu ziehen benähme" (GW 1, 100, 6-8)]

Entrambe queste delimitazioni derivano chiaramente da Kant, nella cui opera per esempio si legge: 
“L’idea sublime mai completamente raggiun¬gibile di una essenza etica comune [...]”([2]) (trad. mia). 
[“Die erhabene nie völlig erreichbare Idee eines ethischen gemeinen Wesens [...]” (p. 129) ]

Dopo aver chiaramente posto entrambi questi due limiti, Hegel pone la questione 
“[...] come una religione del popolo debba essere istituita in generale” (trad. mia), 
“[...] wie eine Volksreligion im allgemeinen eingerichtet werden müsse” (GW 1, 100, 8-9), 

affinché possano venir raggiunti i seguenti due scopi: 
- in primo luogo, evitare che si diffonda tra il popolo la fede feticistica (“FetischGlauben”) (scopo negativo) (GW 1, 100,9-10); 
- in secondo luogo, condurre il popolo alla “religione razionale” (“VernunftReligion”) (scopo positivo) (GW 1, 100,11-12): 
Questa presa di posizione nei confronti di Kant mostra che Hegel non solo ha letto, compreso ed assimilato la Religionsschrift, ma anche che si è appropriato della concezione filosofico-religiosa di Kant, sviluppandola ulteriormente a partire dal punto in cui il filosofo di Königsberg aveva condotto il proprio lavoro. 
Con ciò risulta chiaro cosa vuol dire Hegel quando scrive a Schelling nelle due lettere posteriori della fine di gennaio e del 16 aprile 1795 che sta lavorando ad una ‘applicazione’ (Anwendung’) della filosofia di Kant e che ne attende il ‘completamento’ (‘Vollendung’).(3)
Ciò è quel che egli fa nel periodo della stesura di questo foglio: applica i risultati a cui era arrivato Kant alla propria concezione della ‘Volksreligion’.(4) Questa applicazione è contemporaneamente un completamento visto che egli inoltre tenta di realizzare quel da cui Kant era indietreggiato nel paragrafo 5 del terzo capitolo, ossia compiere il passo decisivo dalla comprensione teoretica della religione razionale  come dell’unica vera ed assoluta religione alla decisione pratica della sua elaborazione teorica. 
Tramite la concezione della possibile unione della fede storica e della reli¬gione della ragione Kant ha cercato una via d’uscita da questa conseguenza ne¬cessaria della sua teoria, perché gli sembrava impossibile di poter fondare veramente una religione razionale. Per questo si è incamminato sulla via del com¬promesso tra religione razionale e fede storica. 
Questa via gli ha però creato solo problemi ed ostacoli come per es. i pro¬blemi di cui parla nel quarto capitolo. Se egli fosse stato coerente nei propri pen¬sieri, sarebbe arrivato alla conclusione che era compito del tempo educare il po¬polo e con ciò portarlo alle verità pure e morali della religione razionale. In tal modo egli sarebbe potuto diventare l’iniziatore della vera religione ed il fon¬datore della ‘chiesa invisibile’ come anche del ‘regno di dio’ come ‘società etica’ degli esseri umani. Ma Kant non aveva questa propensione: egli era un grande teorico ma non un educatore del popolo! Al contrario la aveva Hegel, il quale già dai tempi di Stoccarda era mosso dalla domanda come ‘l’uomo comune’ potesse venir ‘illuminato’. 
Hegel infatti in questo foglio non si pone alcun problema sulla possibilità del-l’accordo tra la fede storica e la religione razionale: sa che ciò non è possibile. Il giovane filosofo prosegue il programma di Kant in quanto si fa portatore in prima persona del compito di condurre il popolo alla religione razonale. Ciò è provato senza dubbio dalle righe sopra citate del foglio ‘h’ e in particolare dalla loro inclinazione alla prassi.(5) 
Nelle pagine successive Hegel conduce ulteriori riflessioni sul concetto di religione del popolo, le quali però non aggiungono niente di nuovo. Esse sono comunque importanti al fine della comprensione dell’influsso di Kant, in quanto contengono alcuni concetti e relative formulazioni linguistiche che Hegel ha ri¬preso talvolta anche letteralmente dal filosofo di Königsberg. Ecco una lista par¬ziale di questi concetti: 
- ‘idea della santità come ultima grandezza dell’eticità’ (GW 1, 100,13; in Kant: p. 47 e p. 159);(6)
- ‘inclinazione alla sensibilità’ (GW 1, 100,20) (in Kant: p. 28: “Con inclinazione (propensio) intendo [...]” - si veda anche l’intero secondo paragrafo della prima parte Von dem Hange zum Bösen in der menschlichen Natur); 

- le espressioni ‘legalità’ (100,21), ‘movente’ (100,22), e ‘carattere empi-rico’ (101,6; 100,9; 101,14) si trovano fra l’altro anche nella ‘Annotazione ge¬nerale’ alla prima parte (vedi soprattutto p. 46-47).(7) 
A partire dal passo 101,21 Hegel riflette sul concetto di ‘religione popolare’. Egli riprende nuovamente alcuni pensieri precedenti, come per es. il pensiero dell’importanza del cuore e della fantasia nella vita dell’uomo.(8)
Queste riflessioni sono particolarmente interessanti perché qui egli tenta di riprendere nella nuova, nascente concezione della religione popolare come religione razionale le caratteristiche principali che formavano il contenuto della sua precedente concezione della religione come ‘cosa del cuore’. 
A questo proposito chiarisce che l’uomo è 
“[...] una cosa così complessa che tutto si può fare di lui” (trad. mia) 
“ [...] ein so vielseitiges Ding ist, daß sich alles aus ihm machen läßt” (GW 1, 102, 3-4) 
e, dopo aver premesso quanto sia vario il tessuto delle sensazioni dell’uomo,(9) dà una definizione molto bella del “compito della religione popolare”(“Geschäft der Volksreligion”), che deve consistere “ [...] nell’intrecciare questi bei fili della natura conformemente ad essa in un nobile legame”. (trad. mia). 
“ [...] dise schöne Fäden der Natur dieser gemäs in ein edles Band zu flechten” (GW 1, 102, 78) 

Qui si mostra che la lingua e i concetti, con i quali Hegel lavora in questi passi, non derivano più in modo esclusivo e diretto dallo scritto sulla religione di Kant, ma ricordano piuttosto la terminologia dei fogli da ‘a’ a ‘g’. Ciò significa che Hegel a partire da questo passo ha lasciato già dietro di sé il lavoro intenso ed immediato sulla Religionsschrift e, dopo aver applicato il contenuto principale di quest’opera alla sua problematica, ritorna ai propri pensieri - temporaneamente messi da parte -, riprendendoli nella nuova concezione della religione popolare come religione razionale. 
Ciò è anche confermato dal fatto che nelle righe seguenti il giovane filosofo ritorna di nuovo anche sulla distinzione tra religione popolare e religione pri¬vata, con la differenza che ora la religione svolge un ruolo ben più importante nella promozione della moralità di quanto non fosse all’interno della concezione della religione come ‘cosa del cuore’. 
Nell’ambito della concezione della religione come ‘cosa del cuore’ Hegel era infatti dell’opinione che l’effetto della religione sulla moralità dovesse risultare ‘mediato’(10) o ‘negativo’, come viene alla luce nel paragrafo già citato(11) ]“Il mio intento [...]” del foglio ‘c’, che contiene una definizione ben pre¬cisa della sua prima concezione della religione popolare. 
All’interno della nuova concezione della religione popolare come religione razionale la funzione della religione nella promozione della moralità è diventata fondamentale. Il suo compito adesso non è più inteso da Hegel come mero aiuto alla promozione della pura coscienza morale (90,19-25). Al contrario l’effetto che la religione deve esercitare sugli uomini viene da lui definito come ‘potente’ ed ‘indispensabile’:
“La religione popolare si distingue dalla religione privata soprattutto in quanto il suo scopo, agendo potentemente sulla fantasia e sul cuore, è di infondere nell’anima in gene¬rale la forza e l’entusiasmo, - dunque lo spi¬rito che è indispensabile alla virtù grande e sublime” (trad. mia). 
“VolksReligion unterscheidet sich von pri¬vatReligion vornehmlich dadurch, daß der Zwek jener ist, indem sie mächtig auf Einbildungskraft und Herz wirkt, der Seele überhaupt die Kraft und den Enthusiasmus - den Geist einzuhauchen, der zur grossen zur erhabenen Tugend unentbehrlich ist” (GW 1, 102, 10-13). 

Un confronto tra questo passo, nel quale Hegel definisce la nuova concezione della religione popolare, con il passo già menzionato “Il mio intento [...]”, contenente la definizione della sua prima concezione della religione popolare, mostra dunque che nel frattempo si è verificato un gran cambiamento nello svi¬luppo della problematica filosofico-religiosa dello Stiftler. Causa di ciò è stata indubbiamente la ricezione della Religionsschrift. Tramite questo scritto Hegel ha recepito l’ideale della religione razionale come della vera forma di religione come anche l’altro ideale, connesso al primo, della fondazione di una società etica universale come ‘chiesa invisibile’, ‘regno di dio’ tra gli uomini. 
Nella formulazione di questo duplice ideale culmina lo sviluppo delle riflessioni filosofico-religiose del giovane Hegel, il cui punto di partenza è da cercare nel testo 12. In tale ideale viene anche fornita una prima soluzione completa alla questione, espressa nel testo 12, circa il ‘salvataggio’ della religione in una società illuminata.(12)
Si tratta a tal proposito di una soluzione da definire come ‘prima’, ma non come ‘definitiva’ perché Hegel nel periodo di Jena, in particolare per lo meno dal momento della stesura del frammento Fortsetzung des Systems der Sittlichkeit (1802/1805), sarà dell’opinione che solo la filosofia possa assolvere al compito della promozione della moralità in un popolo illuminato. Questa sarà la sua soluzione definitiva della questione relativa al salvataggio della religione. In una nazione illuminata la religione può essere ‘salvata’ e superata (nel senso di ‘aufgehoben’) soltanto come filosofia. Ovviamente si tratta di una filosofia che è anche religione, in quanto essa consiste in un sistema assoluto dal quale gli uomini possono ricevere delle direttive chiare per il comportamento morale. 
Paragonata alla filosofia come soluzione ‘definitiva’ allora la concezione della religione come religione razionale appare come la ‘prima’ soluzione della problematica del salvataggio della religione in una nazione illuminata.(13)

NOTE

1) Cfr. Briefe, vol. 1, p. 16 e 23.[3] 

2) A questo proposito egli parla di una “[...] più grande applicabilità a concetti utilizzabili più generalmente” dei concetti della ragione teoretica (cfr. Briefe, vol. 1, p. 16).[4] 

3) Qui non si tratta per Hegel della domanda teoretica circa il tipo di religione che sia quella vera: ciò lo ha già imparato da Kant; si tratta piuttosto della domanda pratica circa l’istitu¬zione ([5]) della religione razionale come la vera religione del popolo. 

4) Cfr. anche Fichte, Offenbarungsschrift, p. 19,21: “La suprema eticità [...]”.[6] 

5) Tali espressioni si trovano comunque anche in Fichte, il quale le ha recepite dalla Critica della ragion pratica (in Fichte vedi per l’espressione [7] p. 30; per p. 34; per p. 67). 

6) “In una religione popolare è della più grande importanza che la fantasia e il cuore non re¬stino insoddisfatti” (GW 1, p. 101,25-26).[8] 

7) Sul ritorno di questa espressione cfr. testo 16, p. 90,9: “[...] il tessuto delle sensazioni umane [...]”.[9] 

8) La religione, secondo la concezione di Hegel, “[...] si estende a tutti i rami delle inclina¬zioni umane (senza che l’anima ne sia cosciente), ed agisce dappertutto - ma solo imme¬diatamente [...]” (GW 1, p. 90,13-15).[10] 

9) Si veda la p. 86 di questo lavoro.[11] 

10) È senza dubbio questo ideale a formare da questo momento [12] () per la quale si volevano impegnare i tre compagni dello Stift (cfr. la lettera di Schelling a Hegel del gennaio 1796, in: Briefe, Vol. 1, p. 35: “Infatti penso di poter pre¬tendere da te che tu aderisca anche pubblicamente alla buona causa”). 

11) ’Seconda’ se si vuol considerare la concezione della religione come cosa del cuore, la quale è però più da considerare una tappa che non una vera e propria soluzione. 

 

 
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