MENU
11. Leibniz e la metafisica del migliore dei mondi possibili

11. Leibniz e la metafisica del migliore dei mondi possibili

*

STORIA DELLA FILOSOFIA
 (per tutti)

11. Leibniz: la metafisica del migliore dei mondi possibili

a cura di

Domenico Andreozzi

*

Gentile Lettrice, Gentile lettore, qui sotto troverai nell’ordine:

1. Il testo come libro sfogliabile qui;

2. Il testo relativo al tema della pagina, che potrai leggere qui sulla piattaforma in tutte le lingue del mondo, cliccando sulla lingua scelta nelle opzioni offerte dal traduttore automatico google qui a sinistra;

3. I file audio e video relativi alle lezioni da me tenute su tale testo (incl. relative discussioni con i partecipanti ai corsi);

4. Il testo scricabile come pdf;

Infine, Ti auguro una lettura interessante e proficua e resto a tua disposizione per qualsiasi richiesta d’informazioni tramite il modulo contatti della piattaforma.

Domenico Andreozzi (autore del testo di questa pagina).

*

Testo sfogliabile
(qui)

*

Testo originario traducibile
(leggi qui di seguito)

*

Domenico Andreozzi

Logica e metafisica nel pensiero di G.W.Leibniz

*

Partiamo da un presupposto molto importante: Leibniz è un filosofo complesso; un filosofo che può nascondere diverse e ostiche difficoltà.

Con queste parole non sto dicendo che Leibniz è un filosofo incomprensibile; anzi, è una figura molto interessante, che ha dato un grande contributo nella storia della filosofia. Infatti il filosofo tedesco viene ricordato come un pensatore che ha toccato diversi punti del sapere. Però è giusto andare con ordine per non cadere in complicati fraintendimenti.

Tutto ha una ragione…

Leibniz ha speso tutta la sua vita, sin da giovane, nel cercare una ragione a tutto. Ha cercato di giustificare ogni singolo aspetto della realtà, affrontando tematiche appartenenti ad altri ambiti del sapere. Infatti questo tutto comprende l’intero sapere. È bene sottolineare che Leibniz è un filosofo che ha bisogno di tanta pazienza per essere assorbito. Sono tanti gli aspetti su cui riflettere. 

Innanzitutto, è importante dire che la logica e la metafisica in Leibniz non sono separate: sono un unico blocco. Non si può parlare dell’una senza l’altra. Nonostante le difficoltà, Leibniz riuscì a tenerle unite. Dimostrò che la conoscenza della realtà non è un fatto solamente di carattere gnoseologico, ma è anche una questione sia logica che metafisica. 
Per logica non s’intende solo l’analisi fredda della struttura di una proposizione, ma è qualcosa che ha a che fare con l’intera architettura del pensiero. 

Prima di entrare nel vivo del problema, è giusto premettere che c’è un aspetto di fondo da non trascurare. Gli scritti di Leibniz sono molti e alcuni, per certi versi, sono stati pubblicati solamente dopo la sua morte. È chiaro che ci sono delle difficoltà nel ricostruire un quadro generale del suo pensiero. Però può sembrare complicato, ma come vedremo, non è così.

Il metodo

Il primo punto da analizzare è il metodo. Ogni filosofo necessita di un metodo. Sia chiaro: quando parliamo di metodo in Leibniz non si fa altro che sottolineare l’idea che ha della filosofia. Egli parte da un punto molto preciso: la ricerca  dell’unità. 

Un altro aspetto da chiarire è che Leibniz non si focalizzò solo sulla struttura del linguaggio. Egli mise in risalto la ragione (ratio) che lega l’intera struttura del linguaggio. Scoprire la ragione di una proposizione lo portava gradualmente, seguendo dei passaggi logici precisi, verso il fondamento di tutto: il fondamento della realtà. 

La ricerca del fondamento

Per Leibniz il fondamento è Dio, cioè, definito da lui, ratio ultima rerum (ragione ultima delle cose). Anche quest’ultimo concetto necessita un chiarimento. Quando si parla di Dio in Leibniz non si fa riferimento solo al Dio cristiano, ma ha a che fare con la filosofia e con la religione, pur mantenendo - ed ecco il punto di svolta - il rapporto tra logica e metafisica. Inoltre, conoscendo il fondamento si comprende la “fragilità metafisica” dell’essere umano. Quest’ultimo punto è fondamentale per capire bene la questione del male.

Particolare  e Universale 
Se posso permettermi questa metafora, la filosofia di Leibniz è paragonabile, o può essere paragonata, al gioco del ping pong: si passa da principi universali per giungere alla conoscenza del particolare; si parte dal particolare per cogliere i principi universali. 

Nel 1686, all’età di quarant’anni, Leibniz scrisse il ‘Discorso di metafisica’. Il titolo del suo scritto è il frutto di un dialogo acceso che ebbe con il teologo francese Antoine Arnauld. Nello scritto del 1686 Leibniz cercò di mettere ordine ai suoi studi e alle sue cervellotiche ricerche su temi principalmente logici e metafisici. In quel preciso scritto Leibniz compì un passaggio fondamentale: passò dal concetto di forma sostanziale al concetto di sostanza individuale. 
È bene ricordare che questo passaggio fu la spinta di ulteriori ricerche che portarono Leibniz, sin dal 1695, a parlare del concetto di monade.

La monade

Dalla sostanza individuale, e poi dalla monade, Leibniz arrivò a parlare ancora una volta di Dio, come Ens Necessarium: il fondamento di tutto, la ragione di tutto. Inoltre, per Leibniz, la ragione diventò il collante che tenne unite la metafisica e la logica. 

La filosofia di Lebniz come un puzzle

Logica e metafisica furono gli estremi del suo pensiero; entrambe non potevano stare da sole, come ho detto sopra. Infatti, per il filosofo tedesco tutto deve avere un fondamento. Leibniz dimostrò che bisognava capire questa ragion sufficiente per iniziare a discutere di filosofia. 

In conclusione, posso dire che la filosofia di Leibniz può essere definita un puzzle e ogni singolo pezzo del puzzle viene logicamente messo al suo posto. 

Secondo le mie possibilità, ho cercato di sintetizzare solo una parte del suo immenso pensiero. C’è ancora tanto da chiarire; ci sono ancora tanti punti su cui riflettere. Nel frattempo, come diceva Leibniz, calculemus (ragioniamo).

*

La monade

“La Monade, di cui parleremo qui, è una sostanza semplice che entra nei composti; semplice, ossia senza parti.”

Con queste parole Leibniz apre la sua Monadologia, opera scritta prima della sua morte, pubblicata anche sia in lingua tedesca che in lingua latina post mortem. 

L’opera di Leibniz si va a collocare in quegli scritti della maturità che segneranno buona parte del suo pensiero. Lo scritto è breve e all’apparenza non nasconde insidie; in realtà, la Monadologia è uno scritto molto complesso. 

Partiamo subito dalla nozione di monade. Il termine semplice che designa la monade non consente una buona comprensione, poiché può sembrare vago. Per Leibniz, semplice significa senza parti; la monade viene presa nella sua interezza. Il composto, invece, non è altro che un aggregato (aggregatum) di sostanze semplici. Anche in questo caso, Leibniz non risolve il problema; anzi, lo amplifica e lo complica. Però è giusto dare le dovute spiegazioni. 

Per Leibniz la monade è fondamentale in tutti i sensi. La monade è quel fondamento vitale che dà vita, appunto, a tutto ciò che ci circonda. La semplicità della monade sta, infatti, nella sua unità. Le monadi sono i veri elementi delle cose. Si nota subito che le difficoltà non mancano, e sintetizzare questo problema è davvero complicato. 

È bene ricordare che la monade non è niente di statico: la monade è qualcosa di dinamico, che appartiene alla Natura delle cose. Non si può parlare nemmeno di essenza: le monadi sono i principi vitali e ideali del mondo. Come se Leibniz volesse avvicinare l’ideale con il reale, senza lasciare niente dell’uno e dell’altro. È vero che si rifà a Platone, o meglio, ad un certo platonismo imbevuto di neoplatonismo, ma, a mio parere, va avanti. 

Leibniz capisce che le monadi hanno qualità specifiche: di conseguenza, sono l’una diversa dall’altra. Due monadi non sono perfettamente uguali (PRINCIPIO DEGLI INDISCERNIBILI).

Il migliore dei mondi possibili

Tuttavia, come si sposa il problema della monade con il tanto discusso problema del mondo come “il migliore dei mondi possibili”? Da questo quesito sorge la domanda sul fondamento. Per dirla brevemente, nei paragrafi successivi della Monadologia Leibniz sostiene che il fondamento Reale (non è un caso Reale con r maiuscola) è Dio. 

Inoltre, è chiaro che il Dio di Leibniz può aver a che fare con il Dio del Cristianesimo; in realtà, il Dio, di cui parla Leibniz, è Dio filosofico. 

Leibniz sostiene che questo mondo è il migliore dei mondi possibili. Perché? È importante spiegare il termine migliore, seguendo il ragionamento del filosofo tedesco. Leibniz afferma che Dio ha scelto questo mondo come il migliore dei mondi possibili, poiché c’è un giusto bilanciamento tra i beni e i mali. Dio sceglie questo mondo anziché un altro perché c’è una ragion sufficiente intrinsecamente legata a questo mondo. Come se Dio scegliesse tra tutti i mondi, appunto, possibili, secondo il principio del meglio o di convenienza, il mondo in cui viviamo. Per Leibniz, quindi, Dio non è una semplice macchina che mette in moto il mondo, senza dare ulteriori spiegazioni. Il mondo è qualcosa di vivo e di dinamico; ecco perché le monadi.

Leibniz cerca di tenere uniti i concetti di monade, Dio e mondo, tentando di risolvere le diverse problematiche che ruotano intorno a questi concetti. Infatti, il mondo non può essere analizzato con la sola meccanica. Per il filosofo tedesco anche le leggi della meccanica presuppongono la conoscenza della metafisica: quindi anche la fisica non è separata dalla metafisica. 

Tuttavia, lo studio della monade porta inevitabilmente a parlare del mondo come il migliore dei mondi possibili, e di Dio, come fondamento del Reale. 

In conclusione, possiamo dire che la monade è lo specchio dell’universo vivente, come la definisce Leibniz. Uno specchio che riflette l’universo intero in tutte le sue particolari sfaccettature. 

Però, la domanda che può sorgere è la seguente: come si giustifica il male nel mondo, se questo mondo è il migliore dei mondi possibili?

A tal proposito, credo fermamente che Leibniz sia un filosofo inesauribile. Nono-stante le difficoltà, Leibniz è un filosofo che cattura ancora l’attenzione di tutti; e credo che Leibniz sia uno di quei grandi filosofi che ha fatto della logica e della metafisica le colonne portanti della sua vita, cercando di risolvere svariati problemi. Ecco perché ho scelto Leibniz come il mio caro compagno di viaggio nel grande mondo della filosofia.

*

Lettura di parte della Monadologia

1. "La Monade, di cui parleremo in questa sede, non è altro che una semplice sostanza, che entra in composti; semplice, cioè senza parti (Théod., § 10 )."

2.  "E ci devono essere sostanze semplici, poiché ci sono composti; poiché il composto non è altro che un cumulo o un aggregato di semplici."

3.  "Ora, dove non ci sono parti, non c’è possibile misura, figura, o divisibilità. E queste Monadi sono i veri Atomi della Natura e in una parola gli Elementi delle cose."

4.  "Non c’è nemmeno da temere la dissoluzione, e non c’è modo immaginabile che una semplice sostanza possa perire naturalmente (§ 89)."

5.  "Per la stessa ragione non c’è modo che una semplice sostanza possa iniziare in modo naturale, poiché non può essere formata dalla composizione."

6.  "Così si può dire che le Monadi non possono iniziare, né terminare, che all’improvviso, cioè possono iniziare solo con la creazione e finire solo con l’annientamento; invece, ciò che è composto, inizia o finisce in parti."

7.  "Non c’è nemmeno modo di spiegare come una Monade possa essere alterata o modificata al suo interno da qualche altra creatura, poiché nulla può essere trasposto in essa, né può essere concepito in essa alcun movimento interno che possa essere eccitato, diretto, aumentato o diminuito in essa; come è possibile nei composti, dove ci sono cambiamenti tra le parti. Le monadi non hanno finestre attraverso le quali tutto possa entrare o uscire. Gli incidenti non possono staccarsi, né uscire dalle sostanze, come facevano le specie sensibili delle Scolastiche. In questo modo né la sostanza né l’incidente possono entrare in una monade dall’esterno."

*

Audio, Video e Testo scaricabile
(qui sotto)

*
 

 

Video

LEZIONE 1

Domenico Andreozzi spiega la filosofia metafisica di G.W. Leibniz (1)

LEZIONE 2

Domenico Andreozzi spiega la filosofia metafisica di G.W. Leibniz (2)

LEZIONE 3

Domenico Andreozzi spiega la filosofia metafisica di G.W. Leibniz (3)
 
Info
Stampa
1348 visite