MENU
2022(7b): Senso della Memoria e Memoria del Senso

2022(7b): Senso della Memoria e Memoria del Senso

 

*

2022(7b)

Senso della Memoria e Memoria del Senso
Come insegnare la storia ai giovani sull’esempio della Resistenza

*

INTRODUZIONE

Una difficoltà che incontrano spesso i giovani a scuola nell’apprendimento è la mancata comprensione del perché sia importante studiare, non nel senso di prepararsi per fare una carriera, dato che lo studio non ha come fine la carriera pratica, bensì nel senso molto più profondo di comprendere il mondo in cui viviamo. Se si vuole, ci si può esprimere così, che studiando ci si prepara per la ‘carriera di esseri umani’, ossia ci si forma come persone che hanno un’idea fondata del mondo e del senso dell’esistenza umana nel mondo. Questa è l’unica carriera che occorra veramente fare, per vivere una vita piena e degna di essere vissuta. 
Ogni insegnante dovrebbe pertanto, anzitutto, spiegare il ‘senso’ della propria disciplina e poi il contenuto della medesima. Bisogna far nascere nei giovani insomma il desiderio d’imparare, cosa questa che è, a dire il vero, innata nell’essere umano, il bambino infatti chiede sempre “perché?”, ma in età giovanile spesso tale bisogno innato viene oscurato da stimoli artificiali e falsi bisogni indotti dalla società, i quali allontanano i giovani da questo vero e proprio bisogno fondamentale dell’essere umano, dunque dal sapere.
Vorrei sviluppare qui qualche riflessione su come presentare il senso dello studio della storia, prendendo come spunto la riflessione sulla Resistenza. 

 

LA MEMORIA

Un aspetto fondamentale della seconda guerra mondiale e del fascismo-nazismo fu la Resistenza. Pochi sanno che anche in Germania ci furono vari tentativi di Resistenza al nazismo, per es. quello della Rosa Bianca, un gruppo di giovani studenti di Monaco di Baviera, che purtroppo non riuscirono nell’intento, giacché le SS erano organizzatissime e finanziatissime (anche da capitali americani, cosa che pochissimi sanno, perché la propaganda americana postbellica ha cercato di collocare tutta la colpa dalla parte dei tedeschi, ma non fu proprio così). Hitler riuscì, a volte soltanto per pochissimi centimetri o secondi, a scampare a circa 60 attentati, messi in atto da tedeschi. Purtroppo quei giovani studenti di Monaco, coraggiosi e portatori in sé della Germania futura, furono condannati alla pena capitale come tanti altri resistenti tedeschi. 
Non ci furono quindi soltanto tedeschi che appoggiarono Hitler, ma anche tedeschi che diedero la vita per evitare la catastrofe come anche tedeschi che nascosero e salvarono ebrei. Del resto, occorre anche dire che non ci furono solo italiani partigiani, ma anche collaborazionisti e coloro che tradirono connazionali di origine ebrea. Tutto ciò va detto e insegnato, perché la storia non è mai a senso unico. Come va detto e insegnato che inglesi e americani, se avessero veramente voluto, avrebbero potuto far fuori Hitler ben prima e non, invece, farci affari, contribuendo, insieme ai capitalisti tedeschi e ai rifugiati della nobiltà russa, a farlo diventare da piccolo, insignificante tirannuccio di provincia, un despota ricco e potente, capace di fornirsi di un proprio esercito personale, le SS, arruolando i peggiori elementi della Germania. Tutto cò non sarebbe mai potuto accadere senza anche i capitali americani (per es. di Henry Ford, che fu il principale ispiratore e tra i principali finanziatori e sostenitori di Hitler) e senza il loro tacito assenso, almeno fino a un certo punto. 
La Resistenza italiana e quella tedesca furono due resistenze diverse, eppure accomunate da un unico comune scopo: evitare il male assoluto. 

 

IL SENSO

Riflettendo sulla storia del nazismo e della seconda guerra mondiale in generale, occorre farne emergere il senso, ossia il risultato storico positivo di quegli eventi. La storia procede così che dal male vien fuori il bene e ciò rende possibile il progresso storico (altrimenti saremmo ancora all’età della pietra). Questa è la dialettica storica. 
Per quanto possa sembrare disumano pensare che il Bene, per affermarsi, presupponga il male, purtroppo nella storia è stato così. Non è però detto che debba essere anche in futuro così. Se impariamo dalla storia, ossia per es. questa sua dialettica storica, potremmo un giorno grazie a tale nostra consapevolezza lasciar emergere il Bene da se stesso, dal pensiero del Bene, quindi dalla filosofia, non dal male e dal terreno dello scontro storico. Anzi dobbiamo proprio tendere a tale autocoscienza per evitare che in futuro il Bene debba aver bisogno del male per affermarsi. Potremmo anche dire che la vera e propria storia inizierà quando gli uomini saranno in grado di partorire il Bene dal pensiero del Bene e non avranno bisogno del male storico per elaborare il Bene. Se sarà così, allora gli esseri umani che vivranno in quell’epoca considereranno noi come esseri umani ancora preistorici, e non avrebbero tutti i torti. La vera e propria storia presuppone, infatti, la completa e dispiegata autocoscienza dell’uomo e oggi purtroppo tale autocoscienza non è per nulla dispiegata, al contrario si agisce sulla base d’interessi particolari ed egoistici e non di principi universalmente validi, ossia quindi di un’autocoscienza pienamente dispiegata.
Occorre pertanto sensibilizzare i giovani a riflettere sul senso dello studio della storia e quindi della memoria, che è non solo nel far sì che quegli eventi tragici non si ripetano più, ma anche nel saper individuare e apprezzare quel che gli uomini furono capaci di ricavare come ‘Bene’ da quegli eventi tragici, ossia dal male. 
Possiamo individuare tale ‘Bene’ anzitutto nella formulazione politica dei diritti umani, come la troviamo espressa nella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” del  1948. Essa rappresenta la base di tutti i nostri ragionamenti politici attuali sui diritti umani. La “Dichiarazione” probabilmente non sarebbe mai stata formulata, se non ci fossero stati quegli eventi, in cui evidentemente i diritti umani e la dignità dell’uomo furono calpestati nel modo peggiore possibile. Se oggi noi parliamo di diritti umani, è perché abbiamo imparato da quella lezione, dalla memoria di quei fatti. 
La base concettuale della “Dichiarazione” del 1948 è sicuramente costituita dal pensiero filosofico moderno (Locke, Rousseau, Kant, Hegel per es.). Nei testi di questi autori si trova, infatti, l’autocoscienza completamente dispiegata del Bene, seppur in modo diverso, giacché appartenenti a differenti periodi storici e culture. 
L’altro ‘Bene’ venuto fuori dalla memoria, quindi l’altro senso della medesima, è il processo di unificazione europea. 
Occorre riscoprire il senso umano dell’Europa, ossia il fatto che nazioni, che nella storia prima del 1945 si erano costantemente fatte in vario modo la guerra, si siano poi dopo tale data incamminate in un processo di progressiva cooperazione e unificazione. Si tratta di una rivoluzione storica di portata non solo europea, ma mondiale. Oggi, infatti, si stanno creando movimenti di unificazione anche in altri continenti, per es. in Africa, quindi l’Unione Europea sta diventando il modello di convivenza e collaborazione pacifica tra popoli diversi, abitanti uno spazio comune. 
Il riferimento filosofico fondamentale di tale processo è Immanuel Kant, che nel 1795 pubblicò il testo fondamentale del cosmopolitismo, lo scritto sulla Pace perpetua. Altiero Spinelli, che nel 1941 pubblicò insieme ad alcuni compagni socialisti il Manifesto di Ventotene,  la base teorica dell’avvio del processo di unificazione europea, s’ispirò principalmente proprio a Kant. 

 

CONCLUSIONE

Mettendo insieme memoria storica e senso filosofico degli eventi, possiamo insegnare ai giovani a capire in profondità sia la storia sia anche il presente, che ne è al contempo il risultato e il senso. In tal modo lo studio della storia acquista un senso, un significato, un valore per noi nel presente. Se capiamo la dialettica storica, ossia come il Bene si sia fatto strada nel tempo sconfiggendo il male, possiamo poi applicare tale principio al mondo del presente, alla nostra storia attuale, e quindi capire come far nascere il Bene dal male attuale. Così la storia sarà veramente ‘magistra vitae’, la maestra della nostra vita.


 

 
Info
Print
56 hits