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2022(7a)UNA FILOSOFIA PER IL FUTURO: Piattaforma Filosofica Cosmopolitica come fondamento di uno Sta

2022(7a)UNA FILOSOFIA PER IL FUTURO: Piattaforma Filosofica Cosmopolitica come fondamento di uno Sta

 

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2022(7a)
( pubblicazione aggiornata mensilmente)
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UNA FILOSOFIA PER IL FUTURO
Piattaforma Filosofica Cosmopolitica
come fondamento di uno Stato Mondiale
A cura di
Marco de Angelis
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Scopo di Philosophy for Future (PfF)
Scopo di questa piattaforma è sostenere in modo scientifico e filosofico il movimento Fridays for Future come anche tutti i futuri movimenti che già sono attivi o ancora nasceranno per contrastare la crisi ambientale in atto come anche, in linea generale, per promuovere una vita dignitosa di ogni essere umano sul pianeta Terra, indipendentemente dal casuale luogo di nascita.
Poiché tale crisi non è dovuta soltanto a questione tecnologiche e fisiche, ma ha origine in una visione del mondo, dell’uomo e della società che privilegia l’aspetto quantitativo e materialistico della vita rispetto al suo aspetto qualitativo e spiritualistico, non basta un approccio scientifico nel senso delle scienze naturali per trovare una soluzione, ma ci vuole un vero e proprio cambiamento filosofico nei principi che governano la vita dell’essere umano sul pianeta Terra.
Per usare la fortunata espressione coniata qualche tempo fa da Thomas Kuhn nel suo famoso testo La struttura delle rivoluzioni scientifiche, ci vuole un ‘cambiamento di paradigma’.
Il paradigma, il Principio fondamentale che ispira la nostra società ormai a livello planetario, è quello della crescita (economica, tecnologica, demografica ecc. ecc.). Tale paradigma che si diffonde in modo esponenziale almeno da 250-300 anni, ha consentito indubbiamente di raggiungere risultati elevati come benessere in alcune regioni del globo, ma a un prezzo altissimo. Già soltanto le due guerre mondiali con la loro portata di morte e distruzione sono sicuramente da imputare a una volontà imperialistica, appunto di crescita, di espansione, delle società industriali, le quali si sono fatte la guerra soltanto per stabilire chi doveva dominare e quindi espandersi, crescere di più. Le guerre mondiali non sono state causate da cattivi dittatori, ma da Stati nazionali ingordi che si sono scontrati per il dominio del mondo, necessario per garantire loro la crescita e l’espansione. Anche senza quei dittatori, la seconda guerra mondiale per es. ci sarebbe stata ugualmente. In gioco era stabilire chi dovesse comandare nel mondo, e in effetti oggi sappiamo anche chi ha vinto e chi comanda nel mondo. Soltanto la bomba atomica, quindi l’insicurezza di vincere, ha impedito una terza guerra mondiale, che comunque come possibilità latente è sempre minacciosamente presente. Gli Stati nazionali, infatt,i sono ampiamente militarizzati e pronti all’evenienza, anche se per fortuna al momento la cooperazione, per quanto spesso malvoluta e aleatoria, comunque ancora prevale rispetto alla spietata legge della soppressione del concorrente in tale folle corsa verso la crescita e l’espansione.
Ma non sono soltanto gli elevatissimi costi umani delle guerre mondiali come anche la paura che ciò si possa ripetere a gettare un’ombra scura sul paradigma della crescita a ogni prezzo che finora ci ha governati. La crisi ambientale appare oggi una minaccia almeno tanto grave. Per la prima volta nella storia l’essere umano vede ritorcersi contro di sé quelle stesse forze e risorse che invece gli assicurano la vita sul pianeta, come ha ben chiarito lo storico inglese nella sua fondamentale opera Il Racconto dell’Uomo (v. sotto).
Infine, gli scenari di guerra locali in diverse regioni del mondo, lo sfruttamento di manodopera infantile e anche adulta senza il rispetto di quei diritti fondamentali pur sanciti dalla Dichiarazione del 1948,  come anche il problema della morte per fame e per malattia in tante regioni della Terra mentre altre regioni invece vivono nel lusso e nello spreco che poi a loro volta causano devastazioni ambientali le quali vanno a colpire spesso proprio quelle regioni che di tale crescita invece non hanno alcun beneficio, tutto ciò mostra in modo inconfutabile che il paradigma, il dogma della crescita ha avuto e sta avendo dei costi elevatissimi.
Per questo motivo, la protesta che giustamente si eleva oggi per contrastare la crisi ambientale, anche in quelle regioni che tale crisi hanno primariamente causato, non è e non può essere solo risolta con pur necessari espedienti come la green economy, che lascino però inalterato il principio stesso che è la fonte di tutti i problemi che l’umanità ha vissuto in questi ultimi due o tre secoli, ossia il principio della crescita illimitata e incontrollata. Pensare di risolvere il problema senza modificare il principio che ne è la causa è una pura illusione, serve soltanto a mettere a posto la coscienza, non a risolvere veramente il problema. Non si tratta, infatti, di un problema meramente economico o tecnologico, che si possa risolvere con una modifica al modo di produrre, ma di un problema filosofico, d’impostazione della vita dell’umanità sul pianeta Terra. Non comprendere ciò e andare avanti come se nulla fosse, come se non fosse venuto il momento storico del ‘cambiamento di paradigma’ significa solo perdere altro tempo prezioso e ciò potrebbe poi risultare fatale ai fini di una soluzione efficace del problema ambientale.
Di ciò ne era già pienamente consapevole lo storico e politico britannico Arnold Joseph Toynbee, il quale già nel 1976 in uno dei suoi libri più belli, “Il racconto dell’Uomo”,  scriveva:
"Nell’arco di questi due ultimi secoli l’Uomo ha accresciuto la propria potenza materiale a un grado tale da divenire una minaccia per la sopravvivenza della biosfera, ma non ha sviluppato di pari passo le proprie possibilità spirituali;anzi, lo iato tra queste e la sua potenza materiale è andato di conseguenza ampliandosi. Questa discrepanza è motivo di perturbazione, perché solo uno sviluppo delle potenzialità spirituali dell’Uomo è ormai l’unico mutamento concepibile nella costituzione della biosfera che può proteggere la biosfera stessa, e l’Uomo con essa, dalla distruzione a causa di un’avidità che è oggi armata della forza necessaria per sconfiggere i suoi stessi fini."
(da: “Il racconto dell’Uomo. Cronaca dell’incontro del genere umano con la Madre Terra”, Milano 1987, p. 582)
Toynbee, inoltre, ha anche indicato la meta cui lo "sviluppo delle potenzialità spirituali dell’Uomo" dovrebbe tendere:
"L’attuale insieme globale di stati sovrani locali non è in grado di conservare la pace, né in grado di salvare la biosfera dall’inquinamento provocato dall’Uomo o di conservarne le risorse naturali non ricostituibili. L’anarchia universale, sul piano politico, non può durare più a lungo in un’Ecumene che peraltro si è già trasformata in unità dal punto di vista tecnologico ed economico. Quella che negli ultimi 5000 anni si è rivelata indispensabile, e negli ultimi cento anni è risultata fattibile sul piano tecnologico, ma non ancora su quello politico, è la costituzione di un corpo politico universale, costituito da cellule delle dimensioni delle comunità di villaggio neolitiche - una dimensione entro la quale i membri possano conoscersi personalmente, e nel contempo ciascuno di essi possa essere anche cittadino di uno stato mondiale." (ibidem, p. 600)
È quindi soltanto con una nuova spiritualità,  una nuova impostazione filosofica, una nuova visione del mondo, dell’uomo e della società, quindi con un nuovo paradigma, che possiamo contrastare la crisi ambientale, che non è crisi della natura, ma crisi dell’Uomo e del mondo in cui questi si rapporta alla natura.
Non si tratta di rinunciare alla crescita, di optare per una ‘decrescita felice’, come recita il nome di una teoria dello sviluppo che sicuramente ha anche la propria parte di ragione, quanto piuttosto per l’umanità di considerare la crescita da un punto di vista qualititativo e non più soltanto quantitativo, da un punto di vista filosofico-sociale e non più soltanto economico-individuale. Bisogna in sostanza interrogarsi e comprendere non solo i limiti, ma anche e soprattutto il senso della crescita.
Che senso ha, infatti, una crescita smisurata di cui comunque gode soltanto una metà del mondo mentre l’altra metà versa comunque in condizioni d’indigenza e di morte pur evitabili?
Che senso ha la crescita se i paesi ricchi per la loro ingordigia di lusso e spreco rovinano la natura anche di quei paesi che invece s’accontenterebbero di una vita parca e parsimoniosa, ma in armonia con la natura?
Che senso ha la crescita se poi le condizioni naturali risultano compromesse e la qualità e quantità stessa della vita dell’uomo dappertutto, quindi anche negli stessi paesi ricchi, diminuisce?
Senza una profonda riflessione filosofica, che affronti tali domande e trovi delle risposte logiche, razionali e valide per tutta l’umanità, non solo per chi comanda, non vi può essere un futuro vero, serio, umano, ragionevole e razionale.
L’uomo deve prendere in mano il proprio destino, come ha ben scritto Toynbee e lo deve fare in modo globale, non nazionale, quindi l’umanità intera deve farlo, perché ormai le risposte nazionali lasciano il tempo che trovano. Siamo diventati un’umanità globalmente interrelata in una Terra che è nei fatti ormai il ‘villaggio globale’, come ha ben scritto Marhall Mcluhan già nel 1967, un’unità di fatto anche se non ancora di diritto. Che piaccia o no, questa è la dimensione di vita dell’umanità sul pianeta Terra nel terzo millennio ed è secondo tale dimensione che dobbiamo pensare e operare.
La presente piattaforma intende diventare il luogo di tale pensiero e di tale riflessione filosofica sulla crescita, quindi sul futuro e sul destino dell’umanità. Saranno invitati a parteciparvi studiosi, scienziati, filosofi, economisti ecc. come anche studenti e cultori della materia, i quali nelle proprie ricerche abbiano mostrato sensibilità e comprensione per tale problematica. Sicuramente nessuno da solo può avere la ricetta completa, ma da tante ricette singole e parziali può venir fuori quella visione, quel nuovo paradigma che illumini il corso futuro dell’umanità.
La piattaforma ha il compito di  fornire a questi studiosi uno spazio in cui essi abbiano l’opportunità di presentare le proprie idee a un pubblico più ampio. Tale pubblico dovrebbe essere costituito dagli attivisti di movimenti come Fridays-for-Future, che operano quasi in tutto il mondo per l’ambiente, la giustizia, la pace,  ma spesso non hanno le necessarie conoscenze filosofiche e scientifiche riguardanti la problematica di come debba essere fondata la società del futuro.
La piattaforma deve quindi fungere da interfaccia tra studiosi e attivisti. Essa è interattiva, gli attivisti possono quindi entrare in contatto con gli studiosi, fare domande, ecc. - in modo simile ad altri canali di social media tranne che per il fatto che si tratta di un medium filosofico e scientifico. La scienza, nel sen so generale del termine come ’sapere’, entra in comunicazione con gli attivisti. In effetti hanno bisogno l’uno dell’altro. La scienza vuole (e deve, è suo compito) influenzare in modo positivo lo sviluppo della società, anche gli attivisti vogliono partecipare allo sviluppo della società, ma non sempre sanno esattamente come, perché spesso mancano di conoscenze adeguate. 
La piattaforma deve quindi facilitare la comunicazione e la mediazione tra le due parti, tra studiosi e attivisti: il sapere (il razionale, la testa) raggiunge gli attivisti (il reale, la mano), secondo una delle idee fondamentali della filosofia di Hegel, espressa nella famosa frase:
"Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale".
(„Was vernünftig ist, das ist wirklich; und was wirklich ist, das ist vernünftig.“ G.W.F. Hegel, Grundlinien der Philosophie des Rechts, Frankfurt am Main 1972, p. 11, Prima edizione Berlin 1821).
Oggi non è ancora così, poiché i politici e i protagonisti dell’economia non rappresentano ciò che è ragionevole, ma i propri interessi di potere. Questo deve cambiare rapidamente in futuro se vogliamo avere una diversa politica ambientale e una diversa politica di giustizia e di pace: Una piattaforma filosofica può essere di grande sostegno, forse addirittura decisiva!
Tale nuovo corso futuro dovrà essere fortemente voluto e coraggiosamente perseguito da coloro che oggi sentono e domani sentiranno dentro di sé il bisogno di scendere il piazza il venerdì per mostrare al mondo intero, ma  soprattutto a chi lo comanda, che esiste la coscienza chiara e una volontà risoluta di non lasciare che il dogma indiscusso della crescita mieta altre vittime e provochi altre catastrofi naturali fino al punto di non ritorno.
Il futuro appartiene a tutta l’umanità e non soltanto a chi, dopo guerre infernali e fratricide, ne ha preso prepotentemente il comando. Una ‘filosofia per il futuro’, che tutti insieme – intellettuali e attivisti - elaboreremo qui,  potrà guidarci in questo sicuramente difficile, ma quanto mai urgente e soprattutto improcrastinabile compito storico.
(Marco de Angelis, 1° gennaio 2020)
Guida alla Piattaforma
Lo scopo principale della piattaforma è presentare in forma ideale e quindi filosofica il concetto di un’organizzazione politica unitaria dell’umanità, ossia di una società e di uno stato che siano mondiali.
Per raggiungere questo scopo sono state create diverse sezioni ognuna delle quali contiene il concetto,  quindi l’idea in senso platonico,  di una determinata sfera della vita. 
Le varie sezioni sono state raggruppate in tre macro sezioni fondamentali, che rappresentano le tre sfere principali della vita dell’essere umano: la teoretica, l’etica e l’estetica.  
La prima sfera è quella della conoscenza, che abbiamo identificato con  il termine ‘TEORETICA’.  Ogni essere umano, infatti, dispone di un sapere, ampio o limitato che sia, e tale sapere costituisce l’orizzonte entro il quale egli si muove,  organizza la propria vita e gestisce il tempo a sua disposizione.
A tale sfera teoretica della conoscenza corrisponde la categoria filosofica del ‘vero’. Ognuno di noi possiede, infatti, delle conoscenze che considera ‘vere’, indipendentemente dal fatto che se lo siano o meno in senso oggettivo. Ogni essere umano vive nella propria verità, che confronta ogni giorno con quella degli altri e con le esperienze che fa, modificandola più o meno nel corso della vita a seconda della propria disposizione soggettiva, del proprio carattere.
A tale sfera teoretica appartiene anzitutto la filosofia come anche la scienza in generale.  In secondo luogo vi appartiene anche la religione, essendo anch’essa una spiegazione del mondo e quindi una forma di conoscenza,  anche se basata su di un dogma.
Tali conoscenze sono insegnate all’interno dell’università e della scuola,  strutture istituzionali anch’esse appartenenti alla sfera ‘teoretica’ della vita,  poiché al loro interno avviene la trasmissione del sapere e della conoscenza.  
Anche la tecnologia, pur essendo qualcosa di pratico,  è però nella propria essenza conoscenza applicata,  sapere che viene poi utilizzato per costruire qualcosa che serva all’uomo da un punto di vista pratico.
Psicologia e pedagogia, infine, sono poi due discipline di carattere filosofico e scientifico particolarmente importanti,  poiché riguardano direttamente l’uomo e la sua formazione e quindi hanno un influsso rilevante sulla sua vita.
Tutte queste sezioni fanno parte della macrosezione ‘Teoretica’.
La seconda dimensione fondamentale della vita dell’uomo è costituita dall’ETICA, ossia della dimensione sociale nella quale l’essere umano produce e riproduce la propria vita. A tale sfera appartiene per es. la famiglia, in cui avviene la generazione di nuova vita, come anche il mondo del lavoro e dell’economia, in cui si  producono i beni necessari senza i quali non si può vivere e sopravvivere. La società articolata in famiglie, o anche singoli, che contribuiscono con il proprio lavoro alla ricchezza generale è organizzata livello politico da un governo e questa è la dimensione della politica.  Il compito della politica è elaborare e promulgare delle leggi che regolino la convivenza pacifica di cittadini di uno Stato. Questo è l’ambito del diritto.  Il diritto è anzitutto da considerare come diritto umano,  ed è il diritto propriamente detto,  Ma esiste anche un diritto animale,  quindi l’essere umano riconosce dei diritti agli animali per il fatto che soffrono e quindi hanno diritto a che tale sofferenza sia ridotta se non eliminata del tutto.  Ultimamente si sta affermando sempre di più il diritto ambientale,  poiché l’intera natura come tale è retta da un equilibrio, da un ordine che l’essere umano non ha, appunto, il diritto di stravolgere.  In questo senso si parla, quindi, di un diritto ambientale.  Altra sezione di questa sezione ‘etica’ è la finanza, poiché l’economia, quindi il mondo del lavoro, si regge sullo scambio di beni e la moneta, costituisce l’unità di misura degli scambi, cui dunque il mondo della finanza evidentemente si dedica.
La categoria filosofica fondamentale di questa dimensione è quella del ‘Bene’.  Mentre nella ‘teoretica’ lo scopo dell’essere umano è pervenire al vero,  nell’ambito dell’etica, quindi del rapporto interpersonale, ognuno di noi  cerca di  realizzare il ‘bene’,  ciò che è gli sembra giusto, secondo la propria ‘verità’, quindi secondo la propria ‘teoretica’.  
Infine, la terza macrosezione che completa il quadro sintetico delle varie dimen-sioni della vita dell’uomo è l’ESTETICA. Essa è dominata dalla categoria filosofica del ‘Bello’ dunque da quelle attività che inducono nell’uomo uno stato di piacere e di godimento,  una sensazione positiva di partecipazione e di attacca-mento alla vita.
Le sezioni di tale macrosezione estetica sono tante perché infinite sono le possibilità attraverso le quali l’essere umano può vivere il bello.  C’è il bello ar-tistico, quindi le varie arti figurative,  il bello musicale, secondo i vari generi, ma anche la cucina è un’arte, l’arte culinaria,  i cui prodotti evidentemente provocano nell’uomo una sensazione di piacere.
Anche il gioco e lo sport appartengono a tale dimensione del bello perché entrambe le attività inducono in noi sensazioni di piacere.
Queste tre dimensioni, dunque, il sapere nella teoretica, l’agire interpersonale nell’etica e il piacere della vita nell’estetica sono le tre sfere fondamentali della vita dell’uomo, corrispondenti alle tre categorie fondamentali del vero, del bene e del bello che reggono l’intera rete della nostra vita Tutto quel che facciamo ogni giorno cade sotto una o anche più d’una di queste categorie. Se per es. siamo a cena con la persona amata, in quel momento sono attive sia la categoria del bene, nel rapporto interpersonale d’amore, sia la categoria del bello, nel piacere della cena da godere insieme, quando un docente tiene una lezione, in quel momento sono attive la categoria del vero, in quel che dice, e del bene, poiché nel rapporto interpersonale con gli allievi si comporta in modo etico, aiutandoli a capire i contenuti per es. E così via per tutte le azioni della nostra vita.
Al fine di rendere più facilmente identificabili tali sezioni nella homepage abbiamo dato dei colori differenti alle finestrine, cliccando le quali si entra nella sezione corrispondente. In particolare abbiamo scelto il giallo per la teoretica,  il rosso per l’etica e il verde per l’estetica. La scelta di tali colori è puramente casuale. 
Esiste un punto di vista dal quale questi concetti sono presentati: si tratta del punto di vista cosmopolitico.  Come sopra detto, lo scopo di questa piatta-forma è costruire insieme il mondo di domani da un punto di vista filosofico, quindi di armonia, di equilibrio, di serenità, di saggezza, di sapienza. Il termine ‘insieme’ si riferisce a tutta l’umanità, quindi se siamo sette miliardi di essere umani, la filosofia in un modo o nell’altro, ovviamente soprattutto tramite l’organizzazione scolastica, deve pervenire a tutta l’umanità. Non abbiamo al-ternative, non potremo mai gestire un mondo globale se non riusciremo in qual-che modo a rendere un po’ saggi tutti e sette i miliardi di esseri umani.
Tale mondo di domani non può che essere, infatti, un mondo unico unitario di tutta l’umanità, nel quale ovviamente siano rispettate e anzi rivalutate tutte le culture locali, ma all’interno di una dimensione universale e globale, per usare il termine in voga oggi. Pensare di gestire un mondo talmente complesso al di fuori di una dimensione basilare di filosofia, quindi di saggezza, è un’impresa destinata al fallimento. Sono tanti e tali gli interessi individuali, particolaristici, nazionali, e tante e tali le differenze culturali e ideologiche, che sono un’armonizzazione basata sulla saggezza filosofica, sulla sapienza, sull’equilibrio può riuscire a tenere il tutto insieme. Altrimenti il crollo  - con sofferenze indicibili per tutta l’umanità -  è sicuro.
Entrando in ogni sezione, si trova subito una descrizione del concetto di quella sezione, quindi di quella particolare sfera della vita umana. Abbiamo nominato tale parte introduttiva ‘Ingresso’, ovviamente virtuale, per dare proprio l’idea che i concetti iniziali costituiscono l’entrata in tale dimensione della vita umana, la via d’accesso alla comprensione della medesima.  
L’ingresso a ogni sezione è redatto da chi scrive, Marco de Angelis, ideatore della piattaforma e suo gestore. Tutti i testi degli ’Ingressi’ sono protetti da copyright pieno e corrispondono a un libro, un manuale di filosofia, il primo della storia che sia stato pubblicato in internet. Dopo ogni sezione introduttiva, si aprono poi le varie ‘Stanze’, gestite da docenti, ricercatori, studenti o anche solo cultori della disciplina di quella sezione. Ovviamente anche i contenuti delle ’Stanze’ sono coperti da copyright pieno. Ogni testo qui, sia d’ingresso sia di una stanza, può venire citato, ma solo indicandone la fonte, ossia questa piattaforma. 
Il gestore di una stanza, definito ’Autore’ (‘Editor’), può pubblicare in essa le proprie riflessioni in forma preferibilmente di testo, ma anche di file audio o video, nel qual caso un link rinvierà la pubblicazione del medesimo su di una piattaforma esterna come per es. youtube.
In tal modo possono venire da più fonti diverse sia per età (uno studente sarà evidentemente più giovane di un ricercatore e questi di un docente) sia per livello di preparazione ma anche di linguaggio (è presumibile che il linguaggio di uno studente come anche di un giovane ricercatore sia più vicino al linguaggio dei giovani e quindi più comprensibile) ulteriori proposte idonee a costruire il mondo di domani. Tali proposte arricchiranno e approfondiranno le idee gene-rali, indicate nella parte introduttiva alla sezione, ossia nell’ingresso.
All’interno di ogni stanza, l’Autore può pubblicare articoli, saggi,  se ha scritto libri, li può pubblicizzare, insomma ha in linea generale la possibilità di presentare le proprie riflessioni relative a quell’ambito di sapere e quindi fornire un proprio contributo alla costruzione del mondo globale e cosmopolitico di domani.  
La piattaforma è concepita in modo interattivo, non è un sito statico.  Ciò significa che il semplice utente può entrare in contatto con l’autore di un articolo, commentandolo e quindi avviando un dialogo che, a questo punto, possiamo tranquillamente definire filosofico,  per pervenire insieme a una verità magari ulteriore o più precisa e circostanziata, di quanto non fosse nell’articolo stesso.
La possibilità di commentare può essere ovviamente utilizzata anche sol-tanto per chiedere chiarimenti e delucidazioni,  essa è insomma la chiave di volta dell’intera piattaforma: è ciò che la rende ‘viva’.  
La nostra speranza è che dal dialogo Autore-Utente possa risultare un sa-pere condiviso, fondamentale per la costruzione, anch’essa condivisa, del mondo di domani. Tale principio della ‘Condivisione’ lo riteniamo un principio fonda-mentale e la base sia teoretica sia etica del mondo di domani. ‘Globalizzazione’ deve significare in primo luogo ‘Condivisione’ dello spazio Terra che tutti gli esseri umani abitano in un limitato periodo di tempo. Condividere uno spazio comune richiede il ‘Rispetto’ come regola fondamentale di vita. Rispetto dovuto agli esseri attualmente viventi come anche alle generazioni future. Questa piatta-forma persegue lo scopo primario della Condivisione delle idee e si base sul Ri-spetto delle idee altrui, pure nella necessaria discussione, eventualmente anche critica, ma sempre costruttiva, quindi rivolta a un progresso comune della cono-scenza per il bene, condiviso, dell’intera umanità. 
Gli ‘Utenti’ per commentare devono registrarsi, il che può avvenire in modo molto semplice e poco burocratico fornendo semplicemente il proprio nome, cognome e l’indirizzo mail.  Effettuata la registrazione,  l’Utente può commentare qualsiasi articolo in tutte le sezioni.  È ovviamente possibile anche anche visitare la piattaforma senza iscriversi,  in questo caso però non sarà possibile  commentare (utilizzo passivo della piattaforma).  L’Utente registrato sarà informato a ogni pubblicazione di un nuovo contributo, così da essere sempre tenuto al corrente della crescita della piattaforma.
La nostra speranza è che molti attivisti del movimento Fridays for Future si regi-strino e entrino in un proficuo dialogo filosofico non solo con docenti e ricerca-tori,  ma anche con gli stessi studenti che spesso,  nonostante siano giovani,  hanno delle idee potentemente innovative rispetto al mondo di domani. Nei gio-vani è lo stesso mondo di domani che si presenta, che guarda alla vita non come qualcosa che è stato e sta passando, ma qualcosa che deve ancora avvenire e che è infinito. La vita è per il giovane un foglio bianco, sul quale egli deve ancora scrivere. La nostra esperienza di docenti ci ha insegnano che la freschezza delle idee dei giovani spesso non solo rimpiazza il sapere e l’esperienza, che essi ne-cessariamente non possono ancora avere, ma guarda molto più in là di quel che il sapere attuale consolidato abbia già compreso. Nel giovane è la vita stessa che si apre a se stessa, che pensa, immagina, progetta e vuole se stessa, è il mondo di domani che impara a camminare. Questa piattaforma intende dargli la mano e sostenerlo nei suoi primi passi. 
L’idea principale alla base della piattaforma è che soltanto sulla base di uno stu-dio serio, filosofico e scientifico,  ma espresso in modo comprensibile e popolare, come si attiene del resto a una piattaforma virtuale,  il movimento di coloro che oggi hanno iniziato a lottare per un mondo di domani sostenibile e giusto oltre che libero, non debba soltanto protestare contro quegli aspetti della società globale attuale,  che minacciano la loro vita futura,  ma anche informarsi filoso-ficamente,  scientificamente e culturalmente in generale per avere un’idea precisa e fondata dell’alternativa, ossia di come debba essere costituito il mondo di domani in quanto società globale, sostenibile, giusta e libera. 
Senza un’adeguata preparazione filosofica, scientifica e culturale in generale sarà, infatti, molto difficile poi un giorno dar vita ad una società diversa e si rischia di protestare oggi senza raccogliere nulla domani.  Se, invece, prepariamo oggi anzitutto in noi stessi nel nostro spirito, nella nostra mente, se elaboriamo in modo serio e fondato la visione chiara di quel che vogliamo domani, ossia la nostra idea di una società nuova, diversa da quella attuale, addirittura in molti aspetti opposta a essa, saremo allora pronti domani a realizzare questo nostro ideale filosofico e scientifico condiviso, trasformando le istituzioni della società vecchia nel senso nuovo che abbiamo anzitutto elaborato in noi stessi, nel nostro io interiore. 
Se il mondo di oggi è basato su di una concorrenza spietata che annulla qualsiasi condivisione, sulla ricerca di un profitto illimitato, che mette a rischio la sopravvivenza stessa della vita umana sul pianeta, allora dobbiamo elaborare anzitutto in noi stessi, a livello ideale e filosofico l’alternativa a questo mondo, tramite l’elaborazione di una cultura della condivisione e della cooperazione, che allo stesso tempo renda possibile anche l’iniziativa privata, coordinandola però con la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale. 
Da quanto finora detto risulta allora chiaro che le tre dimensioni fondamentali della vita dell’essere umano,  la teoretica, l’etica e l’estetica, che sembrano essere fisse e statiche,  eterne nella loro validità concettuale,  in realtà vivono nel tempo,  in quella dimensione nella quale ogni essere umano si trova necessariamente a vivere, ossia nella storia.
Per questo motivo l’ultima parte della piattaforma è costituita da sezioni che non riguardano contenuti specifici della vita dello spirito, bensì la dimensio-ne del tempo nel quale esso vive.  Sono le dimensioni del passato, del presente e del futuro.  Se non conosciamo il passato,  quindi la storia propriamente detta,  non possiamo in alcun modo capire il presente, ma, se non capiamo il presente, non abbiamo alcuna possibilità di capire verso quale direzione esso tenda e quale sia il senso del suo sviluppo. Di conseguenza neanche capiremo quali debbano essere le nostre azioni, per far sì che questo sviluppo futuro avvenga, se lo riteniamo positivo, oppure non avvenga, se lo riteniamo negativo.
A noi, infatti, come esseri umani liberi, spetta la decisione finale su come agire, anzitutto a livello di comunità politica mondiale che si progetta nel tempo su questa navicella che chiamiamo ‘Terra’.  Ma all’interno di ogni comunità sin-gola, comunale, regionale, nazionale o addirittura continentale che costituisconoe la nostra umanità globale,  ogni essere umano  gode della libertà di progettare nel tempo la propria vita, quella della propria famiglia,  del proprio lavoro e della comunità circoscritta in cui ognuno di noi alla fine vive.  Tale libertà è l’essenza dell’essere umano e ciò che lo caratterizza e lo contraddistingue rispetto a tutti gli altri esseri.  Essa è la sua creatività, l’uomo è capace di creare il mondo di domani, il mondo del futuro nel bene come nel male. Scegliere la via del bene o quella del male sarà soltanto una sua decisione.
La nostra speranza è ovviamente che l’essere umano crei il mondo di domani nel bene e non nel male.  Il senso di questa piattaforma è appunto di fornire nel mo-do migliore possibile gli strumenti intellettuali affinché ciò avvenga.  Il sapere, il vero, quindi la teoretica,  è il fondamento del bene quindi dell’etica.  Soltanto attraverso il sapere, inteso non come una arida somma di nozioni bensì come sapienza, come saggezza, secondo appunto il concetto della filosofia formulato una volta per tutte dai Greci,  quindi l’amore per il sapere e per la verità,  gli es-seri umani possono costruire un mondo globale che realizzi il bene.
Tale bene consiste in una vita libera e dignitosa per tutti, indipendente-mente dal luogo fortuito della nascita. Ciò significa poter avere un’istruzione, un lavoro, una famiglia, ovviamente le libertà civili e i diritti inalienabili, tutti valori che non si stiamo inventando noi, ma sono il frutto della storia della filosofia e saldamente espressi nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948. Eppure oggi non sono per nulla rispettato in tante parti della Terra e, a causa della pro-blemista ambientale, rischiano di non poter essere rispettati un giorno in nessuna parte del pianeta. 
Soltanto una tale vita etica, in cui si realizzi quindi questo bene di una vita dignitosa per ogni essere umano in qualunque angolo della Terra può essere la base per una vita ‘estetica’, quindi per una vita bella, ricca di momenti felici,  di emozioni artistiche, musicali e di tutto ciò che alla fine ci rende soddisfatti e contenti, ognuno secondo le proprie inclinazioni individuali.
Ecco così che quelle tre dimensioni fondamentali, che sembrano statiche, sono invece la vera e propria dinamica della nostra anima, del nostro spirito, sempre teso a cercare il vero, a realizzare il bene e a godere del bello.
Nella speranza che questa piattaforma possa essere d’aiuto affinché ciò sia un giorno possibile per qualsiasi essere umano in qualunque angolo della terra,  vi auguriamo una piacevole lettura e un interessante scambio di idee.
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FilEuropa
Centro Online di Filosofia
Euro-Cosmopolitica
(per tutti)
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FilEuropa è un Centro di Filosofia nel quale si elabora, sulla base della grande tradizione filosofica classica, una concezione filosofica attuale con lo scopo di comprendere la vita di oggi dell’umanità sullo sfondo di un quadro sistematico logico e scientifico oggettivo. L’orientamento di fondo del Centro è in primo luogo europeo, si punta pertanto a elaborare una filosofia in grado anzitutto di accompagnare e sostenere gli Europei nella fondazione dei prossimi Stati Uniti d’Europa o del prossimo Stato Europeo, comunque lo si vorrà poi denominare. In secondo luogo però il Centro ha un’impostazione e un’apertura cosmopolite, per cui l’Europa viene interpretata e vissuta in senso lato, come Comunità votata definitivamente alla pace e a un ampliamento progressivo dei confini fino a comrendere e ad abbracciare, nel vero senso del termine, tutte le altre nazioni e tutti gli altri popoli. L’Europa viene vissuta da noi pertanto già pienamente come Stato Mondiale, comunità umana senza limiti e confini che si aiuta reciprocamente nel migliorare per tutti gli essere umani e viventi il soggiorno sul pianeta Terra. Lo scopo supremo dell’Europa sarà pertanto la sua dissoluzione, quando ormai i confini, proprio grazie al suo insegnamento filosofico, saranno solo un triste ricordo.
Infine, del Centro occorre dire che esso è una comunità filosofica europeista e cosmopolita già viva e attiva, la quale pensa e vive così. Non è pertanto un’istituzione che elabori un progettoda realizzare chissà quando, bensì una comunità vivente che ha già realizzato al proprio interno lo Stato Europeo e Mondiale. L’europeismo e il cosmopolitismo non sono pertanto dalle utopie,  ma realtà spirituali già presenti, che si manifestano in ogni atto del Centro e dei suoi partecipanti. Anche questa piattaforma è già europeismo e cosmopolitismo realizzati. Che poi in questo orizzonte europeista e cosmopolita la filosofia debba essere ’per tutti’, non quindi una disciplina accademica per pochi, ma una riserva ineasuribile di sapienza e saggezza di vita a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, viene da sé.
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CENTRO-HEGEL
Centro Online per lo Studio e l’Insegnamento
della Filosofia dell’Idealismo Assoluto
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Questa è la pagina del Centro Online per lo Studio e l’Insegnamento della Filosofia dell’Idealismo Assoluto. Il Centro ha come scopo l’approfondimento della conoscenza della filosofia di Hegel, con particolare riferimento alla ricostruzione dialettica dello sviluppo del pensiero del filosofo e quindi poi dell’interpretazione sistematica della sua filosofia alla luce di tale sviluppo. Particolare interesse e impegno è riposto nella lettura della storia contemporanea alla luce dei principi dell’idealismo assoluto hegeliano e quindi alla sua realizzazione etico-politica. La filosofia di Hegel non viene, infatti, considerata da noi come qualcosa di superato e di morto, bensì come l’unica fonte possibile di una conoscenza scientificamente e logicamente fondata del tutto Universo-Uomo. È l’unico quadro di riferimento attualmente valido per chi oggi aspiri a una conoscenza totale e non soltanto parziale della vita. 
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TEORETICA
Principio Fondamentale
La teoretica indica la dimensione del sapere, quindi della teoria, che è la dimensione propria dello spirito, quindi nostra, di ogni essere umano. Noi siamo anzitutto pensiero, la nostra attività continua, ininterrotta è pensare. Quando pensiamo in modo cosciente, dunque sempre tranne che durante i sogni, facciamo teoria, non importa se la facciamo ad alto livello, quindi a livello di scienza, o a un livello normale di vita quotidiana, si tratta sempre di teoria. Anche se soltanto dobbiamo capire dove andare a trascorrere le prossime vacanze o cosa cucinare domenica, già questa è ’teoria’, ossia una sequenza di ragionamenti che condurranno poi alla decisione. 
Il dominio proprio della teoretica è però quello della comprensione della vita, quindi del mondo in cui viviamo e del modo migliore per viverci in modo felice o almeno sereno. Nella sfera teoretica l’essere umano è pertanto in rapporto con il tutto dell’esistenza, con il mondo intero pensato come tutto, potremmo anche dire con l’assoluto, per esprimerci in modo filosofico. Se vogliamo esprimerci invece in modo religioso, il rapporto è con Dio. Da un punto di vista invece meramente scientifico-naturalistico, il rapporto è con la materia. In tutti e tre i casi comunque l’essere umano si rivolge nella teoretica alla comprensione del mondo in cui esso si è trovato a vivere, non per propria scelta. 
La teoretica è, insomma, la dimensione fondamentale dell’essere umano, quel che noi siamo nel nostro essere più profondo, nella nostra visione del mondo. 
Essa si può articolare, per comodità in:
- teoretica pura: elaborazione di teorie di spiegazione del mondo (filosofia, religione, scienza sperimentale)
- teoretica applicata: linguaggio, tecnica
- teoretica trasmessa: università, scuola.
In questa piattaforma presenteremo tutte questi ambiti e discuteremo con ricercatori ed esperti come dovrebbero essere strutturati nella futura comunità mondiale cosmopolita.
La teoretica non è però l’unica dimensione della vita dell’essere umano, pur essendone la principale, quella di base. Dalla teoretica nasce il bisogno di unirsi agli altri esseri umani per aiutarsi reciprocamente in quell’impresa che non è per nessuno propriamente facile, ossia la vita. Quest’esigenza deve sottostare a delle modalità di rapporto, che costituiscono l’altra dimensione fondamentale della vita, ossia l’etica. L’etica contiene tutto ciò che riguarda la comunità umana, quindi l’organizzazione politica, giuridica, economica, familiare dell’umanità. È la sfera della vita in cui il rapporto è tra gli esseri umani. 
Anche la sfera etica non esaurisce però l’intera vita umana. Come abbiamo scritto sopra, alla fine anche la stessa teoretica è destinata a individuare un modo di vita tale da consentire all’essere umano la felicità o almeno la serenità, la contentezza. Anche l’etica mira a ciò, proprio perché insieme agli altri esseri umani si può vivere meglio, ci si aiuta a vicenda, si costruisce insieme il mondo dell’uomo, dello spirito. Tale costruzione, che mira quindi al benessere, dà vita a un’altra dimensione, la terza e ultima, quella estetica.
Mentre la dimensione teoretica si muove nell’ambito della ricerca della verità, quella dell’etica invece nella dimensione del bene, l’estetica riguarda il bello, la bellezza della vita, quel che poi ci dona appunto felicità, serenità, contentezza. A tale dimensione appartengono per es. le arti, la musica, la buona cucina, le attività ludiche e sportive, insomma tutto quel che pratichiamo per stare bene, per essere contenti e felici. Ovviamente presupponiamo in ciò il sapere, la teoretica, come anche il bene, l’etica, ma poi ci abbandoniamo a tali belle cose della vita. L’estetica è la dimensione del lasciarsi andare, del godimento della vita. 
A ognuno di questi tre ambiti distinti della vita umana, che sono in un rapporto fondativo l’uno rispetto all’altro (la teoretica fonda l’etica e questa poi dà vita all’estetica), abbiamo attribuito nella piattaforma un colore diverso, che costituisce la cornice delle foto, così da distinguerle anche visivamente nella pagina iniziale, la homepage. Speriamo così di rendere la piattaforma più chiara e fruibile.

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Monismo Dialettico, Evolutivo, Creativo
Principio Fondamentale
La risposta alla domanda sulla ragione come principio di omogeneità tra soggetto e oggetto, uomo e natura, ci conduce direttamente a una concezione monistica del mondo. Tutti i nostri dubbi sulla conoscenza, la verità ecc. dipendono da un punto di vista completamente sbagliato che spesso si adotta nel rapportarsi alla natura e quindi al mondo cosiddetto ‘esterno’, all’oggetto del conoscere. Si tratta del punto di vista dualistico.
Se noi consideriamo, infatti, soggetto ed oggetto, uomo e natura, come due enti diversi ed opposti, l’uno fuori dell’altro, di fronte all’altro, giustapposti, allora effettivamente sorge il problema di come metterli in rapporto, come sia possibile la comprensione dell’oggetto da parte del soggetto, in quanto enti evidentemente eterogenei (materiale la natura, immateriale lo spirito).  Ma se noi consideriamo invece natura ed uomo, oggetto e soggetto nel loro giusto rapporto che è di unità, nel senso che l’uomo viene prodotto dalla natura, il soggetto dall’oggetto che gli preesiste o che comunque da un punto di vista logico ne costituisce il presupposto e da un punto di vista fisico la condizione della sua vita (niente spirito, niente soggetto senza natura e senza oggetto), allora la situazione cambia com-pletamente. Da questo punto di vista ‘superiore’, come lo definisce Hegel nello scritto di Jena sulla Differenza tra i sistemi filosofici di Fichte e di Schelling (p. 83 della traduzione italiana, in Primi Scritti Critici, Milano 1981),  natura e spirito, oggetto e soggetto sono un’unità, la quale è processo, sviluppo, determinato da un progressivo aumento della libertà e della consapevolezza nel passaggio graduale da forme di esistenza più semplice e meccanicamente predeterminate (atomi, molecole, minerali, vegetali) a forme di esistenza più complesse ed autodeterminantesi (animali e poi soprattutto esseri umani).
Quel che esiste è allora soltanto una totalità, l’essere o come la si voglia definire, il monos, l’uno-tutto, che si sviluppa da forme di esistenza necessarie e prive di consapevolezza a forme di esistenza libere e consapevoli. Occorre pertanto ab-bandonare il punto di vista dualistico, che rende problematica la comprensione della conoscenza e della verità, per una visione del mondo monistica, la quale invece ci spiega perché possiamo conoscere e ci indica anche come possiamo farlo nel migliore dei modi.
Secondo l’interpretazione dualistica - e purtroppo comune - del rapporto tra soggetto e oggetto, essi sono opposti l’uno all’altro, per es. l’uomo considera la natura come un oggetto fuori di sé. Questa è l’interpretazione propria per esempio della filosofia di Kant, ma anche in linea generale della nostra cultura quotidiana. In particolare è il modo di considerare il rapporto tra uomo e natura proprio dell’antichità, del medioevo e dell’età moderna anche. Soltanto nell’età contemporanea a partire dalla filosofia di Schelling e di Hegel poi anche con la con-cezione materialistico-dialettica e con l’evoluzionismo di Darwin il monismo comincia a prevalere a livello intellettuale e scientifico. Anche nell’antichità c’erano state concezioni monistiche per esempio Parmenide, Eraclito, Plotino, ma queste erano state soppiantate dalla visione sicuramente dualistica del mondo propria del cristianesimo e delle grandi religioni monoteistiche in generale. Lo stesso dicasi per l’età moderna, in cui alcune filosofie, come quella di Spinoza in particolare, sono state monistiche senza però riuscire a prevalere nella visione del mondo dominante tra gli studiosi e quindi poi per riflesso propria anche della quotidianità e dell’uomo comune.
È, dunque, soltanto con il superamento della filosofia kantiana da parte dell’idealismo classico a cavallo tra ’700 e ’800 che la visione monistica del mondo inizia a diffondersi in ambito filosofico e scientifico, suffragata poi sempre più dai risultati delle scienze empiriche, in particolare dalle teorie evoluzio-nistiche della geologia (Lyell), della biologia (Darwin) e così via. Oggi sappiamo che l’universo è uno, che si sviluppa nel tempo, e che ad un certo punto del suo sviluppo emerge dal suo grembo lo spirito, il pensiero. Sappiamo pertanto che materia e spirito, natura e uomo, per quanto opposti, lo sono all’interno di un’unità, l’universo, di cui essi sono due modi diversi di essere, proprio come hanno sempre sostenuto tutte le teorie monistiche, in particolare poi quella spi-noziana.
Ecco perché nelle hegeliane Lezioni sulla Storia della Filosofia leggiamo quanto presumibilmente il filosofo ha detto a lezione, ossia che non si può far filosofia senza essere spinoziani, dunque senza vedere l’unità alla base della differenza tra materia e spirito.
”Essere spinoziani è l’inizio essenziale del filosofare.”
(Lezioni sulla storia della filosofia, trad. it. Firenze 1981, vol. 3 II, p. 110).
Da un punto di vista monistico quel che determina la diversità tra materia e spirito, oggetto e soggetto è soltanto il diverso grado di quel qualcosa che forma l’identità di entrambi, di quel qualcosa di comune che permette la conoscenza, ossia della ragione. Entrambi, materia e spirito, sono ragione, ma secondo vari gradi sviluppo, contraddistinti da maggiore o minore necessità o libertà, maggiore o minore consapevolezza o inconsapevolezza.
È pertanto superficiale ed erroneo, considerato il livello attuale della conoscenza scientifica del mondo materiale come anche lo sviluppo filosofico post-kantiano, ritenere ancora natura e umanità come giustapposti, l’uno di fronte all’altro; l’umanità fuoriesce dalla natura, ed è collegata a essa oltre che dalla sua struttura materiale (il corpo), anche dalla sua essenza razionale. Anche la natura è, infatti, ‘razionale’ - come dimostra il fatto che ne abbiamo una conoscenza in forma di leggi e che tale conoscenza tramite la tecnica si rivela ‘vera’ ed adeguata ad intervenire con successo nei suoi processi -, soltanto che si tratta di una razionalità che resta inconsapevole e necessaria. Quel che esiste veramente e che poi assume prima la forma dell’inconsapevolezza naturale, poi della consapevolezza spirituale, è pertanto la razionalità del mondo, dell’essere. È tale razionalità a costituire l’Uno-Tutto, il Monos, o ancora il Logos che esiste e che assume nel tempo prima la forma della materia poi quella dello spirito.
La caratteristica fondamentale del Logos o Ragione Assoluta è la creatività. Il Logos è creatore, dà vita a tutto quel che è, al Monos, di cui abbiamo abbondantemente parlato nella nostra opera Filosofia per tutti, all’Uno-Tutto che esiste e al suo interno ha tutto ciò che è, che nasce e che muore, come aveva ampiamente già capito Anassimandro, uno dei primissimi filosofi.
Questo principio ha un’influenza decisiva sulla nostra vita pratica: ciò significa che la nostra essenza razionale non vuol dire tanto che siamo capaci di capire, quanto soprattutto che siamo capaci di creare, siamo nella nostra essenza creatori. Il capire stesso consiste in un ‘creare’: noi creiamo concetti, elaboriamo idee e spiegazione dei fenomeni, in tal modo perveniamo alla comprensione del mondo, quindi ‘capiamo’.
Il concetto di ‘creazione’ non è, pertanto, relativo soltanto a qualcosa di pratico, come invece viene normalmente interpretato (la creazione di un ‘opera d’arte, per es. o anche soltanto di un bel menù ecc. ecc.), bensì anche a tutte le forse di attività teoretica, quindi al pensiero. Gli atti del pensiero, i concetti e le idee, ma anche i ricordi, sono anch’essi ‘creazioni’, per quanto non visibili, poiché intel-lettuali e non sensibili.
Del resto ciò è facilmente comprensibile, poiché le stesse creazioni materiali e oggettive, quindi quelle che acquistano poi un’esistenza propria al di fuori del soggetto creatore, sono state dapprima concetti, idee di tale soggetto, il quale ha donato loro poi l’esistenza esteriore, la vita. La creatività, che diventa esteriore, è stata, quindi, prima interiore.
La nostra felicità, la nostra autorealizzazione, non consisterà in altro allora che nel creare, nel vivere secondo la nostra vera essenza creatrice. Creare significa anzitutto ideare qualcosa (un viaggio, un’opera d’arte, una famiglia, una legge, un oggetto artigianale ecc.), poi, attraverso vari momenti, che sono anche fasi o stadi dello sviluppo, realizzarlo. Questo processo ri realizzazione dell’ideale è la struttura fondamentale dello spirito, quindi il Logos assoluto che ne costituisce l’essenza.
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FILOSOFIA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
Le preziose indicazioni forniteci da due studiosi del calibro di Thomas Kuhn in riferimento al concetto di ’cambiamento di paradigma’  e Arnold Joseph Toynbee in riguardo alla necessità che l’umanità si organizzi in uno Stato mondiale per fronteggiare il più grave problema della sua storia, quello ambientale, c’impongono di concentrare la riflessione filosofia della piattaforma su tale problematica. Si tratta di una problematica centrale nel corso della storia della filosofia.
In particolare abbiamo già nell’antichità in Platone il filosofo che in modo convincente ha chiarito che la filosofia deve essere alla base della politica, ponendo in tal modo le basi per una tale attività fondamentale dell’uomo che sia basata sul sapere e non sul potere. 
Agli Stoici va sicuramente riconosciuto il merito d’aver per primi indicato la dimensione cosmopolitica come quella adeguata al concetto stesso dello Stato. In età moderna sono stati i pensatori inglesi, in particolare John Locke, a indicare alcuni dei diritti fondamentali dell’uomo, che oggi sono a fondamento delle democrazie e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948).
Baruch de Spinoza ha sostenuto con argomentazioni serrate, utilizzando il metodo geometrico, che esiste un’unica sostanza principale nel mondo (natura naturans) da cui ha origine ogni forma di vita (natura naturata). 
È stata così chiarita una volta per tutte la base della dipendenza dell’essere umano dalla natura, come del resto prima di lui avevano già esposto i Neoplatonici, in particolare Plotino, e Giordano Bruno.
L’illuminismo ha in Jean-Jacques Rousseau una pietra miliare nell’aver chiarito come sia la volontà generale del popolo e non solo quella di alcuni individui il fondamento e quindi anche il fine dello Stato. Oltracciò il filosofo ginevrino ha dimostrato in tutta chiarezza che la natura e la naturalezza costituiscono le fondamenta della vita di tutti gli esseri umani.
È il grande merito di Immanuel Kant l’aver sviluppato ulteriormente la dimensione cosmopolitica met-tendola in stretto rapporto al valore della pace e quindi conferendole una chiara plusvalenza etica oltre ad avere posto negli imperativi categorici il fondamento razionale di una morale autonoma e non più dipendente dalla religione. Quest’ultima, alla fine, non muore, essa sopravvive ma come filosofia, come religione razionale. 
Georg Wilhelm Friedrich Hegel ha compreso e indicato, invece, la dimensione storica di ogni azione politica, che può aspirare a una propria realizzazione pratica solo se ancorata saldamente alla fase che l’umanità sta attraversando nel periodo in questione. Tale fase dipende dalla realizzazione dell’Assoluto nel mondo ed è dipendente solo in parte dall’essere umano.
A Karl Marx e Friedrich Engels spetta il merito di aver evidenziato come ogni azione politica debba tener conto anche dei rapporti di forza all’interno della società, che sono in primis rapporti economici.
Dopo il periodo turbolento delle due guerre mondiali, è ripresa nella seconda metà del secolo scorso e continua ancora oggi una riflessione filosofico-politica fortemente incentrata sulla necessità di su-perare le divisioni nazionali, che furono appunto alla base di quelle due catastrofi. 
Il pensiero europeista, che ha in Altiero Spinelli e nel Manifesto di Ventotene (1941), redatto a guerra ancora in corso, le proprie basi immediate, rifacendosi a Kant ha dato e dà ancora al progetto d’integrazione europea una forte connotazione cosmopolitica e di apertura verso altri Stati.
Diversi studiosi contemporanei come per es. Christoph Jamme († 3 maggio 2021), Ottfried Höffe, Thomas Sören Hoffmann, Richard David Precht, Wolfgang Schild e Ludwig Siep (Germania), Thomas Pögge (Germania-USA),e anche l’autore di questo testo Marco de Angelis (Italia-Germania), hanno individuato tale dimensione sovranazionale della filosofia, rilevando quindi come essa sia fondamentale nella direzione della vita socio-economica dell’umanità globalizzata attuale e a maggior ragione futura. 
Questi sono soltanto pochissimi pensatori dei tanti che oggi orientano il proprio pensiero in senso sovranazionale e cosmopolitico, costituendo pertanto un punto di riferimento fondamentale per un’azione politica che voglia avere dei seri fondamenti filosofici e punti a un’organizzazione futura dell’umanità impostata in modo globale. Solo una tale impostazione può, infatti, consentire di affrontare in modo adeguato quei problemi, quali per es. quello dell’ambiente, ma anche della mortalità infantile in tante regioni del mondo, oppure da ultimo delle pandemie e della minaccia di una nuova guerra mondiale, che sono per propria natura problemi dell’umanità intera e non soltanto di qualche Stato nazionale. 
Si tratta di pensatori quasi tutti ancora viventi, dei quali su questa piattaforma non solo discuteremo le opere, ma potremo rendere possibile anche un contatto diretto con essi tramite interviste, video, lezioni e così via. 
Questo immenso patrimonio di pensiero filosofico orientato alla pratica politica non può essere in alcun modo ignorato da un movimento che voglia non solo protestare, ma poi anche proporre il nuovo ‘paradigma’ in grado di aiutare l’umanità a pervenire alla nuova organizzazione politica mondiale capace di affrontare il futuro in modo serio e scientifico. 
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RELIGIONE COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
Insieme alla filosofia e alla scienza la religione occupa uno spazio importante nell’attività teoretica dell’uomo: Ogni essere umano nel corso della propria vita almeno dall’adolescenza in poi, come ha ben mostrato il fondatore dell’epistemologia genetica Jean Piaget, si pone delle domande radicali sull’esistenza come quelle riguardanti Dio, il senso della vita e la sua fine. Queste domande hanno ricevuto nel corso della storia varie risposte, alcune cui si è pervenuti solo con l’uso della ragione, e queste costituisco le dottrine filosofiche, altre che si basano su documenti storici ritenuti espressione diretta di un essere superiore all’uomo, e queste sono le varie dottrine religiose o fedi.
Link a Piaget: https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Piaget
Link al libro principale di Piaget: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/psicologia/psicologia-psicologia/lo-sviluppo-mentale-del-bambino-jean-piaget-9788806155261/
Il compito di questa sezione non sarà certo di giudicare tali religioni, bensì quello di mostrare come anch’esse possono aiutare l’umanità in tale cambio di paradigma, se sostengono una visione non fanatica e settaria, bensì aperta e tollerante del senso della vita umana.
La religione non è ‘oppio dei popoli’, come ha erroneamente sostenuto Karl Marx, poiché essa corrisponde a un profondo bisogno esistenziale di ogni essere umano, come al contrario aveva già compreso il giovane Hegel sulla tracce della filosofia della religione di Kant. Vero è che la religione può essere usata dal potere per frenare le richieste di una vita dignitosa da parte del popolo, prospettandogli un riscatto in un’ipotetica vita futura. Esistono però anche religioni che non prevedono una vita futura o non conoscono tale concetto del riscatto nella vita ultraterrena. Quindi bisogna stare attenti a ben distinguere il concetto della religione dall’uso che in un certo popolo e in un determinato periodo storico ne può fare il potere politico. 
Linka a Karl Marx in generale: https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx
Citazione da Karl Marx sulla religione come oppio dei popoli: 
Link al giovane Hegel: https://www.orthotes.com/georg-w-f-hegel-scritti-giovanili/
Link alla filosofia della religione di Kant: https://it.wikipedia.org/wiki/La_religione_entro_i_limiti_della_semplice_ragione
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SCIENZE COSMOPOLITICHE MONDIALI
Principio Fondamentale
Scopo della sezione è esaminare le conoscenze propriamente scientifiche nel senso della scienza empirica sia naturale sia umana e sociale. Ovviamente anche la filosofia è una scienza, non empirica però, bensì speculativa o metafisica.  Per questo essa è la base di tutto e l’abbiamo trattata in una rubrica a parte. 
In particolare per quanto riguarda la questione ambientale, il contributo delle conoscenze empiriche naturali è evidentemente fondamentale, poiché la sola deduzione filosofica non può certo dir nulla sulla situazione attuale del clima e dell’ambiente, ma solo indicare possibili soluzioni a livello politico. 
Non solo però per il clima è fondamentale il contributo della ricerca empirica e sperimentale, ma anche per es. per una dimensione politica globale sono importantissime le ricerche sociali e demografiche per comprendere per es. l’evoluzione delle varie popolazioni che abitano il pianeta. Tale evoluzione è in uno stretto rapporto con la situazione ambientale ovviamente. 
Pertanto in tale sezione verrà dato ampio spazio a studiosi di tali discipline, i quali abbiano da dare contributi importanti che possano essere d’aiuto a coloro che poi a livello pratico-politico s’impegnino per realizzare il nuovo paradigma e condurre così l’umanità verso il suo prossimo livello di sviluppo, che sarà quello cosmopolitico. 
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TECNICA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale della tecnica è che essa consiste nell’applicazione del sapere scientifico per intervenire nei processi naturali (per es. la medicina) o per creare nuovi processi umani materiali in grado mi migliorarne la vita (automobili per es. e mezzi di trasporto in generale).
La tecnica è la prosecuzione della scienza, la sua applicazione, il suo lato pratico. Che essa venga messa in pratica, se positiva per l’umanità, o se invece non venga messa in pratica, per es. nel caso di applicazione tecniche del sapere scientifico che vanno contro i principi etici condivisi (la clonazione dell’essere umano per es.)  è una decisione che appartiene all’etica, non alla tecnica in sé. 
La tecnica offre di per sé solo delle possibilità, che possono essere applicate oppure non. Essa è quindi di per sé sempre neutrale, come qualsiasi altra forma di conoscenza. Essa è la verità nel suo aspetto pratico, non solo teorico. Essere in grado per es. di produrre una bomba capace di cancellare nel giro di poco tempo qualsiasi forma di vita sulla Terra è di per sé una conoscenza, una verità che contiene una possibilità come qualsiasi altro sapere che riguardi l’essere umano. La tecnica riguarda ovviamente sempre l’essere umano, poiché essa riguarda l’estensione delle sue possibilità di attività. Queste possono essere giudicate positive o negative a seconda delle situazioni, ma di per sé non sono mai né positive né negative, sono solo possibilità teoriche e pratiche.
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SCUOLA  COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
La scuola è il luogo in cui l’essere umano, dopo la famiglia, riceve la prima formazione. Se consideriamo ‘scuola’ anche il periodo dell’asilo, nel senso che comunque anche qui si riceve un insegnamento sul comportamento e quindi di tipo etico, che a volta può correggere quello magari fallace impartito in famiglia, si capisce che il ruolo della scuola nella formazione dell’essere umano è assolutamente fondamentale poiché lo accompagna praticamente durante l’intero periodo della sua formazione.
Lo Stato non può e non deve influire sulla vita della famiglia e sull’educazione che i genitori in assoluta libertà hanno il diritto d’impartire ai propri figli. Nondimeno lo Stato ha anche il dovere di formare i giovanissimi a diventare cittadini onesti, virtuosi e quindi adeguati al vivere civile dell’epoca. Nel nuovo paradigma di società che sta nascendo, lo Stato mondiale dovrà evidentemente educare i propri cittadini anzitutto a sentirsi parte di una comunità mondiale unita, al di là delle ovvie ma del tutto casuali differenze culturali, geografiche, fisiologiche ecc.
La Scuola Mondiale dovrà svolgere una funzione omogeneizzante e integrante, non ovviamente in senso dispotico e tirannico, bensì nel senso di preparare gli esseri umani, dovunque essi siano per caso venuti al mondo, a essere cittadini del pianeta Terra, ad amarlo e rispettarlo, come anche ad amare e rispettare i propri simili e le altre creature viventi.
Solo una funzionante Scuola Mondiale potrà costituire la base indispensabile e necessaria dello Stato Mondiale. Senza un tale tipo di scuola l’impresa è impossibile. Occorre pertanto profondere tutta l’intelligenza e la volontà che si hanno a disposizione per raggiungere al più presto e in modo stabile e duraturo tale supremo fine. 
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UNIVERSITÀ COSMOPOLITICA MONDIALE
PRINCIPIO FONDAMENTALE
Il sapere filosofico e scientifico, costituente la base del nuovo paradigma d’impostazione mondiale e cosmopolitica della vita dell’essere umano sul pianeta Terra, deve essere sia ulteriormente studiato e approfondito sia insegnato alle nuove generazioni. Il luogo deputato a tale importantissimo compito è l’università. Si deve trattare ovviamente di un’università organizzata a livello globale, quindi dell’Università dello Stato Mondiale, la quale nei propri programmi scientifici di ricerca e d’insegnamento si prenda cura del pianeta Terra e dell’umanità che ci abita. Questo deve essere, infatti, lo scopo supremo del sapere e quindi dell’università come luogo istituzionalmente deputato alla sua elaborazione e diffusione, migliorare la vita dell’umanità sulla Terra, non altro. 
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MEDIA
Principio Fondamentale
(sarà ultimato nel corso dell’estate del 2022)
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LINGUA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
Se la scuola è il luogo della formazione primaria dell’individuo, la lingua ne è il mezzo imprescindibile. Uno Stato Mondiale in cui ogni popolo e nazione che vi partecipi abbia gli stessi diritti e dovere, uguale dignità e valore, non può che fornirsi di una lingua mondiale che non sia una lingua nazionale già preesistente. Le lingue nazionali che poi hanno assunto una funzione sovranazionale, nel corso della storia per es. il latino, lo spagnolo, il francese, oggi l’inglese, sono sempre state frutto di un’imposizione tramite violenza e guerra. Lo Stato Mondiale nasce invece sotto tutti altri presupposti etici, esso di forma per cosciente volontà dei popoli che vi partecipano, nella comprensione che solo la rinuncia almeno parziale alla propria sovranità significhi dall’altra parte un guadagno in termini di sicurezza, pace, equilibrio ambientale e quindi alla fine anche di benessere. 
Se una tale lingua è insegnata da subito nelle scuole insieme ovviamente alla lingua locale, nel giro di una, due generazioni il problema della comunicazione a livello mondiale viene definitivamente risolto. Tutti parleranno una medesima lingua sociale, quindi appresa in società (scuola ecc.) accanto a una madrelingua eventualmente diversa (il dialetto locale, la lingua nazionale ecc.). 
Promozione di una lingua mondiale non significa, infatti, fine delle lingue locali, al contrario! Come l’identità cosmopolitica non cancella quella cittadina, regio-nale, nazionale, continentale, così la lingua mondiale affianca o si sovrappone, ma non cancella quella locale (quale essa sia). In famiglia e con gli amici, nel paese di residenza, il bambino parlerà magari un dialetto, ma a scuola e negli edifici pubblici la lingua mondiale, così sarà possibile senza problemi spostare la propria residenza, lavorare in vari luoghi del mondo, senza per questo trovarsi in difficoltà con la lingua.
Compito dello Stato Mondiale sarà promuovere la conservazione delle culture locali come un bene dell’umanità, quindi tutto ciò che appartiene alla cultura locale, non solo la lingua, dovrà essere ugualmente insegnato nelle scuole. La storia della propria città, della propria cultura, il dialetto o lingua locale, le tradizioni ecc. tutto ciò dovrà far parte integrante dell’insegnamento scolastico in-sieme anche ovviamente alla lingua mondiale, alla storia mondiale, alle letterature degli altri paesi e così via. 
Quindi le culture e le lingue locali saranno addirittura coltivate più di oggi, quel che verrà a mancare sarà il dispotismo degli Stati nazionali tra di loro, che ha portato alla guerra, e verso le autonomie locali, che ha portato alla scomparsa di tante culture locali, oggi praticamente dissolte nel nulla o quasi (basti pensare per es. alla secolare tradizione culturale degli Indiani d’America, spazzata via in qualche decennio). 
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ETICA
Principio Fondamentale
L’etica è la dimensione dell’azione reciproca tra esseri umani, la quale ovviamente presuppone il sapere, quindi la teoretica, ma non resta ferma alla pura teoria, bensì la mette in pratica. Nel momento in cui agiamo, ossia mettiamo in pratica un nostro sapere, una decisione, dobbiamo ovviamente rispettare alcune regole di comportamento, che possono essere innate o ricevuta dall’educazione o anche solo regole fissate in modo oggettivo dalle leggi della comunità in cui viviamo, quindi il diritto, comunque sono dei parametri all’interno dei quali dobbiamo inquadrare il nostro comportamento, il nostro agire. 
Il Principio fondamentale dell’etica è stato espresso da Immanuel Kant nel secondo imperativo categorico, che è oggi anche a fondamento del concetto della dignità umana, su cui si basano tutte le costituzioni democratiche. Esso recita così:
"Agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre insieme come fine, mai semplicemente come mezzo."
(Fondazione della metafisica dei costumi, trad. it. Bari 1997, p. 91).
Questo è un pensiero di una chiarezza e di una comprensione immediate. Nella nostra vita sin da bambini trattiamo il mondo come un mezzo per il soddisfacimento dei nostri bisogni. Per il neonato anche la mamma è ovviamente solo un mezzo per sopravvivere. Crescendo però s’iniziano a sviluppare i sentimenti che ci portano a voler bene a coloro con cui viviamo e da cui dipendiamo, e quindi a considerarli non solo come mezzo,  ma anche e soprattutto come scopo (Kant scrive, infatti, di non considerare mai gli altri semplicemente come mezzo, ma anche come fine). 
Nel momento in cui cresciamo e iniziamo a capire che gli altri hanno bisogno di noi come noi abbiamo bisogno di loro, e che quindi il bisogno è reciproco, allora iniziamo a vedere il mondo da adulti, non più da bambini, e così inizia a svilupparsi l’etica. Essa è il fondamento della vita sociale, senza l’etica non esisterebbero l’amicizia, l’amore, ma neanche qualsiasi altro rapporto umano sociale libero e non vincolato dalla legge. E non esisterebbe neppure la legge, perché anche questa presuppone l’etica. 
Rispetto a Kant c’è da aggiungere che tale considerazione anche come fine e non solo come mezzo è da applicare anche agli animali, che evidentemente provano dolore e quindi non andrebbero trattati solo come mezzi, o addirittura a tutto ciò che esiste. La materia inanimata, infatti, anche se non prova dolore, come per es. le pietre, nondimeno ha una propria natura, una propria struttura che andrebbe rispettata pur nell’uso necessario come mezzo per la sopravvivenza.
Questi sono temi molto complessi da discutere, cosa che faremo qui nelle varie stanze, certo è che il Principio fondamentale e quindi nuovo paradigma dello Stato mondiale possa essere soltanto il secondo imperativo categorico kantiano, applicato ovviamente a tutti gli esseri umani, anche quelli non ancora nati (come anche ai morti, che vanno onorati).  La sua applicazione estesa anche a tutti gli altri esseri, viventi e non, merita sicuramente un’ulteriore discussione in ambito scientifico e filosofico.
L’etica dello Stato mondiale sarà dunque basata sul fine reciproco tra gli esseri umani, i quali ovviamente si utilizzeranno reciprocamente per vivere meglio e soddisfare le proprie esigenze corporee e spirituali, ma non lo faranno mai considerando l’altro solo un mezzo, quindi in termini egoistici, bensì considerando l’altro uno scopo.
L’etica si articola in tre sfere principali subordinate:
Etica Politica: riguardante il mondo della comunità mondiale in generale (valore etico dell’Umanità);
Etica Economica: concernente le attività umane legate alla sopravvivenza dell’individuo, quindi alla produzione e distribuzione dei beni necessari alla vita (valore etico del lavoro);
Etica Familiare: riguardante le attività umane finalizzate alla sopravvivenza della specie (valore etico dell’amore).
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RICONOSCIMENTO COSMOPOLITICO MONDIALE
Principio Fondamentale
Il concetto di riconoscimento è il concetto fondamentale della filosofia etica,  il suo fondamento.  Esso implica che l’altro essere umano non venga visto come mezzo bensì come fine, come  si esprime Kant nel secondo imperativo categorico. 
"Agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre insieme come fine, mai semplicemente come mezzo."
(Fondazione della metafisica dei costumi, trad. it. Bari 1997, p. 91).
Che significa che non si farà mai qualcosa che possa nuocere a un essere umano a meno che  tale essere umano non si sia reso a sua volta colpevole  di un comportamento non etico.  In tal caso,  dopo aver cercato un chiarimento,   si sarà autorizzati  a comportarsi in modo diverso, se non altro per la propria autodifesa.  
In tal caso si può parlare di disconoscimento  che però è la conseguenza di un riconoscimento cercato  ripetutamente,  ma non ottenuto. 
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POLITICA MONDIALE COSMOPOLITICA
Principio Fondamentale
Il principio etico fondamentale della politica è, come  abbiamo visto, lo Stato Mondiale.  Essendo la politica una parte dell’etica,  essa ovviamente non può che applicare questo principio.  Ciò significa che il punto di vista politico filosoficamente legittimato è soltanto quello che vede in tutti gli altri esseri umani viventi oggi o anche appartenenti alle generazioni future il fine del nostro comportamento, quindi anche delle nostre decisioni a livello politico.  
Lo Stato può essere, pertanto, soltanto limitato dal pianeta Terra, ma non può essere limitato all’interno del pianeta, poiché non esistono motivi etici per considerare alcuni individui come fine e altri no.  L’attività politica, dunque, sarà sempre volta al benessere di tutta l’umanità, anche di quella ancora non nata.  Essa avrà i propri mezzi per realizzare tale principio che non possono essere quelli dell’etica individuale, ma saranno mezzi diversi per esempio gli accordi tra nazioni che devono in qualche modo rinunciare alla propria sovranità almeno per quegli aspetti della vita pubblica che riguardino tutta l’umanità.  Evidentemente la politica locale sarà diversa da quella mondiale, ma avrà sempre come fine ultimo tutti gli esseri umani. Essa, però, si prenderà cura particolare di quegli esseri umani che hanno scelto di vivere in quel posto e che quindi sono lì residenti. Ciò vale sia per la politica comunale che per quella regionale e nazionale fino alla politica mondiale, la quale ovviamente avrà come proprio scopo i residenti su tutta la terra o coloro che lo saranno in futuro. La sovranità ultima e principale appartiene quindi allo Stato mondiale, il quale legifera per tutti.  
La cura dell’ambiente per es. non può essere lasciata ad autorità nazionali o anche continentali, poiché l’ambiente è qualcosa che riguarda tutta l’umanità, non soltanto i residenti in una zona limitata della Terra. Quindi se una comunità locale o anche continentale rende l’aria o l’acqua non più consumabile, quest’aria è questa acqua evidentemente, spostandosi raggiungono altre comunità continentali o regionali o nazionali, le quali pertanto vengono a soffrire di questa azione  da considerare criminosa della comunità che ha sporcato il bene comune.  
Per questo motivo ciò che è comune a tutti gli uomini, quindi anzitutto i beni fondamentali quali l’acqua, l’aria, la terra chiaramente e poi le fonti di energia,  che sono poi i quattro principi fondamentali della vita già riconosciuti dai filosofi greci presocratici,  possono essere soltanto gestiti dall’autorità sovranazionale mondiale.  
Le autorità continentali, nazionali, regionali, comunali e infine appunto locali, quindi quelle del quartiere di una città o di un paese piccolo, s’interesseranno di gestire quei beni che non sono comuni a tutti gli uomini, ma sono beni diciamo propri soltanto di quella parte della Terra. Esse avranno, quindi, da gestire i beni comuni secondo le indicazioni fornite dall’autorità mondiale sovranazionale, mentre potranno gestire i beni propri secondo delle direttive proprie locali autonome. Per esempio una comunità locale deciderà come impostare la viabilità al proprio interno nella propria città perché questo non è un problema di tipo mondiale, ma un problema di tipo locale.  Che però la terra su cui poggia quella strada venga trattata bene in modo che essa possa essere utilizzata in modo proficuo anche da coloro che verranno dopo e che quindi quella terra venga curata e non inquinata, distrutta e che quelle le strade siano costruite in modo tale da non mettere in pericolo la vita di coloro che ci passeranno, i quali evidentemente non saranno soltanto quelli del posto, questo di questo tipo di regolamento sarà ispirato a principi fondamentali dettati dalle autorità mondiali, ma gestito dalle autorità locali.
L’autorità mondiale deciderà, quindi,  sulla sicurezza delle strade, il che non può essere deciso da un’autorità locale perché altrimenti altri cittadini di altre zone o di altre nazioni potrebbero entrare in difficoltà ed essere soggetti a incidenti, se quelle strade locali non sono gestite secondo i principi mondiali.
Tali principi sovranazionali da far rispettare a livello locale sono per es. quelli della sicurezza e del rispetto dell’ambiente. Come poi queste strade vengano costruite per la viabilità, diciamo conformemente al territorio, ciò  ovviamente non potrà essere un’autorità mondiale a deciderlo, perché altrimenti dovrebbe decidere su ogni piccola zona della terra, il che sarebbe ovviamente impossibile.
Ci deve essere, pertanto, una chiara divisione dei compiti tra l’autorità mondiale sovranazionale e le autorità locali. L’autorità mondiale deve stabilire soltanto quei principi generali che riguardino la gestione dei beni comuni di tutti gli uomini, ossia di quei beni che non possono andare in mani private perché appartengono a tutti gli esseri umani, attuali e futuri. 
Inoltre l’autorità mondiale fornirà i principi fondamentali per esempio che riguardano la sicurezza e quindi quelli che poi saranno applicati dalle autorità locali a livello appunto locale che possono essere i principi della sicurezza oppure per esempio i principi della sanità (per es. come sono da gestire gli ospedali e così via). Tutto ciò sarà compito dell’autorità mondiale. Le autorità locali invece applicheranno tali principi generali, custodiranno i beni di proprietà comune, che esse gestiscono soltanto, ma di cui le comunità locali non sono proprietarie, e infine legifereranno per es. se sul proprio territorio un ospedale vada costruito in un luogo oppure in un altro, sulla base ovviamente dei principi generali di rispetto dell’ambiente che lo stato mondiale avrà formulato. Le autorità locali inoltre garantiranno una sanità dignitosa per tutti gli esseri umani,  perché in quegli ospedali potrebbero anche trovare ricovero cittadini non appartenenti a quella comunità, ma provenienti da altre nazioni, i quali si trovino lì per lavoro o per vacanza. La gestione di un ospedale, a livello esemplificativo, seguirà i principi generali stabiliti dal governo mondiale mentre poi gli aspetti pratici legati al territorio saranno gestiti dalle autorità locale. Lo stesso discorso vale per le altre strutture statali, tipo scuole, università ecc. ecc. mentre un piano regolatore strettamente legato ai principi generali stabiliti a livello mondiale proteggerà il territorio da usurpazioni private locali. 
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DIRITTO COSMOPOLITICO MONDIALE 
Principio fondamentale

Come scrive Hegel  “Il diritto è qualcosa di sacro”,  ovviamente non nel senso che la sua origine sia divina,  bensì nel senso che esso consente la convivenza pacifica degli uomini e quindi quella che noi chiamiamo ‘civiltà’.  Si può anche affermare che il diritto è qualcosa di sacro in un senso sovrumano, ma non per questo divino.  C’è una spiritualità che accomuna tutti gli uomini, i quali possono comunicare e così trasmettersi il sapere e quel che hanno imparato sia dallo studio sia dall’esperienza pratica,  migliorando in tal modo nel corso della storia le condizioni della propria vita.  Tale sapere viene anche comunicato alle generazioni future, le quali, quindi, partono da una posizione privilegiata rispetto alle generazioni precedenti.  È appunto tale spiritualità che attraversa le varie generazioni e i vari popoli che per il filosofo tedesco deve essere considerata qualcosa di sacro,  ovviamente in un senso immanente e non trascendente.
Link a Hegel in generale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Wilhelm_Friedrich_Hegel

Link alla Filosofia del Diritto hegeliana: 
https://it.wikipedia.org/wiki/Lineamenti_di_filosofia_del_diritto
Il diritto si presenta così come la realizzazione della politica, ossia la politica che, costituita da ragionamenti,  discussioni e anche lotte di potere,  acquista poi una sua forma di esistenza oggettiva tramite la legiferazione. Così il diritto in sostanza rende la politica reale.  A sua volta però la politica oltre essere mossa, come si è detto, da lotte di potere,  è mossa anche da ideali,  da concezioni dello Stato diverse che si contendono il potere e quindi la possibilità di legiferare.  Pertanto, il diritto alla fine non è solo realizzazione della politica, ma,  attraverso di essa,  realizzazione della filosofia, del pensiero.  In questo senso esso è, quindi, qualcosa di sacro, poiché il pensiero è per l’appunto il Sacro nell’uomo.
Il diritto realizzato attraverso la politica è il Bene vivente, ossia non il bene astratto e desiderato dagli uomini buoni, ma quello che concretamente essi nella storia sono riusciti a realizzare. Il Bene vivente è sempre inferiore al bene teorico, che è il massimo delle aspirazioni, la perfezione ideale, ma, come tale, è solo presente nel soggetto o nei soggetti che lo auspicano, e non ha ‘vita’. Il bene realizzato nel diritto è, invece, vivente, attivo, è realtà oggettiva che regola la vita degli uomini. Esso, seppur sempre inferiore al Bene idealizzato e auspicato, gli è superiore, proprio in quanto realizzato.
Secondo la prospettiva dello Stato Mondiale,  che abbiamo visto essere il nuovo paradigma della società del futuro,  anche il diritto sarà evidentemente un Diritto Mondiale,  quindi cosmopolitico.  Avremo non solo un diritto umano,  ma anche un diritto animale,  poiché evidentemente anche gli animali hanno i propri diritti essendo soggetti e non oggetti materiali, di cui l’uomo possa disporre a proprio piacimento.  Esiste già e a maggior ragione esisterà nello Stato mondiale anche un diritto ambientale, quindi riguardante questa volta gli oggetti inanimati,  i quali hanno  un proprio ordine,  una propria struttura equilibrata,  che  rende possibile poi  la vita dei soggetti animali e umani sul pianeta Terra.  Sarebbe, pertanto, un grave errore separare il mondo oggettivo materiale inanimato dal mondo soggettivo animato sia animale che umano,  poiché il primo  costituisce il presupposto indispensabile per il secondo,  trattandosi di due aspetti della stessa sostanza, ossia dell’universo nel suo sviluppo,  come ormai sappiamo dai risultati sia delle scienze empiriche sia della filosofia naturale.  
Non è pertanto pensabile un diritto umano e animale che non si fondi a sua volta sul diritto ambientale,  poiché, se l’uomo potesse fare qualsiasi cosa dell’ambiente,  non riconoscendogli alcun diritto autonomo,  lo stesso diritto umano poi come anche quello animale verrebbero messi in pericolo.  Come si fa per esempio ad assicurare a una popolazione acqua e aria pulite, se non si riconosce il diritto del pianeta Terra a che tali sue componenti siano mantenute dall’uomo in quei necessari rapporti fisico-chimico-biologici che non noi esseri umani, ma la natura stessa ha stabilito?  
Anche in questo caso il diritto quindi è ‘qualcosa di sacro’,  perché c’è un’autorità superiore all’uomo, ma immanente alla natura e non a essa trascendente, che mantiene l’ordine e l’armonia del cosmo e quelle condizioni senza le quali la vita non può esserci e quindi neanche l’uomo.
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DIRITTO COSMOPOLITICO MONDIALE
DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA
Principio fondamentale
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(sarà ultimato nel corso dell’estate del 2022)

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DIRITTO COMOSMOPOLITICO ANIMALE
(sarà ultimato nel corso dell’estate del 2022)
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DIRITTO COMOSMOPOLITICO AMBIENTALE

Principio fondamentale
La problematica ambientale e sicuramente l’aspetto della nostra società, ormai mondiale e globale, che più d’ogni altro ha assunto un’importanza crescente nel corso degli ultimi decenni e tutto sembra indicare che tale importanza aumenterà nel corso dei decenni a venire.
La fiducia cieca soprattutto occidentale ma ora anche di altre culture nell’industrializzazione, che sicuramente ha aumentato quantitativamente e migliorato qualitativamente la vita del dell’umanità,  vieni al momento frenata dalla consapevolezza dell’impatto catastrofico che l’industrializzazione ha sull’ambiente.
L’ambiente naturale non è qualcosa di diverso, di altro dall’essere umano.  Noi siamo quel che respiriamo,  quel che beviamo,  quel che mangiamo.  Il nostro corpo è natura,  è ambiente,  è l’ambiente della nostra anima, ma è anche proprio una parte dell’ambiente più generale della natura di cui noi siamo come una scintilla rispetto al fuoco. Se il fuoco cessa di bruciare,  perché finisce la legna per esempio,  pian piano le scintille diminuiscono fino a scomparire del tutto.  Questo è il dramma che incombe sull’umanità.  
L’angoscia che viviamo noi tutti oggi,  ma soprattutto ovviamente i giovani che hanno una vita intera da vivere ancora e hanno bisogno pertanto che molta legna arda  e quel fuoco, di cui essi sono scintille, non si spenga,  deriva dal fatto che il pericolo  che incombe sull’umanità non è solo quello di una diminuzione del benessere o dell’aspettativa di vita,  fattori che al momento al contrario sono ancora in crescita,  quanto piuttosto quello di una catastrofe globale, addirittura dell’estinzione della specie Homo Sapiens Sapiens.
Quali siano in particolare i pericoli che incombono sull’umanità, lo si approfondirà poi nei singoli contributi delle varie stanze.  Qui ne basti citare solo uno: la possibilità di una catastrofe nucleare.  Sia un incidente, come del resto già accaduto,  sia una guerra nucleare  sono possibilità  che potrebbero verificarsi ogni giorno,  del tutto inaspettatamente.  Per il progresso della tecnica armi che oggi sono detenute soltanto da alcuni Stati, saranno sicuramente in futuro detenute da altri Stati e prima o poi anche da gruppi terroristici. Basti questo pensiero per capire in quale pericolosissima direzione si stai dirigendo la storia umana, al momento incontrollata.
Questo non è l’unico  pericolo per l’ambiente naturale,  che verrebbe completamente distrutto nel proprio equilibrio da un incidente o da una guerra nucleare.  Proprio quel che sta accadendo in questi giorni,  l’epidemia di coronavirus,  è un altro aspetto che ci fa capire come ormai sia irrinunciabile e improcrastinabile un controllo totale da parte della filosofia e della scienza,  quindi dell’aspetto teoretico della vita,  sull’organizzazione politica dell’umanità, dunque sull’aspetto etico della vita.  Non è possibile  che un virus blocchi completamente la vita dell’umanità sulla terra,  a parte poi le morti che esso causa.  L’umanità deve quindi organizzarsi in tal modo da rendere ciò non più possibile a livello globale.
In sostanza è richiesto un controllo filosofico-scientifico sull’ambiente, come del resto chiaramente espresso per es. da Toynbee già nel 1976. La politica deve adeguarsi alle direttive filosofico-scientifiche, realizzarle per la sopravvivenza e il benessere dell’umanità tutta, quella di oggi come anche quella del futuro.
La politica non ha altra scelta che seguire ciò che la ragione, ossia la filosofia e la scienza, comprendono ed esprimono.  Essa non dovrebbe essere altro che la realizzazione pratica della conoscenza. La politica non dovrebbe rappresentare gli interessi di gruppi di potere nazionali, ideologici o economici, ma solo gli interessi dell’umanità tutta, che sono ricercati, compresi e individuati dalla filosofia e dalla scienza in modo puramente razionale e logico.
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DIRITTO SANITARIO COSMOPOLITCO MONDIALE 
Principio Fondamentale
La salute come anche l’igiene costituiscono sicuramente un aspetto essenziale del lato estetico della vita.  Noi siamo il nostro corpo oltre che il nostro spirito.  Come una formazione accurata dello spirito, soprattutto di carattere umanistico, ci consente di comprendere gli aspetti fondamentali della vita,  per esempio i valori  etici,  e quindi di poterla vivere in un modo conforme al suo concetto,  così anche il nostro corpo  ha bisogno di essere curato,  affinché il nostro modo di ‘sentirlo’  sia positivo, privo di dolore o di sensazioni spiacevoli.
La cura del corpo  avviene in primo luogo attraverso l’igiene,  ossia la pulizia del medesimo.  Il corpo  secreta,  infatti,  sostanze tossiche, che vanno pertanto rimosse  attraverso un’adeguata igiene.
Il corpo può essere anche reso esteticamente più gradevole alla percezione sia nostra che degli altri.  Sostanze profumate  non tossiche per il corpo possono per esempio svolgere tale funzione. 
Tenere il corpo in forma attraverso opportune attività di tipo sportivo e ginnico,  è un’altra dimensione importante della vita,  che contribuisce non solo al sentirsi  bene,  appunto in forma,  ma anche a vivere magari più a lungo e meglio.
Attività poco igieniche per il corpo,  e anche poco sane,  sono per esempio il fumo,  l’assunzione  esagerata di alcol,  l’assunzione di droghe, anche l’assunzione di cibo poco sano.  Tutto ciò  sporca,  per così dire,  il corpo dentro,  ossia ne modifica lentamente quell’equilibrio interno che garantisce  l’unità  organica del corpo e quindi della nostra vita.  Lo stesso spirito, infatti,  affonda le proprie radici  nel cervello, di cui esso  è funzione.  Se il corpo  soffre,  poiché la sua unità organica è  minacciata da elementi contrari alla propria struttura naturale, inevitabilmente anche il cervello ne soffrirà è con esso quindi lo spirito.
La sanità,  intesa come la dimensione teorica e pubblica  che ha il compito  di studiare e di garantire quanto più a lungo possibile l’unità organica del corpo e quindi il sentimento di benessere da parte dello spirito nel viverci dentro, potremmo dire nell’abitarlo,  è  una dimensione fondamentale della vita, in particolare dell’eticam in quanto diritto che deve essere garantito dalla Stato. Se non ci sentiamo ‘sani’,  non possiamo godere la vita e quindi non possiamo viverla appieno in nessuno dei suoi aspetti. Questa è un’esperienza che ha fatto ognuno di noi nella propria vita.  Basta una semplice influenza per impedirci di vivere la nostra vita quotidiana e costringerci all’inattività per qualche giorno. 
Per questo motivo  la sanità  nei suoi vari aspetti,  per esempio come scienza medica  e le varie strutture pubbliche e private che ne garantiscono  un corretto esercizio nella società,  sono aspetti fondamentali della  dimensione etica della vita e appartengono pertanto a pieno titolo sia in una trattazione filosofica del mondo di domani sia in una  piattaforma interattiva come la presente.
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ECONOMIA COSMOPOLITICA MONDIALE  
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale dell’economia non è il benessere proprio, come erroneamente si crede e la nostra civiltà capitalista intende farci credere, quando piuttosto il benessere dell’altro essere umano. Il mezzo dell’economia è il lavoro, esso è il perno intorno al quale ruota tutta l’organizzazione economica della società. Il lavoro viene ovviamente espletato dall’individuo, ma è indirizzato a uno o piì individui, non è mai svolto per se stessi. Qualsiasi produzione o distribuzione (vendita) di un bene è realizzata per altri esseri umani, che ne hanno bisogno. Il soddisfacimento di tale bisogno tramite il nostro lavoro è appunto il fine dell’economia, poiché è il fine, il motivo del lavoro. Ecco perché il lavoro è anzitutto qualcosa di sociale, di etico, esso è rivolta da altri ed espletato per altri, che vogliamo rendere contenti, felici, soddisfatti tramite il nostro lavoro, la nostra opera, quale essa sia. Il lavoro è uno dei principali valoro etici e a esso va applicato quanto detto a proposito dell’etica (vai alla relativa sezione di questa piattaforma).
Ovviamente ci aspettiamo dai destinatari del nostro lavoro un ritorno, un ricambio, poiché anche noi abbiamo i nostri bisogni da soddisfare. Tale ritorno può avvenire in modo diretto, il baratto (ti do un mobile fatto da me e tu mi dai l’equivalente per es. in vestiti realizzati da te) oppure in modo immediato tramite un’unità di misura (moneta) sulla base della quale viene calcolato il valore (prezzo) di una prestazione, di un lavoro. Quali siano gli ulteriori criteri di distinzione tra baratto e moneta, quale il giusto valore del lavoro ecc. ecc. sono tutte questioni centrali dell’economia, il cui studio è fondamentale, ma non riguarda più il Principio fondamentale, bensì la sua applciazione. Il principio dell’economia è il lavoro come servizio, quindi il fine intersoggettivo, altruistico del lavoro. Chi lavori con l’idea di accumulare quanta più moneta possibile, non ha capito il fine dell’economia e del lavoro e si precluderà un modo importantissimo per essere realizzato nella vita, che non è l’accumulazione di capitale, quanto l’aver soddisfatto nel miglior modo possibile i bisogni di coloro che hanno avuto nella vita appunto ’bisogno’ di noi e della nostra opera. 
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FINANZA COSMOPOLITICA MONDIALE 
Principio Fondamentale
Il tema della finanza è molto difficile e spinoso. Il motivo è la moneta non è un fine, come il lavoro, ma un mezzo e pertanto non è essenziale alla vita umana. Invece attualmente proprio quel che non è un fine, ma un mezzo, è diventato fine. Ciò ha stravolto e sta quotidianamente stravolgendo la nostra vita con conseguenze incommensurabili e drammatiche. Dire che le guerre e probabilmente tutto il male che è avvenuto il secolo scorso sono state causate dal potere finanziario, che ha finanziato dittatori, terroristi, assassini ecc. ecc. non sarebbe sbagliato. La moneta è qualcosa di formale, che quindi può essere riempita di contenuto buono o cattivo. Col denaro si può finanziare un ospedale pubblico o un gruppo terrorista. Purtroppo però coloro che dispongono di molto denaro sono difficilmente delle persone buone e altruiste. L’altruista non accumula denaro, ma buone azioni, le quali però non rendonoin termini materiali. Per tal semplice motivo, il denaro è accumulato nella stragrande maggioranza dei casi da persone e famiglie egoiste, che lo usano per accumularne ancora di più, per aumentare il proprio potere che non è solo finanziario, ma poi economico, politico e finanche militare. 
Nel mondo attuale chi ha potere finanziario può dirigere la vita pubblica, condizionandola a tal punto da renderla non più autonoma e quindi libera. Le democrazie attuali sono delle false democrazie, perché in esse comandano i poteri economici forti. Politici e altre personalità di spicco che hanno perseguito scopi in contrasto con gli interessi della finanza e dell’economia, sono sempre morti in seguito a strani incidenti e misteriori omicidi. 
Per questo motivo la finanza e il potere finanziario devono essere nazionalizzati e riportati al popolo. Solo lo Stato, mondiale e nelle sue varie diramazioni locali, potrà in futuro gestire il mezzo della moneta, la cui accumulazione non verrà quindi mai più perseguita dai cittadini come un fine. L’accumulazione privata dovrà essere  oltre un certo ragionevole limite vietata. Tale limite potrà anche essere alto, quindi tale da consentire una vita più che agiata a chi desiderà arricchirsi, ma tale arricchimento non potrà mai in alcun modo condurre a un potere tale da essere in grado di influire sulla vita pubblica degli uomini. 
Lo stato mondiale quindi non solo consentirà, ma anche favorirà un certo arricchimento privato, ma solo nei limiti in cui esso resterà appunto privato, senza quindi incidere sulla vita pubblica. 
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FAMIGLIA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale della famiglia, come anche nel caso dello Stato e dell’Economia, è l’intersoggettiva, quindi la considerazione dell’altro come fine e non solo come mezzo, seguendo appunto le indicazione di Kant. Tale assunzione dell’altro come fine è ’amicizia’, nel caso non vi sia il bisogno di procreazione, e nella sua forma più sviluppata ’amore’. 
Rispetto all’amicizia l’amore nel senso pieno del termine presuppone la decisione comune di mettere al mondo all’altra umanità, quindi di creare altri essere creatori, di generare altri genitori. In tal modo l’amore, inteso appunto come tale decisione di procreazione, rende possibile la sopravvvenza dell’umanità ed è pertanto essenziale alla vita stessa, non è una sua manifestazione accidentale. 
V’è poi uno stadio intermedio tra l’amicizia e l’amore vero, autentico, ed è la passione, l’innamoramento. Si tratta del desiderio di possesso dell’altro individuo, che viene visto come fonte di ogni possibile felicità soggettiva. La passione è elemento essenziale del vero amore come suao inizio, sua genesi. L’amore non può che nascere dalla passione, ma non è per nulla detto che una passione diventi amore, ossia decisione consapevole di generare altri genitori, altra umanità. Una persona può nella propria vita avere sicuramente molte passioni, ma pochissimi veri amori o spesso solo un vero amore, ossia solo una o pochissime delle sue passioni diventeranno comune decisione di mettera al mondo figli e quindi di dar vita a una famiglia. 
La famiglia, per come è voluta dalla natura di cui noi esseri umani siamo parte, è fondata sulla differenza dei sessi e pertanto la famiglia si costituisce a partire da un uomo o e da una donna. Per quale motivo la natura abbia stabilito che debba essere così, esula dalle nostre possibilità conoscitive. Ovviamente, attraverso la scienza e la tecnica, l’uomo può intervenire sul corso della natura, sempre rispettandone i principi, e per es. trasformare un uomo in donna o viceversa, rendendo possibile che un amore omosessuale si trasformi in famiglia autentica, ossia capace di generare filiazione propria. 
L’essenziale, in qualsiasi intervento sulla coppia, atto a rendere possibile la procreazione in presenza di evidenti ostacoli, quali essi siano, è sempre che al nascituro sia assicurato il diritto assoluto a sapere chi sono i propri genitori e a poterli eventualmente rintracciare. Questo dovrebbe essere un diritto inalienabile del nascituro.
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ESTETICA
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale dell’Estetica è il lasciarsi andare dell’essere umano alla creatività totale, dominata dalla fantasia e non delimitata da nulla. L’Estetica è la sfera dell’assoluta libertà, essa presuppone ovviamente la Teoretica, quindi il sapere, e l’Etica, quindi i valori sociali, ma poi nel suo agire è del tutto libera, incondizionata. Per questo nelle varie manifestazioni estetiche l’essere umano, sia che le produca attivamente da artista sia che ne fruisca, si sente pienamente realizzato e felice.  Ogni attività umana può essere ’bella’, armoniosa, quindi ’artistica’. L’Estetica è insomma una dimensione generale dell’esistenza che consiste nella bellezza, in questo sentimento di compiuta perfezione che accompagna ogni atto ’bello’.
Essa si articola nelle varie attività umane dominate dalla creatività e dalla fantasia, che sono quindi infinite e soggette a continua ulteriore elaborazione. Alcune di queste sono per es. l’arte in generale (pittura scultura, architettura ecc.), la musica, il gioco, lo sport, la culinaria e così via.
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FELICITÀ COSMOPOLITICA 
(PSICOLOGIA FILOSOFICA)
Principio Fondamentale
Nell’ambito della psicologia riflettiamo sulle possibilità di una vita felice e realizzata per ogni essere umano indipendentemente dalla condizioni fortuite della nascita. Ci auguriamo che ciò possa essere possibile nella nuova società mondiale basata sul nuovo paradigma, esposto nelle parti teoretica ed etica di questa piattaforma.  
Risulta evidente che non possa essere una vita uguale a quella della società attuale, perché è proprio l’impostazione consumistica della nostra società e quindi l’ideale sbagliato di felicità che essa propone, a essere la causa principale di una produzione e di una crescita, pensate come destinate a evolversi  in modo illimitato. Ciò è la causa prima del problema ambientale che occorre oggi assolutamente risolvere.  Difficile pensare infatti a una vita felice e realizzata in un ambiente naturale diventato ostile all’uomo.
Si può quindi ben intravedere  il rapporto logico che esiste tra la giusta aspirazione alla felicità dell’essere umano,  il modello consumistico che l’attuale forma di economia occidentale ma alla fine anche globale gli suggerisce e, infine, il problema ambientale che ne è la conseguenza. 
Se lo scopo principale dell’economia è la crescita e quindi la produzione,  il sistema dovrà inevitabilmente suggerire alla massa degli esseri umani un modello comportamentale basato sul consumo,  altrimenti i beni prodotti resterebbero senza acquirenti e il sistema economico collasserebbe. Da questa esigenza nasce pertanto il continuo martellamento  pubblicitario che cerca di promuovere negli esseri umani desideri per beni di cui essi potrebbero tranquillamente fare a meno, perché non necessari alla vita.  
Così l’essere umano, soprattutto se non dotato di un’adeguata preparazione culturale e quindi di un autocontrollo gestito dalla propria coscienza, si trova in balia di una quantità enorme e continua  di stimoli materiali, miranti a far nascere in lui dei bisogni artificiali che in natura invece non ci sarebbero. 
Si crea in tal modo un circolo molto poco virtuoso, nel quale l’individuo costantemente desidera qualcosa della cui esistenza senza la pubblicità e l’offerta neanche verrebbe a sapere,  ma che il sistema economico gli indica come necessario alla felicità. Così l’individuo utilizza il proprio tempo per accumulare una ricchezza da potergli consentire il consumo di quei beni e quindi di pervenire alla felicità. 
Il risultato però non è una vita felice e realizzata, poiché ciò non ha nulla a che vedere con il consumo di beni, bensì con una vita creativa, come vedremo in questa sezione. La creatività è però proprio l’opposto del consumo, essa dà vita a qualcosa di bello, che non deve poi essere necessariamente consumato, ma può anche essere soltanto condiviso (pensiamo a opere artistiche in un museo, per es.). La condivisione di un bel prodotto nostro con i nostri simili non significa consumo sfrenato e non ha pertanto nulla a che fare con un sistema economico orientato alla produzione infinita.
Trattandosi di una crescita e di una produzione appunto continue e infinite,  il sistema deve assolutamente creare in continuazione nuovi stimoli e nuovi bisogni,  dichiarando superati nel tempo quei beni che invece solo poco prima erano essenziali alla felicità.  L’individuo, pertanto, anziché essere stabilmente felice, è stabilmente infelice, poiché è soggetto all’acquisto di beni dalla durata estremamente breve.  L’essere umano, insomma, finisce per essere schiavo del sistema economico e diventa una rotella in un ingranaggio molto più grande di lui che deve funzionare a tutti i costi per evitare il collassamento del sistema.
Così  l’essere umano viene ridotto soltanto a mezzo, il  che è proprio il contrario di quanto invece Kant ha indicato in modo convincente e logico come regola fondamentale  dell’etica e dei rapporti intersoggettivi, ossia che l’essere umano venga considerato sempre come fine, mai soltanto come mezzo.
In una tale situazione  di sfruttamento di ogni essere umano e del suo giusto e innato desiderio di felicità,  l’individuo non può che essere alla fine infelice, poiché gli manca sempre qualcosa, quel qualcosa che rappresenta l’ultimissima moda o  l’ultimissimo prodotto, il cui consumo, secondo la pubblicità del momento, soltanto lo renderebbe veramente felice.
La vera felicità, invece,  non consiste affatto in un consumo smodato è orientato da fuori, bensì in quelle tre attività creative fondamentali  indicate nella sezione ’Etica’ come il contenuto della vita sociale: la partecipazione politica alla vita dello Stato,  il lavoro inteso come il proprio contributo alla comunità, infine la famiglia, come luogo dell’amore e dei sentimenti più intimi.  Si tratta di attività partecipative e sociali, non di consumo. Sono poi attività gratuite o addirittura doveri, come il lavoro, che ci arricchiscono spiritualmente grazie al riconoscimento sociale e all’amore che riceviamo.
Il nuovo paradigma dovrà allora suggerire all’essere umano  una via per pervenire alla felicità che non sia basata sul consumo,  bensì su attività creative. Tali attività non sono soltanto quelle esplicitamente legate ai valori dello Stato,  del lavoro e della famiglia, ma sono anche tante altre, non legate tanto all’etica, quanto all’estetica, come si vedrà in questa sezione.
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ARTI FIGURATIVE COSMOPOLITICHE MONDIALI 
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale delle arti figurative è la forma esteriore che assume il bello, prodotto dalla creatività umana. Si tratta di una figura esteriore percepibile tramite il senso della vista. Pittura, scultura, architettura sono alcuni esempi di arti figurative. 
In tali arti s’impiegano dei materiali, quindi interviene un certo impatto sull’ambiente. Nel caso della scultura si tratta per es del marmo, usato anche in architettura e arredamento d’interni.  Basta dare uno sguardo alle montagna della città di Carrara, da dove viene il famoso e pregiatissimo marmo, per capire l’impatto che anche l’arte ha sul territorio e sull’ambiente.
In linea generale le costruzioni  dell’uomo, quindi le case, per le quali egli cerca posizioni evidentemente incantevoli, spesso deturpano il paesaggio sia da un punto di vista estetico, sia anche da un punto di vista idro-geologico. Alluvioni tragiche che costano anche vite umane sono la conseguenza di tali costruzioni che, cercando la vicinanza fiumi, laghi, mare o in altri luoghi di bellezza paesaggistica, ne cambiano l’ordine armonioso che tali luoghi si sono dati nei secoli dello sviluppo della Terra.
Anche l’arte figurativa dunque rientra a pieno titolo non solo in un discorso filosofico, poiché essa appartiene a una sfera importante della vita, quella del bello e della creatività assolutamente libera basata sulla fantasia, ma anche in un discorso di tipo ambientale. 
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MUSICA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
La musica è una produzione della creatività umana corrispondente al senso dell’udito. Mentre le arti figurative si fondano sulla dimensione dello spazio, che esse in qualche modo sempre occupano, la musica si fonda sulla dimensione del tempo. Ovviamente occupa anch’essa uno spazio, per es. la copertura di una piccola o grande porzione di spazio da parte di musica riprodotta a basso o alto volume, ma tale dimensione spaziale nella creazione musicale non è essenziale ed è modificabile fino all’eliminazione quasi totale (riproduzione di un brano musicale a volume pari allo zero, resta solo il medium della riproduzione, magari un file). Quindi la dimensione essenziale della musica è il tempo, quella accessoria, che la condiziona ma non la determina, è lo spazio.
La musica come tale ha già oggi una portata cosmopolitica e mondiale, oltre che locale e nazionale. Occorrerà in futuro elaborare musica cantata anche nella lingua mondiale sovranazionale, che non potrà essere una lingua nazionale. Quindi anche nell’elaborazione di tale lingua mondiale si dovrà prestare attenzione alla sua orecchiabilità.
La musica inoltre collega e unisce gli esseri umani, quindi sarà un veicolo importantissimo per la creazione della comunità mondiale e dello Stato mondiale. È importante che l’industria incida il meno possibile su di essa e si creino commissioni di musicisti ed esperti, per difendere il patrimonio musicale mondiale dall’intervento spesso distruttore dell’economia. Essa è, infatti, interessatissima a creare mode passeggere, promuovendo musicista che non valgono nulla, ma per motivi altri rispetto alla musica stessa riescono ad avere un impatto soprattutto sui giovani, facilmente influenzabili. Così facendo però vengono ignorati e accantonati autentici musicisti.
Altro che aspetto che dovrà essere assolutamente rispettato nello Stato mondiale sarà la musica locale. Vediamo oggi come la musica inglese tenda a soppiantare le musiche locali, spesso assolutamente sconosciute fuori dai confini. Questo è un vero peccato e un mondialismo inteso in modo sbagliato. Il mondialismo autentico non copre, ma esalta le tradizioni locali, anche quelle musicali, facendole conoscere anche fuori dal proprio luogo d’origine. Televisioni e radio mondiali avranno il compito di esaltare e promuovere le tradizioni anche musicali nazionali e regionali, trasmettendole in mondovisione. Così sia la musica mondiale nella lingua non-nazionale mondiale sia le tradizioni musicali locali saranno ugualmente conosciute in tutto il mondo. 
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ARTE CULINARIA COSMOPOLITICA MONDIALE
Principio Fondamentale
La cucina è ovviamente un’attività dotata di senso e addirittura collegata alla sopravvivenza dell’individuo, per cui essa appartiene alle necessità della vita. Nondimeno, proprio per questo suo carattere serio e necessitante, ancora più si presta a un’attività creativa e fantasiosa, come del resto la storia della culinaria ampiamente mostra. 
Non si tratta solo di preparare cibi gustosi con fantasia e creatività, che quindi piacciano al nostro gusto olfattivo e gustativo, oltre che visivo, ma anche se siano sani, quindi che siano in armonia con la fisiologia del nostro corpo.

L’arte culinaria è pertanto tale che possiamo praticarla (o fruirne) ogni giorno, anche più volte al giorno. Non bisogna mai considerare il cibo solo in mezzo per sopravvivere, bensì vedere in esso o una forma della nostra vita artistica attiva, cucinare bene rende felici, oppure una forma della nostra vita artistica passiva, quindi godere di un bel piatto preparato attivamente da altri.
L’impatto dell’arte culinaria sull’ambiente è enorme soprattutto quando non si pratica in senso artistico come scopo, ma com’è nella cucina di massa, ossia come mezzo. Il consumo esagerato di carne animale e la conseguente pratica dell’allevamento intensivo produce non solo enormi danni all’ambiente, ma va anche considerata da un punto di vista etico in modo critico.
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GIOCO COSMOPOLITICO MONDIALE
Principio Fondamentale
Il Principio fondamentale del gioco è la sempre la creatività sostenuta dalla fantasia, applicata però ad attività ludiche che non intendono raffigurare qualcosa, come nelle arti figurative, bensì istituire un rapporto interumano su di un piano diverso da quello della pura logica. Naturalmente anche un gioco si fonda sulla logica, le regole del gioco per es. o la strategia, ma il carattere distintivo di un gioco non è dato da tali regole, che possono anche cambiare e cambiano anche nel tempo, oppure dalla strategia, anch’essa variabile, bensì nel fine del gioco. Tale fine non è dotato in sé di una logica ferrea, ma è un prodotto della pura fantasia.
Mettere per es. la palla in una rete oppure impedire di farlo, come nel caso del calcio, è una cosa di per sé illogica, se si pensa al dispendio di energie come anche ai costi o al rischio di farsi male connessi a tale operazione che di per sé non porta nulla. 
Stessa cosa dicasi per es. per il gioco delle carte: avere quattro assi in mano e fare poker di per sé non ha senso, non porta nessun miglioramento nella vita degli uomini. Eppure piace, è bello, è entusiasmante, per chi gradisca tale gioco.
Quest’attività apparentemente senza senso, che comunque presuppone una certa abilità, ma in sé non ha senso, è appunto il gioco. 
Il fatto che sia senza senso anzi fa parte proprio del principio del gioco, poiché, non essendoci alcun senso, distende, rilassa, consente distrazione dalle altre normali attività della vita quotidiana che sono invece piene di senso e vanno svolte secondo principi atti a realizzare tale senso.
Il gioco di per sé anche se non va, quindi anche se si perde una partita di carte o di calcio, non fa nulla, si vincerà la prossima, non è importante, l’importante è essersi ’divertiti’, ossia aver vissuto per un po’ di tempo al di fuori della logica cogente del senso razionale e necessario proprio della vita quotidiana. Ovviamente ciò vale per il gioco puro, non per quello che è diventato lavoro o ha a che fare con soldi, quindi la partita di calcio tra amici è gioco, quella tra squadra di club con giocatori pagati fior di milioni non è più gioco, ma lavoro (qui a volte un goal fatto o non fatto provoca la perdita o il guadagno di milioni). 
Anche il gioco come tale ha il suo influsso sull’ambiente, anche se molto limitato nel caso del vero gioco, mentre è più incidente nel caso del gioco diventato sport e lavoro, poiché i trasferimenti delle squadre per giocare altrove producono evidentemente inquinamento come anche i materiali che si usano in grandi quantità per produrre gli oggetti di cui c’è bisogno. Tutto ciò va evidentemente analizzato in una società mondiale, il cui scopo è anzitutto mettere in comunicazione le varie popolazioni e culture e in ciò il gioco aiuta moltissimo, dall’altra, però, deve anche salvaguardare i presupposti naturali dell’esistenza sulla Terra. 
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SPORT COSMOPOLITICO MONDIALE
Principio Fondamentale
Rispetto al gioco lo sport presenta una differenza sostanziale. Si tratta del concetto di ’prestazione’. Nel gioco, come abbiamo scritto, non c’è alcun senso veramente serio e ragionevole da perseguire, nello sport invece tale senso c’è. Se per es. si vuole battere il record mondiale di corsa nella distanza 100 metri, quel che ci si prefigge è una prestazione elevata, da raggiungere evidentemente con molti sacrifici, una dieta accurata, esercizi studiati a tavolino ecc. ecc. 
Nello sport si va a volte sino ai limiti delle capacità normali umane, pensiamo per es. a sport estremi come l’apnea o l’alpinismo, in cui si può anche rischiare la vita. Si tratta di sfide per vedere sin dove può arrivare l’essere umano a livello sia di corpo sia anche di mente, che sempre accompagna il corpo nell’unità inscindibile che li lega. 
Un gioco come per es. il calcio non può diventare mai uno sport, anche se così a torto lo si definisce. Il gioco ha sempre uno scopo solo ludico, di puro divertimento, anche quando viene praticato come lavoro, resta sempre uno sport con un fine senza senso, quale il vincere un campionato dopo aver gettato tantissime volta la palla in una rete e averne prese poche nella propria. Il calcio sarebbe uno sport se lo scopo fosse giocare ininterrottamente per un record per es. di 5 ore. Allora lo scopo non sarebbe più la vittoria per il numero di palle in rete, ma la prestazione di resistenza, indipendentemente dal numero di reti segnate o incassate. 
Lo sport ha ovviamente anch’esso un certo impatto sull’ambiente, se gestito a livello nazionale o internazionale con viaggi ecc. ecc.  La prestazione come tale è però qualcosa che rafforza di per sé il rapporto con l’ambiente, per es. negli sport acquatici o montani, dove si esplorano altre dimensioni della natura, e si conosce la medesima anche in modi che la vita normale non consentirebbe. Conoscere la natura è sempre importante ed è il presupposto per rispettarla.
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TEMPO COSMOPOLITICO
Principio Fondamentale
Il tempo è la dimensione fondamentale della nostra esistenza. Esso può essere considerato nella propria dimensione universale sia cronologica, il tempo propriamente detto, sia spaziale, il risultato dello sviluppo cronologico, dunque in ultima analisi del tempo stesso. 
Questa dimensione è del tutto indipendente dalla nostra volontà, siamo venuti al mondo, all’essere, senza volerlo e senza saperne il perché, ce ne andremo allo stesso modo. L’immane sforzo della filosofia e della scienza in generale è proprio comprendere se ci sia una risposta a tale ‘perché’ e siamo molto lontani dall’averlo pur minimamente compreso, anche se siamo pervenuti già a diverse conoscenze. Il lavoro di ricerca da fare è ancora tantissimo, siamo solo agli inizi della storia del sapere: 2500 di scienza e filosofia sono da considerare un ottimo inizio, nulla di più.
Le fasi del tempo rispetto all’individuo sono il passato (storia), il presente (attualità), e infine il futuro, che è la dimensione propria della progettualità e della creatività.
In questa sezione cercheremo di ricostruire le tappe fondamentali della storia da un punto di vista filosofico, filosofia della storia dunque, e ne discuteremo. Ciò è essenziale, poiché solo comprendendo la storia e il suo senso, possiamo capire il presente, quindi la nostra stessa vita, per essere poi in grado di progettare in modo sensato il futuro. 
La comprensione del presente è la sfera dell’attualità, del mondo in fieri, che sta divenendo durante la nostra stessa vita e insieme a noi. In questa rubrica ci confronteremo anche con le notizie di attualità e con ciò che quotidianamente avviene al momento (le news mondiali filosofiche).
Infine, nella rubrica ‘futuro’ potrebbe o forse addirittura anche dovrebbe uscire da questa piattaforma un movimento capace di diffondere una filosofia cosmopolitica, quale quella promossa da questa piattaforma, a livello mondiale e quindi in grado influire sulla vita umana sulla Terra in senso cosmopolitico e ambientale, dunque di unione tra gli esseri umani nonché tra questi e la natura.
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STORIA MONDIALE
Principio Fondamentale
La riflessione filosofica sulla storia rivela alcuni principi fondamentali che ci aiutano a ricostruirne un certo senso. Capire il senso della storia è fondamentale per intravvedere in quale direzione essa si diriga oggi. La storia, infatti, non è qualcosa di passato, come il termine erroneamente potrebbe indurre a pensare, bensì è il nostro stesso presente che, nel momento in cui lo pronunciamo, già è passato e quindi è diventato appunto ‘storia’.
Sant’Agostino ha espresso nelle Confessioni tale concetto tramite la sua famosa teoria del tempo. Secondo questa teoria il passato non esiste più, giacché definitivamente superato (appunto ‘passato’) come tale, esiste ancora soltanto come ‘presente del passato’, ossia come la memoria che noi uomini abbiamo di esso; il futuro non esiste ancora, poiché deve ancora avvenire, quel che esiste è soltanto l’immaginazione attuale di quel che potrà avvenire in futuro, ossia esiste solo come ‘presente del futuro’. 
Dunque, sia il passato sia il futuro si riducono alla loro rispettiva presenza nel pensiero dell’essere umano nel momento presente, che è quindi l’unica dimensione del tempo che veramente esiste. Si tratta di quel che potremmo definire come ‘il presente del presente’, ossia la coscienza che l’essere umano ha di se stesso, del fatto che ora e qui stia pensando, riflettendo, ricordando, immaginando, programmando e così via. Ossia la coscienza che l’essere umano ha dell’estendersi del proprio pensiero nelle dimensioni del passato e del futuro. 
Tale presente però, nel momento stesso in cui lo pensiamo, si dilegua, è già subito immediatamente passato, per cui alla fine il tutto dell’esistenza si limita al puntualità dell’attimo attuale, ossia alla coscienza immediata dell’ora e qui, che però ha la straordinaria capacità di estendersi a ritroso verso un passato senza limiti (cosa c’era prima che ci fosse il mondo?) e in avanti verso un futuro ugualmente senza limiti (cosa ci sarà quando il mondo finirà?). 
Insomma, il tempo è la coscienza dell’io nella sua estensione infinita sia temporale sia anche spaziale, essendo lo spazio null’altro che il prodotto del tempo, del divenire. 
Ritornando ora, dopo esserci confrontati con Sant’Agostino, al concetto della ‘Storia’, possiamo concludere che essa corrisponde alla ricostruzione logica del passato che gli uomini ne hanno finora fatto e ancora ne fanno, sforzandosi d’interpretare i dati in loro possesso. I principi della storia sono il succo di quel che si può concludere, da un punto di vista logico, dopo aver preso conoscenza delle più importanti opere di storiografia.
Il primo principio è che la storia si è sviluppata e continua a svilupparsi procedendo da innumerevoli comunità preistoriche iniziali, sparpagliate sulla Terra, verso i circa 200 Stati attualmente esistenti sul pianeta Terra. C’è stata quindi una progressiva riduzione del numero di comunità umane e contemporaneamente un aumento della loro grandezza sia come numero di esseri umani che ne fanno parte sia come spazio geografico da esse occupato. Se le prime comunità umane occupavano uno spazio ristretto e si spostavano secondo la modalità del nomadismo, le comunità umane attuali sono stanziali e occupano spazi enormi, se messi a confronto con quelli originari delle comunità preistoriche. C’è stata pertanto una riduzione del numero delle comunità e un aumento della loro grandezza. 
Tale fenomeno non è ancora finito, ma continua. Il processo di unificazione europea può essere considerato secondo tale ottica come lo sviluppo di uno Stato continentale europeo a partire dagli Stati nazionali presenti su tale continente. Non è ancora chiaro quali Stati nazionali alla fine ne faranno parte, ce ne sono alcuni in uscita, altri in entrata, ma il senso della storia europea attuale è chiaramente che si sta passando da una molteplicità di Stati nazionali a uno Stato unico, indipendentemente da quale forma definitiva (federazione, stato centralizzato ecc.) esso assumerà.
Mancando un buon motivo per ritenere che tale sviluppo da innumerevoli comunità originarie piccole e isolate alle comunità grandi di oggi non sia ancora oggi in corso, come il processo di unificazione europea ampiamente dimostra, si può concludere che il senso della storia sembra essere in primo luogo la creazione di una comunità in linea di principio mondiale, di cui facciano parte tutti gli esseri umani presenti sul pianeta Terra. È pertanto logico ritenere che i circa 200 Stati attualmente presenti sulla Terra nel corso dei prossimi decenni e secoli si riducano ulteriormente, dando vita a formazioni statali continentali, le quali poi a loro volta ancora più in là nel tempo riterranno utile unificarsi e coordinare le proprie politiche all’interno di una comunità umana mondiale unica. 
L’ideale filosofico dello Stato mondiale unico, che Toynbee nell’introduzione alla piattaforma ci ha indicato come l’unico modo per poter seriamente pensare di dominare e risolvere sia la problematica ambientale sia anche quella sociale a essa oltre tutto connessa, non è dunque un’utopia o il prodotto dell’immaginazione di un singolo pensatore visionario, per es. Kant che lo ha formulato nel proprio scritto del 1795 Sulla pace perpetua, quanto piuttosto il senso immanente della storia, il suo fine intrinseco. La storia procede verso lo Stato mondiale.
Il secondo principio riguarda la modalità di tale sviluppo, ossia con quali mezzi gli esseri umani abbiano realizzato in passato e realizzino ancora oggi il superamento dell’isolamento della propria comunità e l’unione con altre comunità in una comunità più grande che le includa. Hegel nelle sue Lezioni sulla filosofia della storia, indica un tale mezzo nella guerra. Sono i contrasti tra le comunità locali, sfociati in guerre per il territorio, ad aver costituito il primo punto di contatto. Tali guerre sono però prima o poi sfociate in trattati di pace e in accorpamenti o unificazioni, ossia le due o più comunità, dopo essersi combattute a morte, hanno trovato in qualche modo una via di rappacificazione sia come annessione della comunità perdente da parte della comunità vincente sia anche come unificazione paritaria. Anche in questo l’esempio dell’Europa è illuminante: Stati nazionali che per secoli si sono fatti la guerra, stanno provando e anche trovando dopo il 1945 la via dell’unificazione. 
La guerra conduce, quindi, paradossalmente alla pace e poi all’unificazione. Questo sembra essere un altro Principio fondamentale della storia. Esso però dopo il 1945 e la bomba atomica non può essere più applicato. Il periodo della ‘guerra fredda’ tra il mondo capitalista e quello comunista ha evidenziato nel modo più chiaro tale impossibilità della guerra nel mondo attuale. Gli USA e l’URSS volentieri si sarebbero fatti la guerra negli anni cinquanta e sessanta e in diverse occasioni ci andarono anche molto vicini, nessuno fece però il primo passo. Il motivo è molto semplice: nessuno era sicuro di vincere, essendo la potenza tecnologica dell’avversario talmente potente che si profilava per la prima volta nella storia una guerra senza vincitori, ma solo con sconfitti. Perché, dunque, farla? 
Dopo il 1945 il principio della guerra come mezzo per la creazione di comunità umane più grandi risulta ancora valido a livello locale, ma non può più funzionare a livello globale, tra Stati semicontinentali quali quelli di oggi. Se si vuole continuare nel processo storico di ampliamento della comunità umana, come finora avvenuto, lo si può solo fare con la pace, la ragione e la democrazia, in ultima analisi quindi con la filosofia. Solo comprendendo quanto sia importante unificarsi per gestire le difficoltà della vita sulla Terra, la comunità umana può svilupparsi ulteriormente, come avvenuto fino a oggi, e progredire verso unità superiori, verso comunità più grandi. La via della guerra non è più percorribile (per fortuna, ovviamente).
Il terzo principio della storia riguarda l’aspetto qualitativo della vita degli esseri umani. Nel corso della storia le comunità umane non sono solo diventate più grandi, quindi di meno, ma anche più libere, nel senso generale della parola ‘libertà’. Se possiamo immaginarci l’uomo primitivo come soggetto ai propri bisogni istintivi, alla paura di non poterli soddisfare, alla continua ricerca di cibo e degli altri beni assolutamente necessari alla sopravvivenza, quindi anche schiavi di altri esseri umani più forti che lo sottomettevano rendendolo schiavo, il mondo moderno garantisce una serie di diritti, sanciti dalle costituzioni nazionali ispirate alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, le quali gli garantiscono una vita dignitosa, quindi libera. Certo non ancora tutti gli Stati applicano tale Dichiarazione nelle proprie costituzioni locali, ma questo è il senso della storia, ossia si lotta affinché la libertà si estenda anche a quegli Stati in cui essa ancora non è garantita. Non c’è invece una lotta per il contrario, ossia non c’è una tendenza negli Stati che garantiscono la libertà alla diminuzione o cancellazione di questa e al ritorno a forme di dittatura e dispotismo o addirittura di schiavitù. Ci possono ovviamente essere periodi di crisi momentanea della libertà, ma poi prima o poi il popolo insorge e la ripristina. La libertà sembra essere una forza irresistibile che non accetta mai in alcun modo di essere imbrigliata.
In conclusione, si può dire che il senso della storia sia duplice: da una parte verso la creazione di comunità sempre più grandi fino in ultima analisi alla comunità mondiale; dall’altra verso la creazione di comunità che garantiscano agli individui la libertà fino in ultima analisi alla libertà per tutti gli esseri umani. Unificando questi due principi fondamentali si può dire che il senso della storia è una comunità mondiale di esseri umani tutti liberi. Considerando che questa forma perfetta di Stato non potrà essere raggiunta con la guerra, com’è stato fino al 1945, dobbiamo concludere che solo la pace, quindi la scelta cosciente degli uomini, ossia la filosofia, potrà condurre gli esseri umani a questo passo decisivo della propria storia. La storia pertanto deveessere portata a compimento dalla filosofia e questa piattaforma intende essere proprio il mezzo che realizzi tale compimento, tale senso della storia. 
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FUTURO COSMOPOLITICO MONDIALE
Principio Fondamentale
La storia è lo sfondo, il palcoscenico sul quale si svolge la nostra vita. Essa è il tempo, il divenire, il fiume di vita nel quale quotidianamente noi ci bagniamo, non potendoci però mai bagnare due volte in esso, come ben scrisse ormai 2500 anni fa Eraclito. Questo fiume ha una fonte, dalla quale tutto deriva, e una foce, verso cui esso tende. La scienza storica, la storiografia, c’insegna a conoscere la fonte, per quanto ciò possibile, sulla base dei documenti pervenutici; ma quale scienza ci può insegnare a conoscere la foce, che ancora non è e di cui quindi non esiste alcun documento? Qui ci viene in aiuto la filosofia, poiché solo essa può darci lume su questo oggetto di conoscenza misterioso, il futuro, eppure necessario: come possiamo, infatti, indovinare le giuste mosse da fare se non conosciamo la meta cui quelle mosse devono condurre?
La foce del fiume della vita è il suo concetto, quel che la vita deve essere. L’idea della vita, l’idea della comunità umana, questa è la foce. Che umanità desideriamo? Che umanità riteniamo essere quella giusta, quella che corrisponda al proprio concetto, alla propria idea? Se non rispondiamo a tale domanda cruciale, ossia se non ci poniamo da questo punto di vista che, con Platone, Hegel e i loro discepoli, possiamo senz’altro definire il punto di vista idealista della conoscenza, non potremo mai e poi mai impostare in modo ragionevole, serio, saggio il futuro. 
Ma il discorso sul futuro dell’umanità non è altro che il discorso politico, essendo questa la disciplina che ha il compito d’indicare agli esseri umani lo scopo comune da raggiungere e la forma di società adatta a consentirne la realizzazione. Soltanto la risposta a quella domanda consente pertanto un’impostazione saggia della politica, ecco perché alla fine, come ha chiarito in modo esemplare Platone, la filosofia nella propria essenza alla fine è il vero e proprio fondamento indispensabile della politica.
Evidentemente l’idea della comunità umana può essere soltanto quella di una gestione unitaria da parte dell’umanità del pianeta Terra, delle sue risorse, dei cura dell’ambiente, di miglioramento delle condizioni favorevoli alla vita, di premura nei confronti dei più deboli come i bambini, gli anziani, i malati e così via. La cura dell’ambiente naturale e l’aspetto sociale sono sicuramente le due priorità dell’umanità. Essa deve però anche consentire la propria realizzazione ai ‘forti’, a coloro che almeno in quel determinato momento della propria godono di buona salute e che hanno l’energia e l’età per compiere grandi azioni politiche, economiche o scientifiche non importa, tutte sono importanti per il benessere degli uomini, di poterlo fare. La società del futuro deve quindi essere anche meritocratica. 
Quel che sembra essere l’idea dell’organizzazione politica dell’umanità è, pertanto, una forma statale mondiale, che si prenda cura dell’intero ambiente naturale, proteggendolo e assicurandosi che sia adeguato a far vivere bene gli uomini; che protegga i deboli, sia quindi sociale, ma al contempo premi e sostenga i forti.
Volgendo ora il nostro sguardo alla piramide storica, come l’abbiamo esposta nella sezione precedente sulla storia, possiamo collocare l’umanità all’incirca verso i suoi tre quarti, avendo ampiamente lasciato alle nostre spalle il periodo preistorico, dominato dalla molteplicità delle comunità umana non collegate tra di loro e nomadi, ma non ancora raggiunto il livello ultimo dello Stato mondiale. Attualmente esistono al mondo circa 200 Stati, di cui però alcuni sono Stati continentali e quindi già in grado di unificare porzioni enormi di territorio terrestre sotto un’unica autorità legislativa e organizzativa, altri invece sono Stati relativamente piccoli, che devono quindi ancora trovare una propria modalità di unificazione in un più grande Stato continentale. Gli Stati europei sono sulla via giusta per realizzare tale passo storico decisivo, altri sicuramente seguiranno in futuro (per es. quelli africani).
È pensabile e auspicabile un futuro relativamente prossimo in cui si realizzino o almeno inizino a realizzarsi altri Stati continentali o semicontinentali. È impossibile nella storia indicare dei tempi precisi poiché la tecnologia incide profondamente su di essi, indichiamo però per es. l’arco temporale di questo secolo per la realizzazione compiuta dello Stato europeo e possibilmente l’inizio dei processi di unificazione di altri Stati continentali o semicontinentali, come per es. gli Stati africani e quelli sudamericani. L’importante è che l’umanità lavori in questa direzione, affinché un giorno poi ci siano pochi Stati continentali o semicontinentali e possa iniziare il lavoro della loro unificazione in un unico Stato mondiale. Naturalmente può anche essere che a causa di problemi enormi all’ambiente sia necessario provvedere subito a creare un’autorità mondiale sovranazionale almeno per alcuni aspetti della vita.
Ovviamente ci vuole tempo e anche tanto per far sì che i popoli si avvicinino, si conoscano, abbattano i pregiudizi e i timori iniziali, superino le barriere linguistiche e culturali e, infine, da tutto ciò emerga il desiderio di cooperazione e poi di unione. Prima del 1945 era con la forza che avveniva ciò, oggi, come abbiamo detto, tali processi possono avvenire solo con il dialogo pacifico, quindi con la saggezza e la filosofia. 
Vi sono però alcuni aspetti della vita umana sulla Terra che non possono aspettare tali pur necessari tempi storici, per cui l’umanità deve dar vita già da subito a un nucleo primordiale di Stato mondiale, a partire per es. dall’ONU, il quale ponga come obiettivo primario i seguenti fini:
1.  Affrontare in modo risoluto e senza indugi la problematica ambientale, seguendo le indicazioni che vengono dagli specialisti di livello mondiale.

2.  Risolvere in modo definitivo la problematica della fame nel mondo.

3.  Assicurare che ogni bambino, indipendentemente dal luogo di nascita, possa usufruire di un’istruzione basilare, la quale gli consenta un giorno di partecipare in modo attivo alla società mondiale (quindi libera circolazione delle persone).

4.  Combattere con veemenza le malattie e allungare la vita umana nonché migliorarne la qualità.
5.  Intervenire in modo pacifico in tutte le zone calde del mondo, portando pace e dialogo dove oggi, invece, regna la guerra e la separazione culturale totale tra popoli pur confinanti (Medio Oriente per es.).
6. Pretendere un consistente disarmo globale e utilizzare il denaro risparmiato per i punti 2 e 3
Queste 6 priorità devono essere affrontate da subito da un’autorità mondiale, costituita evidentemente da rappresentanti dei circa 200 Stati esistenti, la quale abbia autorità e sovranità, ossia su quei punti decida a maggioranza assoluta e tale decisione debba poi essere applicata anche dagli Stati risultanti minoritari. 
Essendoci un’evidente discrepanza tra Stati continentali o semicontinentali, i cui rappresentanti sono i portavoce evidentemente di un numero elevato di persone, e piccoli Stati locali, spesso costituiti una popolazione esigua, occorre che i giuristi elaborino un criterio giusto di rappresentatività  all’interno di tale super-governo o governo mondiale. 
Un tale criterio non può sicuramente essere quello della vittoria nell’ultima guerra mondiale, poiché non sarebbe un criterio filosofico, basantesi sulla pace e quindi sul nuovo ordine mondiale inaugurato dall’uso della bomba atomica, bensì un criterio relativo al vecchio mondo, quello che ancora risolveva le controversia tra gli Stati con la forza e la guerra. Non vi possono essere pertanto in tale nuovo governo mondiale potenze con diritto di veto contro decisioni comuni, ma una pariteticità giuridica assoluta tra gli Stati: ogni Stato avrà uguali diritti e doveri, pur avendo evidentemente un differente peso nel voto, a seconda del numero di abitanti. L’unica differenza può consistere soltanto nella quantità di abitanti e quindi nel numero dei rappresentanti: non può pensare che uno Stato minuscolo, come San Marino, possa avere la stessa capacità decisionale come uno Stato semicontinentale tipo gli USA, la Cina o la Russia. Ciò, però, non ha nulla a che vedere con la potenza economica e militare degli Stati o con il fatto che abbiano vinto o perso l’ultima guerra, bensì solo con il dato demografico oggettivo e scientifico relativo alla quantità di esseri umani che in essi vivono.  Uno Stato con molti abitanti avrà necessariamente un numero di rappresentanti o di voti proporzionalmente superiore a uno Stato con pochi abitanti. Ciò è semplicemente giusto, quindi vero. Pertanto è un criterio oggettivo, che ognuno in linea di principio può condividere, se interessato a vivere in modo democratico insieme agli altri esseri umani.
Questo sembra essere nel momento attuale di sviluppo dell’umanità nella piramide storica lo scopo fondamentale da raggiungere nel più breve tempo possibile: la creazione di un governo mondiale provvisorio, in attesa di quello definitivo quando il corso della storia avrà raggiungo la vetta della piramide. Tale governo dovrà affrontare con energia e risolutezza quei punti fondamentali. Gli Stati nazionali dovranno applicare le decisioni di tale governo provvisorio, in caso contrario dovranno essere isolati dalla comunità internazionale, poiché non cooperanti rispetto alla gestione pacifica della vita umana sulla Terra.
Un nuovo movimento-partito filosofico mondiale, la cui formazione ormai è diventata improcrastinabile, deve farsi carico di promuovere la realizzazione di questo scopo provvisorio. A tale movimento-partito possono e devono partecipare tutte quelle forze politiche, movimenti e partiti, che hanno a cuore in vario modo le sorti dell’umanità. Il movimento-partito filosofico mondiale deve essere sovranazionale e sovra ideologico, esso deve raccogliere tutti coloro che abbiano a cuore le sorti dell’umanità, non solo del proprio popolo e al di là delle differenze ideologiche, religione, economiche e di qualsiasi altro tipo. 
Se il problema ambientale peggiora, viviamo peggio tutti, senza riguardo a nazioni, religioni, ricchezza, età o altre differenze. 
Se un bambino in un qualsiasi luogo della Terra è costretto a lavorare sin da piccolo e non può studiare o addirittura muore per fame o malattie facilmente curabili altrove, non possiamo non soffrire per lui come se fosse un nostro figlio.
Noi persone filosoficamente orientate al Bene generale dobbiamo identificare la nostra felicità con la felicità di tutti i bambini del mondo che dovremmo sentire come nostri figli: potremo sentirci pienamente felici e soddisfatti solo quando anche l’ultimo bambino al mondo avrà abbastanza da mangiare, frequenterà la scuola e potrà trascorrere l’infanzia in famiglia e in un ambiente sano. Finché quest’obiettivo non sarà raggiunto, dovremo sentirci come in guerra. Si tratta di una guerra filosofica, la guerra per il benessere di tutti i bambini del mondo. Questo dovrebbe essere il legame comune che ci unisce attraverso tutte le differenze: quest’obiettivo comune dovrebbe darci la forza di creare il nuovo mondo in unità. Se agiremo sempre insieme e in unità, saremo imbattibili e alla fine, prima o poi, vinceremo. Ma se ci comporteremo come oggi - frammentati in molti movimenti -, la sconfitta sarà inevitabile. I problemi sono giganteschi e solo un’unione degli spiriti delle persone buone, indipendentemente da religione, ideologia politica, popolo di appartenenza ecc. potrà avere qualche possibilità di successo.
Tutti coloro che sentono dentro di sé questa sofferenza che potremmo definire ‘dolore cosmopolitico’, tutti coloro che sentono di amare l’umanità al di là di qualunque confine e differenza dovuta soltanto al caso fortuito della nascita in un luogo o in un altro, sono chiamati oggi come non mai a prendere parte a questo movimento filosofico mondiale. Ormai la nostra coscienza di esseri umani razionali non può più tollerare la stupidità che per il profitto di pochi mette  a repentaglio le condizioni naturali necessarie alla vita tutti né l’ingiustizia schiacciante causata dal fatto assolutamente casuale della nascita. 
La stupidità ecologica e l’ingiustizia economica devono essere sconfitte e bandite dal pianeta Terra. Un nuovo movimento filosofico mondiale deve nascere da questa piattaforma e impegnarsi affinché almeno questo duplice obiettivo politico sia raggiunto nel minor tempo possibile. È già tardi per restare con le mani in mano, ma siamo ancora in tempo per muoverci e collaborare tutti insieme, ognuno secondo le proprie capacità, al mondo di domani. 
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ATTUALITÀ MONDIALE
Principio Fondamentale
In questa pagina saranno fornite e commentate da tutti noi notizie riguardanti l’attualità a livello mondiale. Saranno pertanto privilegiate le notizie con evidenti risvolti di tipo cosmopolitico e mondiale rispetto alle notizie di carattere nazionale. Dovremmo cercare tutti insieme di costruire una specie di telegiornale mondiale, mentre tutti i telegiornali esistenti oggi sono di carattere nazionale o al massimo semicontinentale. In particolare poi saranno privilegiate notizie rguardanti l’ambiente, la sostenibilità, la giustizia sociale, quindi i temi fondamentali di questa piattaforma.
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Povertà Mondiale
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Migrazione
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Europa
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Italia-Germania
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FRIDAYS FOR FUTURE,
Principio Fondamentale
Il movimento Fridays For Future è qualcosa di speciale nel panorama contemporaneo. Esso non affronta e protesta per un motivo specifico, limitato al benessere solo di una porzione della popolazione (una classe sociale, una popolozazione particolare ecc. ecc.) bensì per i fondamenti e i presupposti della vita stessa, segnatamente ma non solo, umana sul pianeta Terra. Esso fa da eco a quel che ormai da diversi decenni studiosi e scienziati di varie discipline affermano: così non si può più andare avanti! Finalmente questa conclusione scientifica oramai inoppugnabile è arrivato anche alle menti e ai cuori delle nuove generazioni, che, com’è giusto e logico che sia, ora si fanno sentire a difesa del futuro, che è in primi il loro futuro.
In questa sezione vogliamo informare e dare spazio a questi giovani, come anche ai loro genitori e a chiunque sente in sé il desiderio ma anche il dovere supremo morale ed etico di’impegnarsi affinché i nostri figli possano godere un giorno di un mondi vivibile in tutti i sensi e a tutte le latitudini. 
La scienza e la filosofia sono dalle parte vostra, ce la farete, ce la faremo!

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Fake News
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Razzismo
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Pandemia
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GUERRA RUSSIA-UCRAINA
Principio Fondamentale 
Filosofia della storia: I nostri veri amici, il popolo russo
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Poniamoci una domanda: chi indicò un’altra possibile via quando, all’inizio del secolo scorso, appariva chiaro che il capitalismo era un gigante che divorava tutto, all’interno i concittadini più deboli e senza proprietà, i proletari, costretti a lavorare in situazioni di quasi schiavismo, all’esterno i popoli meno sviluppati, ridotti in schiavitù e derubati delle proprie ricchezze naturali nonché, sempre all’esterno,creava le condizioni materiali affinché prima o poi scoppiasse una guerra mondiale per decidere chi dovesse dominare il mondo tra le grandi potenze capitalistiche, come furono la prima e poi anche la seconda guerra, direttamente conseguenza della prima, quando il mondo insomma, nonostante il lento benessere che stava avanzando, iniziava a conoscere allo stesso tempo anche il periodo più brutto della propria storia, culminato poi nelle due bombe atomiche del 1945? Chi cercò di mettere un freno allora a questo mostro tutto-divorante? La risposta è una sola: il popolo russo con la rivoluzione del 1917.
 
Che poi le cose siano andate male, che Stalin abbia dato uno sviluppo dittatoriale e anche criminale al corso del comunismo, che l’URSS abbia, infine, ceduto al capitalismo e dal 1989 non esista più, tutto ciò non conta. Conta solo il coraggio morale e politico di quel popolo che seppe indicare al mondo un’altra possibile via. 

Tale altra via era una via squisitamente europea, in particolare tedesca, perché proveniva dalla Germania di Karl Marx, dal cuore dell’Europa. Ecco perché il popolo russo culturalmente appartiene profondamente e indissolubilmente all’Europa, fa parte della grande casa europea, le cui fondamenta si trovano in Atene. Sono le fondamenta della casa della filosofia, del pensiero che comprende il mondo e la vita, orientando la vita dell’uomo sulla Terra verso la pace, la giustizia, la vera libertà. Questa casa è l’Europa, non intesa come l’attuale UE, ma come l’insieme di popoli che convivono nello spazio continentale europeo.

La vera e autentica domanda nostra deve essere allora un’altra: che ci facciamo noi con gli USA, i quali continuano a portare avanti il capitalismo come se nulla fosse, come se la storia non avesse mostrato i danni che questo sistema infligge all’umanità, da ultimo quello forse più grave, quello ambientale? 

Per questi motivi culturali e filosofici, occorre che l’Europa nella guerra in corso tra Russia e Ucraina assuma una posizione equidistante tra USA e Cina, tra capitalismo e comunismo, e avvii un percorso di riavvicinamento con la Russia. Certo Putin è un ostacolo, ma non si doveva proprio arrivare a questo punto, non si doveva permettere che la minaccia di un’entrata dell’Ucraina nella NATO allontanasse gli Stati europei dai cugini, se non fratelli, russi. 

Il dramma oggi è proprio l’aver provocato quest’allontanamento della Russia dall’Europa, il che rientra perfettamente nelle mire americane, che da sempre vogliono l’Europa divisa e lontana dalla Russia, per dominarla. 

Alla domanda “cui prodest?” relativa al conflitto attualmente in corso, la risposta è una sola: agli USA. E così si trova automaticamente anche chi di nascosto, ma neanche poi più di tanto, ha spinto verso tale conflitto.
Scrivo queste righe ovviamente nella piena consapevolezza del crimine contro uno Stato sovrano compiuto da Putin e nell’altrettanto piena solidarietà verso il popolo ucraino, attualmente sofferente, ma la considerazione filosofica della storia guarda molto più lontano e in profondità di un crimine. Putin non è il popolo russo, non è la cultura russa, non è la storia russa, non è il compito storico che quella grande cultura ha coraggiosamente assolto nel secolo scorso, cercando di condurre l’umanità oltre la distruttrice immoralità del capitalismo.
Noi oggi dobbiamo ancora andare oltre il comunismo e la via segnata resta quella del superamento della concorrenza, dell’individualismo, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, della riduzione di tutto, anche dell’uomo, a merce. Lo dovremo fare in modo diverso, non dittatoriale e liberticida, ma il compito storico resta ancora quello, ossia superare il capitalismo. 
Se da una parte ci sono perdenti, perché che il comunismo storicamente abbia perso è chiaro, dall’altra non ci sono vincitori, giacché il capitalismo continua a sfruttare i deboli e a inquinare la natura, a infondere falsi valori nelle menti dei nostri giovani come la concorrenza e il consumismo, allontanando l’umanità dalla verità, che invece indica cooperazione e moderazione, al fine di poter vivere tutti insieme una vita serena e pienamente realizzata su questo piccolo pianeta, dalle risorse limitate, che ci ospita.
Occorre che l’Unione Europea si svegli e comprenda quel che veramente sta accadendo, una profonda ferita al centro del proprio cuore, e non parli all’unisono con il suo principale nemico, gli USA, che quella ferita, invece, festeggiano.

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