MENU
Lezione 15:  L’eticità come felicità e autorealizzazione dell’essere umano

Lezione 15: L’eticità come felicità e autorealizzazione dell’essere umano

 

*

Lezione 15

L’eticità come felicità ed
autorealizzazione dell’essere umano

*

All’interno dello Stato Etico (preferibilmente mondiale, ma comunque anche possibile come Stato nazionale), fondato sui principi filosofico-idealistici della razionalità dialettica e della libertà sostanziale, gli individui possono realizzare la propria essenza creatrice tramite la vita etica familiare e lavorativa. In tal modo la Ragione Assoluta, il Logos, si riproduce. In questo senso gli esseri umani individuali sono mezzi per la realizzazione dell’Assoluto, che gli sopravvive. Dove ciò porterà, se un giorno l’umanità non sarà più mezzo dell’Assoluto, ma governerà essa stessa l’Assoluto, non è dato al momento sapere ed è sicuramente una problematica sulla quale riflettere nei prossimi anni. 

Vi è però un premio che l’individuo riceve per aver garantito la riproduzione dell’Assoluto: si tratta della felicità. L’individuo che vive in modo etico, ossia che crea una famiglia stabile, all’interno della quale dà la vita sia naturale sia spirituale ad altri esseri umani, e che tramite il proprio lavoro soddisfa i bisogni di altri esseri umani, che egli riconosce come proprio fine, ha come gratificazione un sentimento di contentezza, di appagamento che lo rende appunto soddisfatto, appagato, contento. Questa è una felicità spirituale, condita da momenti di vera gioia, quale possono essere per es. la fase dell’innamoramento, la nascita di un figlio, la riuscita o ottenimento di un bel lavoro ed insomma tutti quei momenti particolarmente significativi e pieni di coinvolgimento anche emotivo che scandiscono la vita etica degli individui. All’interno di questa felicità spirituale, che è quella adeguata alla natura appunto spirituale dell’essenza razionale propria dell’essere umano, vengono soddisfatti anche quei bisogni, quelle pulsioni, quegli istinti di carattere maggiormente materiale, che ne costituiscono la componente non essenziale, ma comunque anche esistente, ossia la corporeità. 

La vita etica dell’essere umano è dunque una vita piena, sia spirituale sia corporea. La felicità è di carattere spirituale, ma tale da contenere anche il soddisfacimento della sensibilità.

Naturalmente essa è felicità etica, quindi da adulti, non quella propria dei bambini; è quindi una felicità accompagnata dalla coscienza della finitezza della vita umana, una felicità in qualche modo accompagnata dalla malinconia causata da tale coscienza. Ma più di tanto l’essere umano non può fare: l’infinità sta nella compiutezza del finito, come si è visto nella parte relativa alla logica, non nella ripetizione all’infinito degli atti di vita. Pertanto noi dob-biamo aspirare ad una vita compiuta, realizzata, piena, non ad una vita eterna, se vogliamo restare sui binari della logica.

Dunque la vita stessa ha una fine, in quanto ha un compimento. L’essere umano può far tutto affinché la propria vita sia infinita nel senso di essere compiuta, di aver realizzato qualcosa d’importante in essa. Oltre questa compiutezza non può però andare, anche se l’anelito ad andarci è presente. Così anche noi non possiamo andare oltre il concetto della felicità, un po’ velata di malinconia, che abbiamo appena presentato.  

L’essere umano che con costanza e tenacia superi tutte le difficoltà della vita, anche la stessa malinconia, e porti avanti tenacemente la realizzazione della vita etica, ha ‘carattere’. Il carattere è appunto la fermezza, fondata possibilmente su di un saldo sapere filosofico, di quali siano i veri valori della vita. Esso è la fonte della saggezza, che nella prima lezione abbiamo visto essere lo scopo della filosofia, del sapere; saggezza che può e deve essere, quindi, di tutti e non solo di pochi.

Possa questo piccolo libro contribuire a che nel mondo vi sia un pizzico in più di saggezza, di carattere ed anche di felicità!

 
Info
Print
95 hits