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Lezione 13:  Valori etici della civiltà filosofica b. Amore e Famiglia

Lezione 13: Valori etici della civiltà filosofica b. Amore e Famiglia

 

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Lezione 13

Valori etici della civiltà filosofica
b. Amore e Famiglia

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La seconda creazione etica da parte dell’essere umano, dopo lo Stato che è sicuramente la prima per ordine d’importanza, è la famiglia.  Quest’ordine gerarchico tra le istituzioni etiche di realizzazione del senso della vita umana nel mondo è dovuto a rapporti logici di dipendenza. Lo Stato viene al primo posto in quanto esso pone le condizioni oggettive per l’esistenza di ogni altro aspetto della vita dell’essere umano. Già il linguaggio è qualcosa di comune, quindi relativo allo Stato, poi naturalmente l’educazione e qualsiasi altra attività dell’essere umano s’iscrive in una cornice di possibilità, per es. anche giuridiche, stabilita dalla comunità, quindi da quel che s’intende col concetto generale di ‘Stato’. 

L’essenza della famiglia risiede nel suo scopo principale che è quello della riproduzione della specie. Questa è a sua volta vincolata alla struttura corporea dello spirito, che, in quanto realizzazione dell’Assoluto, contiene in sé non solo il momento della libertà, nella sua esistenza spirituale, ma anche quello della necessità, nella sua esistenza corporea. 

L’Assoluto, infatti, come si è visto nella parte relativa alla logica-metafisica, ha come principio fondamentale del suo sviluppo il concetto del ‘superare conservando’, dell’Aufhebung. Nello sviluppo, pertanto, nulla va perso, ma ogni fase precedente viene conservata in quella seguente. Per questa ragione logica l’essere umano, punto superiore nella scala evolutiva, contiene in sé tutta la realtà, quella materiale come anche quella spirituale. Quella materiale la contiene in sé come ‘superata’, in quanto non appartiene alla propria essenza irrinunciabile, ma tuttavia lo condiziona fortemente, giacché è la base materiale a partire dalla quale poi si sviluppa la sua vera e propria vita essenziale. Quest’ultima, la vita spirituale, razionale e libera, è quella che lo contraddistingue all’interno della gerarchia evolutiva. Essa però presuppone che la base strutturale e materiale dell’essere umano, il corpo, ci sia. Il primo atto che garantisce tale esserci del corpo è l’atto riproduttivo, attraverso il quale due esseri umani, di sesso diverso, uniscono i propri corpi, portano all’unione così i propri fattori riproduttivi ed in tal modo generano materialmente altri esseri umani. 

Tale atto riproduttivo fondamentale, che dà la vita ad un essere umano come corpo, però non basta. Il neonato dev’essere curato, aiutato a crescere ed a diventare a sua volta capace di generare altra umanità, e così si passa dalla prima generazione, quella corporea, alla seconda generazione, quella spirituale. Ciò avviene tramite l’educazione. L’individuo viene educato a sopravvivere nel mondo, a compiere le prime elementari operazioni di sopravvivenza (mangiare, coprirsi dal freddo ecc.), a comunicare, attraverso il linguaggio, in sostanza a saper compiere tutte quelle operazioni necessarie a garantirgli la sopravvivenza.

Tale atteggiamento di cura dei genitori nei confronti del figlio, a partire dalla generazione corporea ed ancor più poi con la generazione spirituale, è determinata dall’amore, ossia dal forte senso di appartenenza reciproca di coloro che sono legati dal vincolo della famiglia, dunque della riproduzione umana comune. 

L’amore da una parte è un sentimento, dall’altra si basa sul riconoscimento, qual è stato espo-sto poco sopra, e quindi è qualcosa che attiene alla coscienza, alla ragione. Tramite il ricono-scimento, gli individui si sanno come marito e moglie, quindi in seconda battuta come padre e madre. Grazie a tale riconoscimento, essi possono dunque creare altra umanità, che è una delle creazioni più elevate e soddisfacenti, di cui un essere umano possa essere artefice. 

La famiglia non si dissolve con il diventare indipendente del figlio, in quanto il processo naturale d’invecchiamento porta i genitori a loro volta a perdere l’indipendenza che avevano come adulti. Di conseguenza il figlio riceve nel corso della propria vita a sua volta il compito familiare di accompagnare i propri genitori nel loro processo d’invecchiamento, rendendolo meno duro e doloroso. Così egli li riconosce come genitori fino all’ultimo giorno della loro vita, come essi hanno riconosciuto lui sin dal primo giorno di vita (ed anche prima, evidentemente).

In tal modo l’essere umano adulto, sia esso femminile o maschile, ha un doppio senso di vita da un punto di vista etico: da una parte la cura familiare dei propri genitori, che stanno invecchiando, dall’altra la generazione di propri figli, quindi la creazione di una propria famiglia. Questa ripeterà il ciclo familiare, in quanto anche il figlio adulto diventerà a sua volta vecchio ed avrà pertanto bisogno dell’aiuto dei propri figli, diventati essi ora adulti. 

Tale sviluppo non sarà mai una mera e semplice ripetizione: in quanto contraddistinti dal principio del ‘superare conservando’, sia la crescita corporea sia soprattutto quella spirituale del figlio saranno in linea generale di un livello superiore a quella dei propri genitori. A livello di corpo il figlio partirà, salvo eccezioni dovute a guerre o altri cataclismi vari, normalmente da condizioni di vita superiori a quelle dei genitori e quindi sarà più forte e più sano. A livello spirituale poi, facendo tesoro di tutto quel che i genitori e la società gli hanno insegnato, potrà fare un passo in più ed aggiungere qualcosa a tale educazione, quando a sua volta educherà il proprio figlio. In tal modo ogni figlio sarà un po’ più adatto a sopravvivere in una società che a sua volta, in quanto anch’essa inevitabilmente dominata dallo sviluppo e dal superamento, sarà ugualmente più evoluta.

Il rapporto familiare, che lega coloro che sono vincolati dall’appartenere ad una medesima discendenza, costituisce dunque un insieme di doveri che però al contempo sono anche diritti: il dovere di generare un figlio che è anche il diritto di diventare padre o madre;  il dovere di crescere ed educare un figlio, ma anche il diritto di educarlo secondo i propri valori (come anche il diritto del figlio ad essere educato); il dover di prendersi cura dei genitori, ma anche il diritto di ricevere tali cure, quando sarà giunto il momento. 

Questa corrispondenza tra dovere e diritto è il contenuto del concetto della libertà come libertà sostanziale e non meramente formale (il libero arbitrio), di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente. A dir la verità gli stessi termini ‘dovere’ e ‘diritto’ non sono adeguati ad esprimere tale elevatissimo concetto. Si deve piuttosto usare l’espressione ‘senso della vita’. 

Anzitutto si tratta del ‘senso metafisico della vita’, il quale consiste nel garantire la riprodu-zione della specie, quindi anche dell’Assoluto che è in noi, attraverso la creazione di una famiglia, ossia di un ambiente pieno di cura ed amore, nel quale far crescere sia corporalmente sia spiritualmente i propri figli (o eventualmente anche figli di altri essere umani, per es. tramite l’adozione, che ha evidentemente un profondo valore etico). 

Si tratta poi anche di un ‘senso etico della vita’, che è quindi molto di più che non un semplice dovere o diritto, per come tali termini sono interpretati a livello giuridico, in quanto esso consente all’essere umano di realizzare la propria essenza creatrice. Tale ‘senso etico della vita’ non è assolutamente egoistico, in quanto si basa sulla reciprocità del riconoscimento (come marito, moglie, padre, madre, figlio, figlia, fratello, sorella e così via), ed a livello di sentimento corrisponde all’amore.  Pertanto l’autorealizzazione può avvenire soltanto attraverso l’altro, in senso reciproco, per la qual cosa i due o più esseri umani finiti costituiscono un’entità superiore, il che dal punto di vista logico corrisponde al ‘vero infinito’, ed è questa entità superiore (la coppia, la famiglia) che si autorealizza attraverso l’autorealizzazione dei singoli. Per questo motivo il singolo che si autorealizza nella famiglia non lo fa in senso egoistico, in quanto agisce per il bene comune, non soltanto per il proprio (bene individuale e bene comune nell’eticità assoluta coincidono proprio in quanto il singolo, identificatosi con l’Assoluto che è in lui, non agisce più in modo solo egoistico, ma anche altruistico, quel che fa, lo fa per sé e per gli altri, non esiste una vera e propria separazione tra gli individui, il cui benessere è ormai reciproco ed interdipendente all’interno della comunità etica). 

Nell’eticità assoluta, sia nella famiglia sia anche nello Stato, ‘senso metafisico e senso etico della vita’ alla fine dunque coincidono, sono due aspetti della stessa medaglia. Il ‘senso etico della vita’, che gli individui danno a se stessi nella creazione e nella gestione della famiglia così come di uno Stato, rende possibile l’autorealizzazione dell’Assoluto, il che è il ‘senso metafisico della vita’. Nella famiglia è, infatti, l’Assoluto stesso che, tramite i sacrifici, ripa-gati da amore e sentimento di autorealizzazione, dell’essere umano, si presenta e si riproduce nel mondo nella sua forma propria, che è quella della razionalità e della libertà, ossia dello spirito. Lo stesso si può dire dello Stato, anch’esso senso etico della vita degli individui, i quali addirittura spesso sono disposti a morire per esso, garantendo però in tal modo la presenza nel mondo dell’Assoluto come spirito razionale e libero. 

Da questo punto di vista più alto, dunque, senso della vita umana nel mondo e senso del mondo coincidono. Considerata dal punto di vista dell’essere umano individuale, la famiglia è il suo senso di vita; considerata, però, dal punto di vista universale dell’Assoluto, è il senso del mondo, dunque dell’Assoluto stesso, produrre altra umanità, altri esseri umani razionali e liberi, nei quali quindi esso stesso Assoluto possa venire all’esistenza. L’Assoluto in sostanza si riproduce attraverso gli esseri umani i quali, in cambio della loro opera anche di sacrificio sia per la famiglia sia per lo Stato sia anche, come vedremo nel capitolo immediatamente seguente, per il lavoro, sono ripagati tramite la consapevolezza di aver realizzato qualcosa d’importante, di aver dato un significato alla propria vita, e quindi anche tramite il sentimento di pienezza, che tale consapevolezza genera.

 
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