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2002(8): J.F. Flatt, il maestro di Hegel.  Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania t

2002(8): J.F. Flatt, il maestro di Hegel. Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania t

 


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2002

Johann Friedrich Flatt, il maestro di Hegel.

Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania tra il 1785 e il 1795

di

Marco de Angelis

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Dissertazione filosofica
Napoli 2002

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Testo cartaceo: non ancora pubblicato

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Testo digitale: qui sotto

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La posizione degli altri studenti dello Stift

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§37 La posizione degli studenti: ricezione positiva della Religionsschrift da parte di Hölderlin e Schelling

La circostanza che Schelling fosse di ben 5 anni più giovane degli altri due amici e che quindi si trovasse ancora allo Stift, quando Hegel aveva già com­pletato i propri studi e si trovava a Berna, è per noi molto fortunata, in quanto nelle lettere scambiate i due amici prendono apertamente posizione sullo sviluppo della teologia a Tubinga, che Schelling poteva ancora osservare in prima persona, e quindi immancabilmente sia l’uno che l’altro si pronunciano sulla polemica filosofico-religiosa allora in corso.

Si tratta di lettere risalenti agli anni immediatamente successivi allo stu­dio di Hegel a Tübingen, quindi scambiate durante il soggiorno bernese tra il 1794 ed il 1796. In esse i due amici si appellano a Kant ed al nucleo centrale della Religionsschrift, in particolare ai concetti di ‘regno di dio sulla terra’ come chiesa invisibile, ‘ragione e libertà’ e così via, come al loro comun de­nominatore, la ‘buona causa’ (‘gute Sache’), alla quale essi volevano dedi­care la propria vita intellettuale.

Ecco alcune citazioni dal carteggio Hegel-Schelling, le quali danno un’i-dea precisa del rapporto tra quei due giovani pensatori e la filosofia religiosa di ‘Vater Kant’.([231])

Hegel a Schelling (la vigilia di Natale 1794):

“Di altre confutazioni, a parte quelle di Storr, contro la dottrina della religione di Kant, finora non ho sentito parlare, certo se ne sa­ranno viste già delle altre. Ma la sua in­fluenza, che adesso invero è ancora silenziosa, verrà alla luce del giorno giusto con il tempo” (p.104).

Von andern Widersprüchen als den Storr’schen gegen Kants Religionslehre habe ich  noch nicht gehört, doch wird sie wohl schon mehr erfahren haben. Aber der Einfluß derselben, der jetz freilich noch still ist, wird erst mit der Zeit ans Tageslicht kommen.

Schelling a Hegel (la sera dell’Epifania 1795):

“Vivo e mi muovo al presente nella filosofia. - La filosofia non è ancora giunta alla fine. Kant ha dato i risultati; mancano ancora le premesse. E chi può comprendere i risultati senza le premesse? - Un Kant sicuramente, ma di ciò che dovrà farne la massa? [...] Dob­biamo ancora avanzare con la filosofia! - Kant ha spazzato via tutto, - ma come faranno ad accorgersene quelli?([232]) [...] O i grandi kantiani che ora sono dappertutto! Essi sono rimasti fermi alla lettera e si fanno il segno della croce nel vedere che ancora dinanzi a loro ci sono tante cose. Io sono fortemente convinto che l’antica superstizione non solo quella della religione positiva ma anche quella della così detta religione naturale si è di nuovo combinata nelle teste dei più con la lettera kantiana. - È un piacere vedere come essi sanno trarre a proprio vantaggio la prova mo­rale. In un battibaleno spunta fuori il deus ex machina, l’Ente personale, individuale, che siede su in cielo!” (p. 107).

Ich lebe und webe gegenwärtig in der Philosophie. Die Philosophie ist noch nicht am Ende. Kant hat die Resultate gegeben; die Prämissen fehlen noch. Und wer kann Resultate verstehen ohne Prämissen?- Ein Kant wohl, aber was soll der große Haufe damit?[…]Wir müssen noch weiter mit der Philosophie!- Kant hat alles weggeräumt, - aber wie sollten sie’s merken?[…] O der großen Kantianer, die es jetz überall gibt! Sie sind am Buchstaben stehen geblieben und segnen sich, noch so viel vor sich zu sehen. Ich bin fest überzeugt, daß der alte Aberglaube nicht nur der positiven, sondern auch der sogennanten natürlichen Religion in den Köpfen der moisten schon wieder mit dem Kantischen Buchstaben kombiniert ist.- Es ist ein Lust anzusehen, wie sie den moralischen Beweis an der Schnur zu ziehen wissen. Eh’man sich’s versieht, springt der dues ex machine hervor, - das persönliche, individuelle Wesen, das oben im Himmel sitzt!

Hegel a Schelling (fine gennaio 1795):

“Da qualche tempo ho ripreso lo studio della filosofia kantiana, al fine di imparare ad ap­plicare i suoi importanti risultati a qualche idea che ancora continua a circolare tra noi, o a elaborare questa idea alla loro luce. [...] Non c’è da meravigliarsi per quanto mi dici del-l’indirizzo teologico-kantiano (...) della filoso­fia a Tübingen. Non si può scuotere l’ortodossia, finché la sua professione, così legata ai vantaggi mondani, resterà intrecciata nell’intero di uno stato. [...] Venga il regno di Dio, e le nostre mani non restino inerti in grembo! [...] Ragione e libertà restano la no­stra parola d’ordine, e il nostro punto d’incontro la chiesa invisibile”([233]) (pp. 109-111).

Seit einiger Zeit habe ich das Studium der Kantischen Philosophie wieder hervorgenommen, um s[eine] wichtige[n] Resultate auf manche uns noch gang und gäbe Idee anwenden zu lernen oder diese nach jenen zu bearbeiten.[…]Was Du mir von dem theologisch-Kantischen Gang der Philosophie in Tübingen sagst, ist nicht zu verwundern. Die Orthodoxie ist nicht zu erschüttern, solang ihre Profession mit weltlichen Vorteilen verknüpft in das Ganze e[ine]s Staats verwebt ist.[…]Das Reich Gottes komme, und unsre Hände seien nicht müßig im Schoße![…]Vernunft und Freiheit bleiben unsre Losung, und unser Vereinigungspunkt die unsichtbare Kirche.

Hegel a Schelling (16 aprile 1795):

“Dal sistema kantiano e dal suo sommo com­pimento attendo in Germania una rivoluzione che partirà da principi già esistenti, i quali, dopo una generale rielaborazione, richiedono soltanto di essere applicati a tutto l’attuale sapere. [...] Credo che non ci sia miglior se­gno del tempo di questo, che l’umanità è rap­presentata come degna di stima in se stessa; una dimostrazione questa che l’aureola che circondava il capo degli oppressori e degli dei della terra dilegua. I filosofi dimostrano que­sta dignità, i popoli impareranno a sentirla e non si contenteranno più di esigere i loro di­ritti finora calpestati nella polvere, ma essi stessi li riprenderanno, - se ne approprieranno. Religione e politica hanno fatto di nascosto uno stesso gioco, e la prima ha insegnato ciò che il dispotismo voleva, il disprezzo per il genere umano, l’incapacità di esso a raggiun­gere un qualsiasi bene e ad essere qualcosa per sé solo” (pp. 117-118).

Vom Kantischen System un dessen höchster Vollendung erwarte ich eine Revolution in Deutschland, die von Prinzipien ausgehen wird, die vorhanden sind und  nur  nötig haben, allgemein bearbeitet, auf alles bisherige Wissen angewendet zu werden.[…] Ich glaube, es ist kein besseres Zeichen der Zeit als dieses, daß die Menschheit an sich selbst so achtungwert dargstellt wird; es ist ein Beweis, daß der Nimbus um die Häupter der Unterdrücker und Götter der Erde verschwindet. Die Philosophen beweisen diese Würde, die Völker werden sie fühlen lernen, und ihre in den Staub erniedrigte[n] Rechte nicht fodern, sondern selbst wieder annehmen, - sich aneignen. Religion und Politik haben unter einer Decke gespielt, jene hat gelehrt, was der Despotismus wollte, Verachtung des Menschengeschlechts, Unfähigkeit desselben zu irgend einem Guten, durch sich selbst etwas zu sein.

Schelling a Hegel (21 luglio 1795):

“Certo, amico, la rivoluzione che deve essere compiuta dalla filosofia, è ancora lontana. La maggior parte di quelli che parevano volervi partecipare, ora indietreggiano terrorizzati”

(p. 122).

Gewiß, Freund, die Revolution, die durch due Philosophie bewirkt werden soll, ist noch ferne. Die moisten, die mitwirken zu wollen schienen, treten nun erschrocken.

Schelling a Hegel (gennaio 1796):

“(...) sarei deciso a stabilirmi da qualche parte, all’estero, per mio conto, e - se è possibile - a servire la buona causa con attività pubbliche. [...] Certo, caro amico, nel frattempo non sarai rimasto inattivo. [...] Ho atteso sempre di vedere da qualche parte i risultati delle tue ricerche. Oppure hai qualcosa di più grande tra le mani, il tempo stringe e perciò in una sola volta vuoi sorprendere i tuoi amici? In effetti, credo di poter esigere da te che anche pubblicamente ti associ alla buona causa. Essa ha intanto più amici e difensori di quanto nella mia ultima lettera osassi sperare”.

(...) bin ich dann entschlossen, auf eigene Rechnung irgendwo im Ausland mich auf einige Zeit niederzulassen und – ist es möglich – der guten Sache durch öffentliche Arbeiten zu dienen [...].

Gewiß, lieber Freund, bist Du indes nicht untätig gewesen.[…] Ich wartete immer, etwas von den Resultaten Deiner Untersuchungen irgendwo zu finden. Oder hast Du etwas Größeres unter der Hand, das Zeit fordert und womit Du Deine Freunde auf einmal überraschen willst? In der Tat, ich glaube von Dir fordern zu dürfen, daß Du Dich auch öffentlich an die gute Sache anschließest. Sie hat indes mehr Freunde und Verteidiger, als ich in meinem letzten Briefe zu hoffen wagte.

L’ideale giovanile hegeliano della fondazione di una nuova religione popo­lare razionale e quindi il suo sistema filosofico come realizzazione di quest’i­deale non sono altro che il modo in cui Hegel si è impegnato pubbli­camente per la ‘gute Sache’, dunque per la ‘buona causa’: egli ha realizzato l’ideale kantiano fondando la filosofia come scienza assoluta e quindi come religione razionale, l’unica religione vera ed assoluta. In tal modo egli ha an­che preparato il terreno per la rivoluzione filosofica, che i due giovani si aspettavano da un momento all’altro.

Per questo  elevatissimo compito la filosofia di Hegel rappresenta quindi la più matura realizzazione del programma non solo hegeliano, ma anche dei suoi due compagni di studi, Schelling e Hölderlin.

Per quanto riguarda Schelling è significativo quanto scrive su di lui il Fuhrmans:

“Quando Schelling nella tarda estate del 1795 terminò i suoi studi teologici presso lo Stift, è chiaro che lui, così come Hegel e Hölderlin, non pensò d’entrare nel servizio ecclesiastico, ma piuttosto adirato, persino ‘esasperato’ da tutto quel che aveva conosciuto durante gli studi (...), si separò in autunno da Tübingen, non propenso a restare in ‘patria’ ed a rendere servizio alla verità della tradizione (‘dem Überlieferten’). La sua volontà era piuttosto aiutare a distruggerla, affinché il nuovo, che era più luminoso, più grande, più incantevole (‘beglückender’) affiorasse. Gli sembrava che fosse richiesto qualcosa di grande: rottura con il vecchio, elaborazione di una nuova immagine del mondo, di una nuova filosofia, anzi di una nuova religione.”([234])

In riferimento a Hölderlin è invece Bertaux a fornire un’illuminante chiave di lettura dell’ideale giovanile del poeta svevo:

“Si tratta forse di un puro progetto filosofico, il cui scopo finale fosse ottenere una cattedra a Jena? O non significa piuttosto, quel che abbiamo dinanzi, l’intenzione consapevole - questa è la nostra tesi - di fondare una Nuova Religione? Una Nuova Religione, la quale introducesse la ‘seconda fase’ della storia dell’umanità, vale a dire una fase di pace e di libertà, l’epoca di una comunità più bella, di un’umanità rigenerata. Hyperion, un Nuovo Vangelo?”([235])

Ciò è documentato tra l’altro dall’interessantissimo frammento Das älteste Systemprogramm des deutschen Idealismus, forse elaborato insieme dai tre amici (o, molto più probabilmente, soltanto da Schelling e trascritto da He­gel) in occasione di un loro incontro a Francoforte qualche anno dopo la con­clusione degli studi universitari:

“un’etica. Dacché l’intera metafisica si compirà in futuro nella morale - della quale Kant ha dato solo un esempio con i suoi due postulati pratici, ma non ha esau­rito niente;([236]) tale etica nient’altro sarà che un compiuto sistema di tutte le idee, o, che è lo stesso, di tutti i postulati pratici. [...]. Finalmente vengono le idee di un mondo morale, divinità, immortalità - e a mezzo della ragione rovesciamento di ogni super­stizione (‘Afterglaubens’), persecuzione del clero, che da pochissimo affetta di dar credito alla ragione. Assoluta libertà di tutti gli spiriti che in sé portano il mondo intellettuale e che non possono cercare fuori di sé né Dio né immortalità.

Da ultima l’idea che unifica tutte le altre, l’idea della bellezza, [...].

La poesia riceverà con ciò una più alta dignità, essa ritornerà ad essere ciò che era in principio - maestra dell’umani-tà; non ci sarà più filosofia, non più storia, l’arte poetica sola sopravvivrà a tutte le altre scienze ed arti.

Anche oggi sentiamo dire sovente che la gente comune ha bisogno di una re­ligione sensibile. Non solo la gente co­mune, anche il filosofo ne ha bisogno. Monoteismo della ragione e del cuore, po­liteismo dell’immaginazione e dell’arte, ecco ciò di cui abbiamo bisogno.

In primo luogo parlerò qui di un’idea, alla quale, per quanto ne so, nes­suno ancora ha pensato - noi dobbiamo avere una nuova mitologia, ma questa mitologia deve porsi a servizio delle idee, diventare mitologia della ragione.

Prima che le idee vengano da noi tra­sformate in forma estetica, cioè mitolo­gica, nessun interesse esse suscitano nel popolo e viceversa prima che la mitologia sia razionale il filosofo deve vergognar­sene. Alla fine dunque gli illuminati e quelli che non lo sono devono darsi la mano, la mitologia deve diventare filoso­fica e il popolo razionale, e la filosofia deve diventare mitologica, per rendere i filosofi sensibili. Allora regnerà eterna unità tra noi. Non più lo sguardo sprez­zante, non più il cieco tremare del popolo dinanzi ai suoi sapienti e ai suoi preti. Al­lora soltanto ci attende uguale educazione di tutte le facoltà, del singolo come di tutti gli individui. Non sarà repressa più nes­suna facoltà. Allora regnerà libertà univer­sale e uguaglianza degli spiriti! - Un più alto spirito mandato dal cielo deve fondare tra noi questa nuova religione, l’ultima e più grande opera dell’umanità”.([237])

In questo frammento viene alla luce in modo indubitabile il carattere innova­tivo e rivoluzionario di quella che si può senz’altro definire come la ‘filoso­fia dello Stift’.([238])

Che l’intenzione di questi giovani fosse di gettare le basi filosofiche per un rinnovamento spirituale dell’umanità tutta, viene documentato tra l’altro anche da una lettera molto bella di Hölderlin a suo fratello Karl:

“Il mio amore è il genere umano, certamente non quello corrotto, schiavo, indolente come lo si incontra fin troppo spesso, anche nel-l’esperienza più limitata. Piuttosto amo la grande bella disposizione (‘Anlage’) anche nell’uomo corrotto. Amo il genere umano (Geschlecht) dei secoli venturi. Perché questa è la mia speranza più cara (‘seeligste’), la fede, che i nostri discendenti (‘Enkel’) sa­ranno migliori di noi, la libertà deve infine venire, e la virtù prospererà meglio nella li­bertà di una calda luce santa che nella zona glaciale del dispotismo. Noi viviamo in un periodo, in cui tutto prepara giorni migliori. Questi semi di illuminamento (‘Aufklä­rung’), questi silenziosi desideri e sforzi di singoli per l’educazione del genere umano si diffonderanno e rafforzeranno e produrranno frutti meravigliosi. Vedi! Caro Carlo! Questo è ciò a cui il mio cuore s’appiglia. Questo è lo scopo santo dei miei desideri e della mia atti­vità - questo, che io nella nostra epoca risvegli le gemme (pianti i semi), che matureranno in un’epoca futura”.([239])

Meine Liebe ist das Menschengeschlecht, freilich nicht das verdorbene, knchtische, träge, wie wir es nur zu oft finden, auch in der eingeschränktesten Erfarung. Aber ich liebe die große, schöne Anlage auch in verdorbenen Menschen. Ich liebe das Geschlecht der kommenden Jahrhunderte. Denn diß ist meine seeligste Hofnung, der Glaube, der mich stark erhält, und tätig, unsere Enkel werden besser sein, als wir, die Freiheit muß einmal kommen, und die Tugend wird besser gedeihen in der Freiheit heiligem erwärmenden Lichtm als unter der eiskalten Zone des Despotismus. Wir leben in einer Zeitperiode, wo alles hinarbeitet auf bessere Tage. Diese Keime von Aufklärung, diese stillen Wünsche und Bestrebungen Einzelner zur Bildung des Menschengeschlechts werden sich ausbreiten und verstärken, und herrliche Früchte tragen. Sieh! Lieber Karl! Diß ists, woran ich nun mein Herz hängt. Diß ist das heilige Ziel meiner Wünsche, und meiner Tätigkeit – diß, daß ich in unserm Zeitalter die Keime Weke, die in einem künftigen reifen werden.”

In questa toccante lettera di Hölderlin, così come in quelle precedenti di Schelling e Hegel, emerge il carattere pas­sionale di questi giovani, il loro amore per l’umanità, che li ha spinti alle grandi costruzioni intellettuali, di cui sono stati capaci.([240])

Il fatto che il programma della fondazione di una nuova religione come passo fondamentale verso una rivoluzione filosofica e quindi etica sia stato proprio non soltanto di Hegel, ma almeno anche di Hölderlin e Schelling, co­stituisce un ulteriore motivo per dirigere il nostro interesse di studiosi della filosofia dell’idealismo classico  al periodo storico e soprattutto all’ambiente culturale, in cui quei giovani si formarono.

Evidentemente i tre giovani con l’elaborazione delle proprie concezioni diedero una risposta ad una problematica comune, oggetto delle discussioni filosofico-teologiche all’interno dello Stift. Dunque anche l’approfondimento della vicenda intellettuale di Schelling e Hölderlin conduce alle medesime fonti principali di quella di Hegel, ossia a Kant, Flatt, Storr ed alla discussione che questi due ultimi, tramite la loro intelligente critica al primo, seppero promuovere nello Stift di Tubinga.

 

NOTE
 

[232]) Riferimento ai teologi di Tübingen, sui quali Schelling si era soffermato prima esplicita­mente.

[233]) Queste espressioni costituiscono la ‘parola d’ordine cifrata’, di cui ha parlato Nicolin nel suo lavoro del 1988 Verschlüsselte Losung. Hegels letzte Tübinger Predigt.

[234]) In Fuhrmans, Horst (Hrsg.): F.W.J. Schelling. Briefe und Dokumente. Vol. 1 (1775-1809), Bonn 1962, pp. 33-34.

[235]) Bertaux, Pierre: Hölderlin und die französische Revolution (Frankfurt a.M. 1969, p. 73)

[236]) Cfr. sopra p. 32 (lettera di Schelling a Hegel della sera dell’Epifania del 1795).

[237]) L’edizione critica del testo originale è pubblicata in: Jamme, Christoph - Schneider, Hel­mut (Hrsg.): Hegels ‘ältestes Systemprogramm’ des deutschen Idealismus. Francoforte 1984 (trad. it. in: Fortugno, Franco: Il primo programma di sistema dell’Idealismo tedesco. In: Studi germanici, 16, 1978).

[238]) Il concetto espresso verso la fine, dell’unità tra laici e chierici rinvia direttamente e esplicita­mente a Kant, in particolare alla frase della Religionsschrift prima incontrata (v. il § 25).

[239]) In: Stuttgarter Ausgabe (StA), VI/1, p. 92 - edizione di Stoccarda delle opere di Hölderlin).

[240]) Che non sia possibile nella vita produrre niente di grande senza passione, senza amore ce lo rivela ancora Hölderlin, il quale, citando Goethe, ha scritto queste parole nel quaderno dei ricordi (‘Stammbuch’) di Hegel: “Il piacere e l’amore sono le ali per le grandi azioni” (“Lust und Liebe sind die Fittige zu großen Taten”) (in: Briefe von und an Hegel. A cura di J. Hoffmeister und F. Nicolin, Hamburg 1952 ss., vol. 1, p. 48).

 

 

 
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