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2002(3): J.F. Flatt, il maestro di Hegel.  Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania t

2002(3): J.F. Flatt, il maestro di Hegel. Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania t

 

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2002

Johann Friedrich Flatt, il maestro di Hegel.

Il dibattito sulla teologia morale kantiana in Germania tra il 1785 e il 1795

di

Marco de Angelis

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Dissertazione filosofica
Napoli 2002

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Testo cartaceo: non ancora pubblicato

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Testo digitale: qui sotto

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3. LA PRIMA POSIZIONE DI HEGEL

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§22 Georg Wilhelm Friedrich Hegel: Il proposito del salvataggio della religione come ‘religione popolare’ (10 gennaio - autunno 1792)

La prima chiara presa di posizione di Hegel nei confronti della discussione filo­sofico-religiosa che si svolgeva allora nello Stift è costituita da un’esplicita cri­tica rivolta a coloro che ritenevano che la religione non avesse alcuna validità teoretica.

Purtroppo a causa della mancanza dei testi degli anni 1789-1791 non è pos­sibile stabilire con precisione cronologica quando sorse questa concezione he­geliana. Possiamo però affermare con un buon margine di certezza che essa non può essersi sviluppata prima del 10 gennaio 1792. Infatti è tramandata una predica, tenuta da Hegel in questo giorno, nella quale egli esprime l’opinione che la funzione della religione nella vita dell’uomo non sia indispensabile e che la fondazione della morale possa es­sere realizzata ugualmente tramite la voce della coscienza. Si tratta evidente­mente di una posizione di tipo rousseauiano, come del resto sembra sia stata improntata al filosofo francese l’impostazione generale del pensiero hegeliano nei primi quattro anni del soggiorno tubinghese.([113])

La comprensione da parte di Hegel del ruolo centrale ed insostituibile della religione nella vita dell’uomo può essere documentata per la prima volta in modo inequivocabile soltanto col testo 12 “In qual misura è da apprezzarsi la religione...”. Questo testo venne redatto dal giovane filosofo tra la fine dell’agosto 1792 e la primavera del 1793.([114]) La sua presa di posizione rispetto alla discussione dello Stift dev’essere dunque collocata al più tardi in questo lasso di tempo.

Nel testo si trova l’inizio del confronto di Hegel con la problematica filoso­fico-religiosa. Tale confronto sarà poi sviluppato nei testi successivi ed otterrà negli ultimi fogli del testo 16 una prima sistematizzazione completa.

La questione fondamentale è quella del salvataggio della religione in una nazione illuminata, come si evince da queste parole:

“I sacrifici,([115]) ed i concetti su cui essi si fon­dano, non si possono mai introdurre in un popolo che abbia raggiunto un certo grado di illuminamento [...]. Come possono mante­nersi, una volta che ci siano, in una nazione illuminata?” (SG 1, 159).

“Opfer und die Begriffe auf die [sie] sich gründen, lassen sich bei einem Volk nimmer einführen, das einen gewissen Grad von Aufklärung erreicht hat -[...]- wie können sie, wenn sie einmal da sind, bei einer auf­geklärten Nation sich halten.”

(GW 1, 75, 7-11).

Sviluppando questa problematica il giovane pensatore si domanda ulteriormente come debba essere costituita una religione, la quale voglia superare la critica dell’intelletto ed allo stesso tempo possa contenere quelle componenti sensibili che le consentano di esercitare un influsso sulla mentalità del popolo.

La risposta a tale quesito costituisce il motivo centrale di tutti i fram­menti di questi anni fino a quelli del semestre invernale del 1793/94, che furono redatti già a Berna. Alle prime righe del testo 12 viene dunque espressa la que­stione fondamentale che sarà poi alla base dello sviluppo del pensiero di Hegel nei mesi ed anni a venire.

In questo importante testo si trovano, oltre alla questione fondamentale del salvataggio della religione presso un popolo illuminato, anche diverse altre riflessioni, che rappresentano già un passo ulteriore nello stabilimento dei caratteri fondamentali di una tale religione. Particolarmente importanti sono le riflessioni condotte da Hegel in rapporto alla duplice questione se una tale religione sia da preferire come soggettiva od oggettiva ed ancora come privata o pubblica.

Subito all’inizio del testo Hegel tratta immediatamente della distinzione tra religione soggettiva ed oggettiva:

“In qual misura è da apprezzarsi la religione, come soggettiva o come oggettiva?” (SG 1, 159).

“...wiefern ist Religion zu schäzen als sub­jektive oder als objektive?”

(GW 1, 75, 3).

Tale questione viene trattata da lui espressamente in rapporto a Fichte ed è per­ciò da collegare alla sua ricezione della Offenbarungsschrift.([116]) Dato che Hegel esplicitamente pone a se stesso la questione se l’una o l’altra forma di religione sia giusta - ciò negli altri frammenti tramandati sarà già chiaro -([117]) almeno per questo motivo di contenuto, risulta evidente che questo testo fu redatto prima degli altri.

La continuazione del testo presuppone poi oltre alla lettura di Fichte quella dell’opera Jerusalem di Moses Mendelssohn.([118]) Dalla lettura di questo testo He­gel ha recepito soprattutto la distinzione tra religione privata e religione popolare (‘Volksreligion’).([119]) Tali concetti ricorrono nel testo molto spesso.([120])

Hegel prende posizione per la religione popolare e contro la religione privata. Lo scopo della religione popolare viene espresso da lui nel modo seguente:

“...formare il carattere della nazione nella totalità” (SG 1, 160).

“[...] den Charakter der Nation im Grossen zu bilden” (GW 1, 76, 4).

Le coppie di concetti soggettivo-oggettivo e pubblico-privato, entrambe in rap­porto alla religione, svolgono un ruolo centrale nei testi immediatamente se­guenti. Per questo motivo occorre dunque assegnare al testo 12 grande impor­tanza, in quanto noi possiamo ricostruire per il suo tramite come è sorta la pro­blematica che è alla base dei testi seguenti e sfocia poi nei testi del primo pe­riodo bernese nell’ideale della fondazione di una nuova religione.

Questa problematica può essere così sintetizzata:

- lo scopo fondamentale di Hegel è il salvataggio della religione presso un popolo illuminato;

- la questione fondamentale è quale aspetto debba avere tale religione;

- caratteristiche fondamentali di tale religione, che Hegel proprio in questi mesi cerca di definire, sono la soggettività e la popolarità.

Resta da risolvere un’ulteriore questione, ovvero in base a quale ragionamento Hegel voleva salvare la religione, dunque qual è il motivo fondamentale del suo inte­resse per questo aspetto della vita umana.

Dagli altri testi sappiamo che Hegel vedeva nella religione la possibilità della ‘promozione della moralità’ (‘Beförderung der Moralität’), in quanto essa fornisce i ‘moventi’ (‘Triebfedern’) o ‘motivi determinanti’ (‘Beweg-gründe’) all’agire umano. ([121])

Questa concezione non compare esplicitamente nel testo, ma i con­cetti sui quali essa si fonda sono presenti.([122]) Dato che essa è fondata nella filosofia morale di Kant tramite la teoria dei postulati, e questa teoria era stata ri­presa da Fichte nella sua Offenbarungsschrift, Hegel potrebbe averla recepita tramite la lettura sia di Kant sia del testo fichtiano.([123])

L’influenza dell’insegnamento di Flatt e del saggio di Rapp Über die mo­ralischen Triebfedern, besonders der christlichen Religion, considerate la loro diretta e quotidiana presenza nello Stift dell’epoca, sono però ben più probabili.

Si può comunque concludere che il motivo fondamentale, per il quale He­gel voleva salvare la religione, ossia la sua funzione nella promozione della moralità del popolo, nel periodo della stesura di questo testo era già stato già concepito da Hegel.

Nel testo 12, dunque, è espressa in modo chiaro la presa di posizione di He­gel nei confronti della discussione filosofico-religiosa dello Stift: egli era del-l’opinione che la religione in un popolo fosse da salvare e ciò doveva accadere nella forma di una religione soggettiva e popolare (subjektive Volksreligion).

Il passo successivo, che Hegel doveva compiere, era la soluzione della que­stione fondamentale dell’aspetto che tale religione debba avere in un popolo il­luminato, ossia egli doveva elaborarne le caratteristiche principali. Ciò lo fece nei mesi immediatamente successivi, com’è abbondantemente e chiaramente documentato dal testo 16.

 

§23 La religione popolare come ‘religione del cuore’ (autunno/inverno 1792/93)

A partire da un periodo compreso all’incirca tra la fine del 1792 e l’inizio del 1793 Hegel comincia a procedere alla determinazione delle caratteristiche fondamentali della forma di religione popolare, idonea a salvare la religione dalla critica dell’intelletto.

Tale processo si articola in due tappe fondamentali: in una prima fase, più o meno fino all’estate del 1793, il giovane Stiftler ritiene che il fondamento di tale forma di religione debba essere il cuore (egli elabora l’ideale di una ‘religione del cuore’); in una seconda fase poi, la quale abbraccia gli ultimi mesi del suo soggiorno a Tubinga ed i primi di quello bernese, Hegel, sotto l’influsso deter­minante della Religionsschrift di Kant, comprende che il fondamento della reli­gione popolare può essere soltanto la ragione. Così egli elabora l’ideale definitivo di una ‘religione della ragione’.

I fogli da ‘a’ a ‘g’ del manoscritto corrispondente al testo 16 contengono la concezione originaria di Hegel della religione popolare. Sulla base delle note molte esaurienti ed informative dei curatori del primo volume dei Gesammelte Werke è possibile condurre un’analisi precisa di tale testo. Da queste note si viene a conoscenza che il cosiddetto ‘frammento di Tubinga’, dunque il testo 16 di GW 1 (ed in italiano di SG 1), non è un testo unico bensì una raccolta di diversi testi redatti da Hegel in vari momenti e poi da lui stesso messi insieme a formare uno scritto tematicamente omogeneo.([124])

Soprattutto la cesura al luogo 99,28-29 di GW 1 è importante, in quanto rappresenta lo spartiacque tra due gruppi di testi che si differenziano l’un dall’al-tro tramite una concezione del tutto diversa della ‘Volksreligion’.([125])

I testi collocati prima di questa cesura contengono infatti una concezione della religione popolare come ‘cosa del cuore’, mentre quelli collocati dopo di essa presentano la concezione della ‘Volkreligion’ come ‘Vernunftreligion’, dunque come religione razionale, come ‘cosa della ragione’.

In questo paragrafo ci si soffermerà sulla prima concezione, mentre la se­conda verrà discussa più tardi, poiché essa presuppone la lettura della Religionsschrift di Kant, dunque, secondo l’intelligente periodizzazione proposta dal Flügge, appartiene già al secondo periodo dello sviluppo della discussione sulla problematica teologico-morale stimolata dalla pubblicazione delle opere kantiane di filosofia pratica.

Un’analisi approfondita dei diversi fogli da ‘a’ fino a ‘g’ del testo 16 ri­vela la presenza di singoli passi concettuali compiuti da Hegel, tramite i quali egli ha sviluppato la concezione della religione popolare come ‘cosa del cuore’. Tali passi si lasciano distinguere precisamente l’uno dall’altro. Ricostruiamoli ora uno dopo l’altro.

Foglio ‘a’

(GW 1: da 83,1 a 85,13) ([126])

In questo passo si trova un’introduzione all’intera problematica. Hegel comincia con la giu­stificazione del tema, spiegando quale sia l’importanza della religione nella vita degli uomini. Così recita infatti l’inizio di tale foglio ed anche del testo 16:

“La religione è una delle questioni più importanti della nostra vita” (SG 1, 169)

“Religion ist eine der wichtigsten Angele­genheiten unsers Lebens [...]” (GW 1, 83, 1)

Se si pensa alla critica cui era sottoposta la religione all’interno dello Stift (per esempio alla posizione degli atei/naturalisti come Diez), ([127]) si può concludere che già queste prime parole rappresentano una chiara presa di posizione contro tale at­teggiamento estremo e, anche se non esplicitamente, a favore del salvataggio della religione auspicato da Flatt.

Hegel argomenta questa importanza della religione con il fatto che nella “natura dell’uomo” vi è “un bisogno naturale” di essa, così che la religione e soprattutto “quel che nella dottrina di Dio ha valore pratico” trova nel-l’”incorrotto senso umano” un terreno molto ricettivo.

Dopo aver rilevato la centralità della religione nella vita dell’uomo, il gio­vane studente spiega inoltre che da un punto di vista metodologico è importante procedere con molto tatto, se si vuol trattare questo tema con successo, ossia se si vuol influire effettivamente sulla moralità degli uomini. Non bisogna mai di­menticare infatti che

“[...] la sensibilità è l’elemento principale in ogni azione e sforzo umano” (SG 1, 170).

“[...] Sinnlichkeit das HauptElement bei allem Handeln und Streben der Menschen ist” (GW 1, 84, 16-17).

Continuando poi egli si esprime così:

“La natura dell’uomo è, per così dire, soltanto impregnata dalle idee della ragione”

e paragona l’influsso di tali idee sul comportamento morale dell’uomo con quello del sale in una pietanza, ossia col fatto che questo ne modifica il gusto senza però che la sua presenza sia visibilmente riconoscibile.

Quel che Hegel intende dire è che la morale, fondata su principi razionali, può esercitare un influsso sull’uomo soltanto se riesce ad incidere sulla sua sensibilità.

La morale dunque, per avere successo, deve modificare in tal modo la sen­sibilità umana così da farla diventare in se stessa ‘morale’. Se ciò avviene, allora l’uomo agisce ancora seguendo uno stimolo sensibile, dato che in ogni caso non può fare altrimenti, avendo però la religione ‘moralizzato’ la sensibilità, egli si comporterà indirettamente anche in modo morale.

Foglio ‘b’

(GW 1: da 85,14 a 87,15) ([128])

A tale pensiero della sensibilità come elemento fondamentale dell’agire umano si collega l’inizio del secondo foglio. Dopo aver sottolineato che la religione non acquista validità come semplice scienza di Dio, bensì soltanto se essa “interessa il cuore”, in quanto mette a disposizione i ‘Beweggründe’ della moralità, Hegel afferma che la religione deve essere “sensibile”

“[...] per poter agire sulla sensibilità”

(trad. mia).

“[...] um auf die Sinnlichkeit wirken zu kön­nen” (GW 1, 86, 2).

Si tratta di un pensiero importante, che nel corso dello sviluppo del pensiero di Hegel non andrà perduto, ma formerà una componente fissa del suo ideale reli­gioso.

In questi primi due fogli abbiamo una prima sistematizzazione delle rifles­sioni del giovane pensatore sul concetto di ‘Volksreligion’. Tramite essa Hegel cerca di elaborare la concezione di una religione popolare, la quale possa ottenere un effettivo successo presso il popolo.

A tal fine il giovane Stiftler cerca di stabilire i caratteri fondamentali indi­spensabili per pervenire a questo risultato. Nel foglio ‘b’ questo carattere fon­damentale è la sensibilità e con questa considerazione termina tale foglio.([129])

Foglio ‘c’

(GW 1: da 87,16 a 90,25) ([130])

Questo foglio forma il nucleo centrale del primo gruppo di frammenti. In esso Hegel tratta il seguente: Disamina della differenza tra la religione oggettiva e soggettiva. Importanza di questa disamina per l’intera problematica (SG 1, p. 173 ss. - trad. mia).([131]) Si tratta di un tema particolarmente importante in rapporto all’elaborazione del concetto di ‘religione popolare’ (anche il tentativo del pen­satore di determinare quale sia il “...punto principale di una religione popo­lare...”, come si legge nel foglio ‘b’,([132]) vale come chiaro segno del fatto che He­gel in questi fogli tratti un’unica questione principale, vale a dire quella della determinazione del concetto di una ‘religione popolare’).

Hegel espone qui prima il concetto di ‘religione oggettiva’ (GW 1, p. 87,18 fino a 89,15)([133]) e poi quello di ‘religione soggettiva’ (p. 89,16 fino a 90,2).([134])

In questa esposizione egli non resta imparziale, ma prende chiaramente po­sizione per la religione soggettiva, che è qualcosa di vivente, e contro la religione oggettiva, che al contrario è qualcosa di morto.

Le sue conclusioni si trovano all’ultimo paragrafo di questo foglio, nel quale il giovane pensatore esprime la propria intenzione fondamentale.

“Il mio intento non è di cercare quali dottrine religiose abbiano il maggior interesse per il cuore, o possano dare nell’anima il maggior conforto e sollievo, né quali debbano essere gli insegnamenti di una religione che debba rendere migliore e più felice un popolo, bensì quali siano le disposizioni per cui la religione - fuse dottrina e forza nel tessuto delle sensa­zioni umane, uniti i loro impulsi ad agire - si mostri in questi viva e efficace, divenga inte­ramente soggettiva. Se essa è tale, allora non manifesta semplicemente la sua esistenza col congiungere le mani, col piegare le ginocchia e con l’inchinare il cuore di fronte alle cose sacre, ma si estende sino a tutte le ramifica­zioni delle tendenze umane (senza che l’anima ne sia propriamente cosciente) e so­prattutto opera, ma solo in modo mediato; essa opera, per così dire, negativamente, nel lieto godimento delle gioie umane o nel com­pimento di fatti eminenti, nell’esercizio delle dolcissime virtù dell’amore per gli uomini”.

(SG 1, p. 175)

“Meine Absicht ist nicht, zu untersuchen, welche religiöse Lehre am meisten Interesse fürs Herz haben, [...], sondern was für An­stalten dazu gehören, daß die Lehren und die Kraft der Religion in das gewebe der menschlichen Empfindungen eingemischt, ihren Triebfedern zu handeln beigesellt, und sich in ihnen lebendig und wirksam erweise - daß sie ganz subjektiv werde - wenn sie das ist - so äussert sie ihr Daseyn nicht blos durch Händefalten, [...], sondern sie ver­breitet sich auf alle Zweige der menschli­chen Neigungen (ohne daß die Seele gerade es sich bewust ist) und wirkt überall - aber nur mittelbar mit - sie wirkt, um mich so auszudrücken, negativ, bei dem frohen Ge­nus menschlicher Freude - [...], wenn sie auch nicht unmittelbar einwirkt, so hat sie doch den feinern Einfluß, daß sie die Seele wenigstens frei und offen dabei fortwirken läst,[...]-”

(GW 1, p. 90, 3-25)

Tale intenzione consiste allora nell’analizzare come la religione possa divenire soggettiva, ossia “...quali siano le disposizioni (‘Anstalten’) per cui la religione - [...] - divenga interamente soggettiva”.

Con ciò Hegel ha stabilito un ulteriore carattere fondamentale della religione (dopo la sua ‘popolarità’ e ‘sensibilità’): la soggettività.

Foglio ‘d’

(GW 1: da 90,26 a 93,27)([135])

Si tratta di un foglio molto importante in quanto in esso Hegel trae alcune prime conclusioni a partire dalle riflessioni condotte nei fogli precedenti.([136])

Collegandosi all’esposizione della differenza tra religione soggettiva ed og­gettiva, egli presenta all’inizio di questo foglio il concetto centrale che contrad­distingue la propria concezione della religione popolare: distingue di nuovo tra teologia e religione e completa questa distinzione tramite l’importante conside­razione che la teologia è ‘cosa dell’intelletto’ (‘Sache des Verstandes’), men­tre la religione è ‘cosa del cuore’ (‘Sache des Herzens’):

“Se la teologia è cosa dell’intelletto e della memoria [...] la religione è invece cosa del cuore [...]” (trad. mia).

“Wenn Theologie Sache des Verstands und des Gedächtnisses ist [...] Religion aber Sa­che des Herzens [...]” (GW 1, 90, 26-28).

Nelle righe immediatamente seguenti Hegel espone in un modo molto preciso tale definizione della religione, adoperando una struttura concettuale che si rifà chiaramente sia alla kantiana Critica della ragion pratica che alla Offenba-rungsschrift di Fichte.([137])

La definizione della religione come ‘cosa del cuore’ contiene dunque in sé tutti quei caratteri fondamentali della religione popolare, che Hegel fino a questo stadio del proprio sviluppo ha potuto individuare.

Tale espressione si trova ancora in due luoghi di questo gruppo di fram­menti (nei frammenti successivi non si troverà più), in particolare ai passi 92,8 del foglio ‘d’ e 96,28 del foglio ‘g’. A partire dal foglio ‘h’, sotto l’influsso chiaro della Religionsschrift di Kant, la caratterizzazione della religione come ‘cosa del cuore’ viene poi sostituita dal concetto di ‘Vernunftreligion’ (reli­gione della ragione o razionale).([138])

Il resto del foglio ‘d’ (pp. 91-93 di GW 1) contiene un’apologia del cuore sulla base del Nathan di Lessing. Al cuore viene qui contrapposto l’intelletto, incapace di essere fondamento della morale.

Foglio ‘f’([139])

(GW 1: da 94,1 a 96,24)([140])

Questo foglio contiene la ‘resa dei conti’ da parte di Hegel con l’intelletto e l’illuminismo. Con l’espressione ‘illuminismo’ il giovane studente intende so­prattutto l’atteggiamento che vuole prescrivere agli uomini una morale consi­stente in ‘freddi’ principi,([141]) senza tenere in considerazione la sensibilità (si veda l’esempio da lui fornito all’inizio del foglio ‘a’ sull’effetto del sale in una pietanza). La sua critica è rivolta in modo particolare contro Campe.([142])

L’argomento fondamentale della critica di Hegel è che l’intelletto può servire solamente a chiarire le verità della religione oggettiva, ma è del tutto incapace di trasformarle in un comportamento pratico, morale. Esso non può insomma fornire alcun aiuto alla religione soggettiva, come si esprime il nostro filosofo in modo calzante:

“L’illuminamento dell’intelletto rende sì più avveduti, ma non migliori” (SG 1, 179).

“Aufklärung des Verstands macht zwar klü­ger, aber nicht besser” (GW 1, 94, 12).

La parte centrale di questo foglio è particolarmente importante, in quanto in essa viene espresso molto chiaramente quale sia la problematica fondamentale con la quale Hegel si confronta in questi testi. Si tratta della problematica dell’illuminamento del popolo:

“Quando si parli di ciò: s’illumini un popolo [...]” (trad. mia)

“Wenn man davon spricht: man kläre ein Volk auf [...]” (GW 1, 95, 1).

In riferimento a questa problematica - che altro non è se non la ripresa della que­stione dell’’illuminamento dell’uomo comune’, centrale nelle riflessioni del periodo di Stoccarda -([143]) Hegel perviene alla seguente conclusione:

“Poiché è impossibile che una religione, la quale debba essere in generale per il popolo, possa consistere di verità universali, alle quali in ogni tempo sono pervenuti soltanto uomini eccezionali [...] - è dunque necessario che ad essa debbano esser sempre mescolate delle aggiunte, le quali devono essere accettate soltanto per fedeltà e fede - oppure che le proposizioni più pure, rese più semplici, siano poste in un involucro più sensibile, se devono esser  capite e rese accettabili alla sensibilità, [...] così appare evidente che è impossibile che la religione popolare possa esser edificata sulla semplice ragione - se le sue dottrine devono essere efficaci nella vita e nelle opere”

(trad. mia).

“[...] da es unmöglich ist, daß eine Religion, die allgemein fürs Volk seyn soll, aus allge­meinen Wahrheiten bestehen kan, worauf zu jeder Zeit nur ausgezeichnetere Menschen gekommen sind [...] - und also immer theils Zusäze beigemischt seyn müssen, die blos auf Treu und Glauben angenommen werden müssen - oder daß die reinern Säze vergrö­bert in eine sinnlichere Hülle gestekt werden müssen, wenn sie verstanden werden und der Sinnlichkeit annehmlich seyn sollen, [...] so erhellt daß Volksreligion [...] - wenn ihre Lehren in Leben und That wirksam seyn sollen - unmöglich auf blosse Vernunft ge­baut seyn könne”

(GW 1, 96, 5-16).

Con questa chiara conclusione, la quale formula sia la questione posta (l’illuminamento del popolo), sia la relativa soluzione pensata da Hegel al momento della redazione di questo foglio (la religione popolare come ‘cosa del cuore’), si chiude il foglio ‘f’.

Foglio ‘g’

(GW 1: da 96,25 a 99,28)([144])

Questo foglio si apre con la stessa questione che è alla base anche del foglio ‘f’:

“Come la religione in generale è una cosa del cuore, così potrebbe essere una questione, fino a che punto il ragionamento possa mi­schiarvisi, per restare religione” (trad. mia) .

“Wie Religion überhaupt eine Sache des Herzens ist, so könnte es eine Frage seyn, wie weit sich Räsonnement einmischen darf, um Religion zu bleiben”.

(GW 1, 96, 28-29)

La parte centrale di questo foglio contiene un confronto tra illuminismo e saggezza.([145]) L’illuminismo esce da questo confronto quale elemento per­dente. Hegel lo critica come già ha fatto nel foglio ‘f’. Al contrario la saggezza vien posta da lui in rapporto diretto con il cuore, ossia con il fondamento della ragione.

“Ma saggezza non è scienza - saggezza  è un’elevazione dell’anima [...] essa ragiona poco [...] non ha comprato le proprie  convinzioni al mercato generale, [...] ma parla dalla pienezza del cuore” (trad. mia).

“Aber Weisheit ist nicht Wissenschaft - Weisheit ist eine Erhebung der Seele [...] sie räsonnirt wenig [...] sie hat ihre Überzeu­gungen nicht auf dem allgemeinen Markt eingekauft, [...] sondern spricht aus der Fülle des Herzens” (GW 1, 97, 8-19).

Dopo un ulteriore e piuttosto duro attacco a Campe, in particolare al ‘regolo di Campe’ (‘Kampische Lineal’), all’illuminismo, ed ai ‘tempi libreschi’ (‘vollgeschriebenen Zeiten’), alla loro ‘erudizione libresca’ (‘Buchgele­hrsamkeit’“) ed ‘all’uomo della lettera’ (‘BuchstabenMenschen’)

“[...] che non ha vissuto e tessuto da se stesso” (trad mia),

“[...] der hat nicht selbst gelebt und gewebt” (GW 1, 99, 18-19)

come prodotto di tali tempi, Hegel chiude questo foglio con l’immagine bella e piena di speranza della religione capace di aiutare l’uomo a costruire la sua ca­setta

“[...] che solo allora egli può chiamare propria [...]” (SG 1, 185)

“[...] das der Mensch alsdenn sein eigen nennen kan [...]” (GW 1, 99, 27-28)

Non poteva mancare in queste importanti pagine, nelle quali si rivela chiara­mente la soggettiva ed anche passionale partecipazione di Hegel alla problematica religiosa trattata, il riferimento al Nathan di Lessing ed in particolare al passo sul quale il giovane pensatore svevo, già al tempo di Stoccarda, aveva fondato la propria comprensione della grecità:([146])

“E di molte cose potrei dirti

come, dove, perché le ho imparate”

(SG 1, p. 185)

(GW 1, 99,25-26)

L’aver creato il proprio sapere, la propria spiritualità dall’interno, quindi il non averli ricevuti dall’esterno (al mercato), è la caratteristica fondamentale della saggezza, dunque del vero illuminamento, secondo il giovane Hegel (come lo sarà del resto anche per l’Hegel maturo).

 


NOTE

 

[113]) Cfr. de Angelis, 1995.

[114]) Cfr. GW 1, pp. 469-471.

[115]) Hegel si riferisce qui ai sacrifici propri della religione.

[116]) Cfr. GW 1, p. 557, nota a 75,4.

[117]) Cfr. e. g. il testo 16, foglio ‘c’, GW 1, pp. 87 ss.

[118]) GW 1, rapporto editoriale, p. 470: “La prima parte (del testo) è nata evidentemente durante la lettura del libro Jerusalem oder über religiöse Macht und Judentum di Moses Mendelssohn”.

[119]) Cfr. Jamme, 1983, p. 50: “La distinzione tra religione popolare e privata [...] è pervenuta a Hegel per il tramite di Moses Mendelssohn, pensatore molto stimato da Kant, e della sua opera del 1783 Jerusalem oder über religiöse Macht und Judentum”.

[120]) Essi ricorrono in particolare ai seguenti luoghi di GW 1: 76,5-6; 76,8; 77,13; 77,15-16; 77,19; 77,26.

[121]) Si tratta di concetti  appartenenti in maniera essenziale al dibattito teologico-morale di cui ci stiamo occupando.

[122]) Cfr. il luogo 77,5 ss. di GW 1 (SG 1, p. 161 ss.), dove si legge: “- die ganze Reihe von Triebfedern und Beweggründen, womit man dise jene Tugend motivirt” (“... l’intera serie dei moventi e degli impulsi con cui si motiva questa o quella virtù”). Qui risulta chiaramente come i concetti ‘Triebfeder’ e ‘Beweggrund’, al tempo della redazione del testo 12, già facevano parte dell’equipaggiamento concettuale di Hegel.

[123]) Cfr. il luogo 77,16-18 di GW 1, nel quale è possibile dimostrare chiaramente il riferimento a Fichte al riguardo del rapporto tra religione e moralità (cfr. il luogo 23,18-19 della Offenbarungsschrift).

[124]) Cfr. GW 1, pp. 473-475.

[125]) La cesura corrisponde al luogo 185,21 di SG 1.

[126]) Tali indicazioni si riferiscono rispettivamente alla pagina ed al rigo di GW 1. I luoghi corri­spondenti in SG 1 sono 169,1 e 171,10

[127]) Cfr. a questo riguardo Henrich, 1971, pp. 58-59.

[128]) SG 1: da 171,11 a 172,40

[129]) “Die ganze Masse von ReligionsGrundsäzen - und von den daraus fliessenden Empfindun­gen; und besonders der Grad von Stärke, womit sie auf HandlungsArt einflüssen können, ist der Hauptpunkt einer Volksreligion” (GW 1, 86,26 - 87,1).

[130]) SG 1: da 171,1 a 176,12

[131]) “Auseinandersezung des Unterschieds zwischen objektiver und subjektiver Religion; Wichtigkeit dieser Auseinandersezung in Ansehung der ganzen Frage” (GW 1, p. 87,16-17).

[132]) GW 1, p. 87,1; SG 1, p. 172, 21-22

[133]) SG 1, da 173,4 a 175,2

[134]) SG 1, da 175,3 a 175,21

[135]) SG 1: da 176,14 a 179,14

[136]) Quando si parla di fogli precedenti o seguenti non si intende ciò in senso cronologico poi­ché sulla base delle attuali conoscenze non è possibile determinare una sequenza cronolo­gica all’interno del testo 16. Che però vi sia una sequenza logica viene dimostrato tra l’altro dal fatto che lo stesso Hegel ha ordinato i vari fogli secondo l’attuale sequenza, che egli ha poi contrassegnato con le lettere dell’alfabeto latino (cfr. GW 1, pp. 473-475). Se Hegel ha ritenuto di dover collocare all’interno del testo 16 un frammento prima di un al­tro è senz’altro perché ha considerato tale frammento un presupposto per i seguenti frammenti all’interno del tutto. Non è da escludere che il filosofo abbia redatto il fram­mento - ch’egli ha considerato da un punto di vista logico quale presupposto ed ha tra­mandato dunque in una posizione antecedente gli altri - dopo di questi. In tal senso dun­que, ovvero in relazione al contenuto, vengono adoperate qui le espressioni ‘precedente’ ed ‘antecedente’ in riferimento alla successione dei vari fogli del testo 16.

[137]) Si tratta dei seguenti concetti: la religione come bisogno della ragion pratica, il sommo bene, la teoria dei postulati, l’idea di una ‘deduzione della religione’ (cfr. GW 1, pp. 90,28 fino a 91,7).

[138]) Cfr. GW 1, p. 99,29.

[139]) Il foglio ‘e’ non è stato tramandato (cfr. GW 1, p. 473).

[140]) SG 1: 179,15 a 182,10

[141]) La contrapposizione caldo-freddo/cuore-intelletto si rifà evidentemente a Reinhold (essa fu ripresa anche da Rapp).

[142]) Cfr. GW 1, pp. 94,28; 97,30 e 98,1-2

[143]) Cfr. Schmidt-Japing, 1924, pp. 3-4; de Angelis 1995, pp. 41-49.

[144]) SG 1: da,10 a 185,21

[145]) “Qualcosa d’altro rispetto all’illuminismo, nel senso di ragionamento, è la saggezza” (trad. mia - “Etwas anderes als Aufklärung, als Räsonnement ist Weisheit” (GW 1, p.97,8-9). Sull’importantissimo concetto di ‘saggezza’ nello Hegel giovane e maturo cfr. de Angelis, 1996, Hegels Philosophie als Weisheitslehre (La filosofia di Hegel come dot­trina della saggezza), in particolare il capitolo 7 Von der Weisheit zur Wissenschaft. He­gels philosophischer, dialektischer Werdegang (Dalla saggezza alla scienza. Il cammino filosofico dialettico di Hegel).

[146]) Cfr.

[147]) I termini ‘promozione’ (‘Beförderung’), promuovere (‘befördern’), movente (‘Triebfe­der’), centrali nel terzo capitolo della Critica della ragion pratica e negli scritti di Flatt e Rapp, ricorrono continuamente anche nei testi hegeliani di quegli anni.

[148]) Ad essi si può senz’altro aggiungere almeno anche Hölderlin per il suo ideale di una reli­gione poetica (cfr. Bertaux 1968).

[149]) Cfr. il §35 del presente lavoro.

[150]) Cfr. per l’intera problematica relativa a queste influenze il mio lavoro del 1995.


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