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2000: Settimane hegeliane (SH-0), Presentazione: Senso e attualità della filosofia di Hegel

2000: Settimane hegeliane (SH-0), Presentazione: Senso e attualità della filosofia di Hegel


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2000
Settimane hegeliane
(Hegel Wochen)
presso il 
Goethe-Institut di Napoli
organizzate da  
Marco de Angelis
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Ciclo di lezioni in lingua italiana

Introduzione

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Testo cartaceo non ancora pubblicato
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Testo digitale pubblicato qui sotto
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SETTIMANA HEGELIANA 0

Presentazione

Senso autentico e attualità
della filosofia di Hegel

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INTRODUZIONE
1. Senso delle Settimane-Hegeliane (Hegel-Wochen) presso il Goethe-Institut di Napoli

Oltre al fatto occasionale e gradito, di aver trovato un’istituzione disposta ad ospitare il progetto ’Settimane Hegeliane’ e per di più poi la fortuna che tale istituzione sia il luogo principe della diffusione della lingua e della cultura tedesca nel mondo, v’è anche un motivo ideale e di contenuto che giustifica l’opzione per tale luogo.
In effetti è un aspetto peculiare del Deutschtum, della germanicità per così dire, comunque si dica della cultura nordica ed in particolare teutonica, la Gründlichkeit (si veda a tal proposito il lavoro dell‘ex-Ambasciatore d’Italia in Germania,...), ossia il fatto che tutto quel che il popolo tedesco fa, sia nel bene sia nel male, sia fatto in modo radicale, in modo ultimativo e definitivo, non provvisorio e temporaneo. 
Si può quindi considerare un qualcosa d’appartenente allo spirito dl popolo tedesco il fatto che lo ’spirito del mondo’, per esprimerci con le parole di Hegel, abbia scelto proprio tale popolo per la formulazione del sistema filosofico che in sé raccogliesse tutto il sapere filosofico, scientifico, religioso, storico dell’umanità coordinandolo in un quadro unico e definitivo, in cui ogni concetto ha il proprio posto ben definito, viene preparato e quindi dimostrato dai concetti precedenti e poi conduce per necessità interna ai concetti ulteriori.
Ovviamente tale significato per così dire etnologico della locazione del momento di sintesi del sapere occidentale nella terra di Lutero non è vincolato esclusivamentealla persona di Hegel, bensì in generale alla sua epoca. È infatti l’intera intellettualità tedesca della seconda metà del settecento fino alla prima metà dell’ottocento che lavora in costante dibattito all’elaborazione di una filosofia ultima ed omnicomprensiva, ad una filosofia che avesse il rango di una vera e propria scienza. Sin almeno da I. Kant è questo l’ideale forte che accomuna i vari pensatori tedeschi dell’epoca, Fichte e Schelling sono gli altri due diventati famosi sulla via che dal Mestro di Königsberg, padre di questa splendida epoca - Vater Kant -, conduce al grande sistematico di Stoccarda. Ma oltre a questi quattro grandivi furono moltissimi altri pensatori di valore - si pensi per esempio ai teologi di Tubinga Storr e Flatt che tanta parte ebbero nell’educazione filosofico-teologica di Hölderlin, Schelling e Hegel, oppure al grande divulgatore della filosofia kantiana Karl Leonard Reinhold.
Fu insomma tutta un’epoca, l’intera intellettualità del tempo che convisse in modo più o meno attivo l’ideale dell’elaborazione di una filosofia sistematica e scientifica. In questo senso è allora forse il Goethe-Institut, ovviamente insieme alla Facoltà di Filosofia, il luogo più adatto per far rivivere quella magnifica epoca della storia del pensiero umano, anche per sottolineare a chi già non lo sapesse che quando si parli del passato della Germania, ’il passato che non passa’, come recita il titolo di un libro sul fenomeno nazionalsocialista,
non può venir rappresentato soltanto da quell’epoca senz’altro negativa che vide nel secolo scorso il sopravvento del nichilismo assoluto su qualsiasi altra visione del mondo. Per chi ami la filosofia e l’alto compito ch’essa ha da svolgere nella formazione individuale e sociale dell’umanità ’il passato che non passa’ della storia tedesca è appunto quello dell’epoca kantiano-hegeliana, dell’elaborazione dei grandi sistemi filosofici idealistici. 
Anche questo è ’passato che non passa’, non nel significato negativo di un senso di colpa per qualcosa di cui vergognarsi, bensì nel senso positivo di una qualcosa di cui andare fieri, di un qualcosa che rappresenta forse il più grande contributo del popolo tedesco alla storia dell’umanità.
Veniamo ora ad una breve presentazione del nostro progetto ’Settimane Hegeliane’ (Hegel-Wochen).

2. Contenuto del progetto Hegel-Wochen 
     2.1 attualità della filosofia di Hegel; (esempi);  
     2.2 necessità di una attualizzazione e riscrittura del suo sistema filosofico
Il progetto ’Settimane Hegeliane’,  partendo  dunque dalla consapevolezza del grande significato storico di quel periodo della storia del pensiero, intende approfondire in modo gründlich, dunque radicale, i vari aspetti del sistema filosofico hegeliano. Ciò sarà fatto sia in modo cronologico e storico, ripercorrendo dunque le varie tappe dell’elaborazione del sistema e così comprendendone le radici e dunque anche il significato autentico, ossia quello che tale sistema aveva per lo stesso Hegel, sia in modo esclusivamente sistematico, quindi analizzando le varie sezioni del sistema ed il rapporto di fondazione tra esse esistente.
Tale programma sarà svolto come realizzazione dell’intuizione di fondo che la filosofia di Hegel abbia un valore ancora attuale, ossia che essa non solo fornisca risposte adeguate e filosoficamente fondate a problemi della nostra epoca (ma non viviamo noi tutto sommato ancora nell’epoca di Hegel?), ma che fornisca anche una serie di categorie chiave anzitutto per ben capire la nostra epoca.
L’intuizione di fondo è insomma che tra fine settecento ed inizio ottocento in Germania si siano gettate le fondamenta filosofiche del mondo a venire, del mondo post-illuministico, e che quindi noi oggi volenti o nolenti non possiamo comprendere il nostro mondo e quindi agire con chiarezza di idee in esso senza esserci seriamente confrontati col quel pensiero filosofico, che ha poi nel sistema hegeliano la sua formulazione sintetica.
Ovviamente tale intuizione di fondo non è cieca, ossia essa non perde di vista il fatto che comunque la filosofia di Hegel sia affetta da limiti sia dovuti all’individualità dello stesso Hegel sia alla sua stessa storicità, al fatto che comunque essa sia stata formulata in un certo tempo ed in un certo luogo e pertanto non può non soggiacere a tutti i limiti propri di quel che ha o ha avuto un’esistenza temporale. 
Si tratta pertanto di separare il contenuto logico a-temporale dalla sua espressione formale datale da Hegel, viziata evidentemente da una serie di caratteristiche legate alla situazione spazio-temporale.
Proprio al fine di tale separazione è indispensabile comprendere il nucleo forte del sistema filosofico hegeliano, ossia quel nesso di pensiero senza i quali non è possibile pensare tale sistema. Vi sono infatti in ogni sistema filosofico pensiero essenziale al medesimo, che l’autore ha elaborato sin dalle origini e non ha mai cambiato nel corso del proprio sviluppo intellettuale, come anche pensieri che invece non hanno tale ruolo determinante, ma sono per così dire accidentali, magari il pensatore stesso li ha spesso cambiati o addirittura eliminati nel corso della elaborazione delle verie versioni della sua filosofia. Ciò significa che lo stesso autore del sistema filosofico non era convinto dell’essenzialità di tali concetti, dunque questi pensiero non costituiscono il nucleo centrale della sua filosofia, bensì solo la scorza esteriore, della quale si può dunque anche fare a meno senza per questo cambiare il significato fondamentale della filosofia in questione.
L’attualizzazione o riscrittura del sistema filosofico hegeliano deve consistere allora anzitutto nel separare il contenuto essenziale dagli elementi non essenziali del sistema, così da lavorare poi soltanto su quel che è veramente ancora valido di tale filosofia. In secondo luogo poi tale nucleo fondamentale dev’essere applicato all’interpretazione del nostro mondo, della nostra epoca, sia all’aspetto teoretico di essa, dunque al sapere, sia al suo aspetto più propriamente pratico, dunque alla vita etico-politica dell’umanità.
Per quanto riguarda il primo aspetto, quello teoretico, il risultato deve essere la riscrittura del sistema filosofico hegeliano anzi, per meglio esprimersi, dell’idealismo assoluto, così da averne una formulazione non solo concettualemente ma anche linguisticamente adatta al nostro tempo. 
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello etico-politico, il risultato dev’essere una vita idealistica, sia a livello etico ed individuale, sia a livello politico e sociale. Se la filosofia di Hegel nei suoi principi essenziale ha colto la verità, occorre evedentemente che l’individuo e la comunità umana nel suo complesso il proprio comportamento a tale filosofia, se vogliono vivere nella verità.
I due aspetti insieme, la riscrittura e l’applicazione della filosofia idealistico-assoluta, costituiscono quella che si può definire l’’attualizzazione’ di tale pensiero (nel duplice senso di ’attualità’).
Ma perché svolgere una tale mole di lavoro proprio sul pensiero di Hegel e non di un altro filosofo, per esempio di Kant?

3. Perché Hegel e non un altro sistema filosofico? 
Se si è scelto proprio Hegel non deve evidentemente essere un caso ma occorre che vi sia una ragione logica, un perché filosofico alla base di tale opzione. Si potrebbe indicare un movente di carattere soggettivo e psicologico, ossia il fatto che nella vita di chi scrive l’incontro con il pensiero di Hegel è stato determinante ed ha fornito quelle risposte che altri incontri - per es. con Vico, Spinoza, Kant e Marx -  non avevano fornito. D’altra parte tale movente non avrebbe valore universale, perché è evidente che le domande, cui la lettura di Hegel ha saputo rispondere, potrebbero essere nel caso di un altro soggetto diverse e quindi potrebbero trovare risposte adeguate in altri pensatori. 
Vi deve essere dunque un movente oggettivo, una ragione logica universale che giustifichi tale scelta e ci assicuri che il nostro progetto ha un valore oggettivo e non soltanto soggettivo.
Nonstante questa pretesa sia giusta e filosoficamente fondata, d’altra parte non è ovviamente possibile esaudirla in modo immediato, ossia non è possibile indicare all’inizio del lavoro, quando si possono indicare soltanto propositi e metodologie, ma certo non verità già accertate. Queste devono essere infatti un risultato del lavoro scientifico e non possono esserne una premessa.
D’altra parte proprio in questo rapporto tra premessa e risultato del lavoro scientifico si mostra la dialettica interna ad esso, che proprio Hegel ha messo magistralmente in luce nelle sue opere, in particolare nelle varie prefazioni ed introduzioni alla Scienza della Logica ed alla Enciclopedia delle Scienze Filosofiche.
Se è vero infatti che il risultato come tale può apparire soltanto alla fine del lavoro scientifico, è però anche vero ch’esso in forma di intuizione dev’essere già presente al suo inizio. Ogni ricerca comincia infatti con un’idea, un’intuizione che deve poi essere verificata con lo studio, con la fatica del concetto direbbe Hegel. Se essa è verificata appare poi in forma di risultato al termine del lavoro scientifico. 
La struttura del lavoro scientifico è dunque di carattere circolare, all’inizio è già presente in forma non ancora sviluppata quel per verrà poi - forse - alla fine, per cui l’andare innanzi, nell scienza,  secondo le parole hegeliane, - è un tornate indietro al fondamento. 
Per fornire una risposta alla domanda ’perché proprio Hegel ?’ occorre allora esprimere l’intuizione che è alla base del progetto ’Hegel-Wochen’ ed in generale al lavoro scientifico di chi scrive.
Si tratta dell’ipotesi scientifica che la filosofia con Hegel abbia raggiunto il proprio apice, ossia la comprensione dell’assoluto, e pertanto il sistema filosofico del pensatore svevo non rappresenti un sistema tra tanti altri sistemi tutti più o meno validi (ossia tutti più o meno non validi), ma rappresenti invece il momento di sintesi in cui l’intero sapere filosofico raggiunto in più di duemila anni di lavoro intergenerazionale sia stato organizzato organicamente alla luce di un chiaro metodo e di una chiara sistematica.
Nel caso della filosofia avremmo dunque a che fare con la summa del sapere filosofico dell’umanità, con il manuale di filosofia per eccellenza, in cui i vari concetti di questa scienza vengono presentati e esposti in modo non soggettivo e letterario, bensì rigorosamente logico e scientifico.
Da questo punto di vista la filosofia di Hegel, pur fatti i distinguo di cui sopra relativamente alla differenza tra il suo contenuto e la sua forma, costituirebbe la filosofia assoluta, che può essere sicuramente migliorata ancora in diverse parti, espressa in una lingua più moderna, aggiornata confrontandola con il progresso delle scienze dopo la morte del filosofo, ma che in sostanza nei suoi concetti fondamentali così come nella sua struttura portante non può essere più gran che modificata.
Questa intuizione ed ipotesi di lavoro scientifico non è ovviamente improvvisata ma si fonda sulle indicazioni forniteci dallo stesso Hegel, il quale non solo presenta la sua filosofia come scienza dell’assoluto e scienza assoluta, ma nelle lezioni di storia della filosofia inequivocabilmente presenta il proprio sistema filosofico come il momento conclusivo della soria della filosofia, in cui le verità conseguite dai pensatori precedenti, ognuno die quali appunto ha scoperto un aspetto della verità assoluta, vengono conservate e contemporaneamente superate, secondo uno die principio fondamentali, forse quello più importante, della dialettica.
Dinanzi a questa valutazione che lo stesso Hegel dà del ruolo del proprio sistema filosofico all’interno della storia della filosofia si può ovviamente prendere le distanze e considerarla una dimostrazione di scarsa umiltà, oppure la si può anche condividere e verificare con uno studio serio, approfondito. 
In effetti in tutte le sue opere Hegel ha sempre dato grande dimostrazione di umiltà, perché per uno studioso serio l’umiltà non consiste nel negare la verità e perdersi in un facile relativismo, bensì nel lavorare affinche quel risultato che si consegue e si indica come verità sia frutto di un percorso logico e razionale ripercorribile da qualsiasi altro essere razionale che si sottoponga alla ferrea logica di un pensiero serio, scientificamente orientato.
Hegel non ha mai venduto la propria filosofia come qualcosa di legato alla sua persona singola, bensì ha sempre chiarito che il suo pensiero, se è valido, ha un’esistenza per sé indipendente, ed è solo per fatti accidentali storici che sia stato il soggetto particolare G.W.F. Hegel ha formularlo. Esso è un prodotto della storia della filosofia, appunto quel momento sintetico e conclusivo già accennato, e la preparazione a tale sintesi,fornita dai pensatori precedenti, ha almeno lo stesso lavoro della sintesi operata da Hegel. 
L’immagine della costruzione di una casa come opera comune, nonostante solo ad un operaio spetti porre l’ultimo mattone, dà un’idea chiara del modo umile, ma non per questo realtivistico, in cui Hegel considerava il prodotto del proprio lavoro scientifico. In effetti quando si tratta di scienza la parola umiltà non ha alcun ruolo da svolgere: o si hanno argomentazioni forti a sostegno delle proprie tesi, frutto di studio serio ed approfondito, e quindi si riesce a convincere gli altri, sostenendo dunque un pensiero non arrogante ma che ha il diritto di essere forte, oppure tali argomentazioni sono deboli, ma allora non è che si è umili, si è solo scientificamente deboli. 
Non vi è dunque alcun motivo per non prendere sul serio la tesi  di Hegel che il proprio sistema filosofico costituisca il momento apicale e sintetico della storia filosofica dell’umanità, il manuale di filosofia, l’esposizione dell’assoluto.Bisogna soltanto verificare tale ipotesi con un lavoro scientifico serio e disciplinato i cui risultati siano logicamente fondati, in quanto frutto di lavoro razionale, universalmente comunicabili e quindi in linea di principio anche universalmente condivisibili 
È per questo motivo che chi scrive vorrebbe affiancare al progetto ’Hegel-Wochen’ un altro progetto dal nome ’Laboratorio Filosofico G.W.F. Hegel’. Si tratta di creare un gruppo di lavoro che, anche sulla scia di quanto già iniziato (Wandschneider, Schild, de Angelis), si misuri in modo approfondito con i testi hegeliani sottoponendoli a critica serrata ed a verifica sul campo della loro pretesa di assolutezza. In questo laboratorio filosofico occorrerebbe separare nell’intero corpus della filosofia del pensatore svevo quel che vi è di obsoleto da quel che vi è di assoluto e dunqu di eternamente valido, e fondare su quest’ultimo un sistema filosofico adatto alla nostra epoca, un nuovo manuale di filosofia.
Ma ha la nostra epoca bisogno di un tale manuale, di una filosofia assoluta?


4.  Il principio della ’falsa’ modernità: l’indipendenza di religione/filosofia e politica sulla base della resa al nichilismo, al relativismo, alla perdita di valori assoluti
La risposta da dare a tale domanda è evidentemente ed apparentemente una risposta di carattere negativo. Sembra infatti che il nostro mondo, la nostra epoca non abbiano bisogno né di una religione né di una filosofia ufficiali, le quali svolgano la funzione di fondamento teoretico della realtà statuale etico-politica. 
Il principio  della modernità sembra essere infatti l’individuo come valore assoluto, senza che il contenuto della vita dell’individuo venga definito in modo più specifico, e ciò di cui v’è bisogno al di là degli individui è poi la legge che regoli il loro interagire a salvaguardia sembra e solo dell’individuo singolo.
Nel modo più barbaro e materialista, come ’profitto’, questo è il principio dominate delle democrazie occidentali e pian piano sta diventando o vorrebbe diventare il principio dominante sul pianeta Terra.
Dinanzi a tale predominio assoluto dell’individuo e del profitto la religione e la filosofia sono decadute a qualcosa di isolato, di relegato nell’angolino della coscienza singola, ma non di avente una funzione ufficiale istituzionalizzata. 
La religione, pur nel caso di confessioni, quale quella cristiana, che contano centinaia di milioni di fedeli, non svolgono alcun ruolo ufficiale nella direzione della cosa pubblica, pur mantenendo ovviamente inufficiosamente un ruolo importante nell’educazione popolare. È indubitabile comunque che stiano inesorabilmente perdendo la funzione ufficiale che spettava loro in passato.
La filosofia, che avrebbe potuto e dovuto avvantaggiarsi di questa perdita di autorità ufficiale della religione, sostituendola alla guida dello Stato, non vi è riuscita e ciò per propria colpa. Come potrebbe infatti una disciplina dilaniata al proprio interno da innumerevoli posizioni diverse, sentendosi ogni professore di filosofia all’altezza di poter esprimere una propria opinione sulla verità, essere di guida alla società nel suo complesso? 
Proprio il mondo accademico della filosofia è oggi un esempio di quel che non deve essere una disciplina scientifica, quello che non deve essere un lavoro professionale serio e responsabile. Mancando del tutto canoni di giudizio sulla serietà e scientificità delle opinioni soggettive, non si può discernere il pensatore serio da quello improvvisato, il vero filosofo originale dal ripetitore di professione. 
Un primo risultato di questo marasma all’interno del mondo accademico della filosofia è ovviamente una totale perdita d’autorità, per cui in sostanza i filosofi o comunque in generale i pensatori nella società di oggi non contano niente, a meno che non facciano essi stessi politica, ossia non abbandonino in ultima analisi il terreno della ricerca pura.
Un secondo risultato di ciò è poi il totale relativismo o ancor peggio nichilismo che domina la filosofia (almeno in Occidente). Proprio perché non si è stati in grado di elaborare almeno alcune linee di orientamento per distinguere il pensiero autentico, vero, da quello improvvisato, il pensiero serio e responsabile, da quello facilone e salottiero, l’unica teoria che poi si ha potuto in queste condizioni divulgarsi è stata la negazione della verità di qualsiasi teoria, ossia il relativismo assoluto ed il nichilismo che ne rappresenta la diretta conseguenza.
I due pensatori che forse hanno avuto un maggiore influsso nel secolo appena concluso, Marx e Nietszche, non a caso sono stati l’unico il teorico della religione come oppio dei popoli e della filosofia come sovrastruttura non avente un valore di verità in sé, l’altro il teorico della morte di Dio e del superamento di qualsiasi valore assoluto. 
Le vicende storiche del comunismo e del nazionalsocialismo ed i drammi umani e sociali che queste esperienze storiche hanno provocato non possono non essere considerati anche come dirette conseguenze della totale distruzione di qualsiasi valore oggettivo di verità  operato da Marx e Nietzsche.
Ma anche le democrazie capitalistiche occidentali, pur non pervenendo apertamente al totale nichilismo, si basano nondimeno su un relativismo che appoggia solo il libero arbitrio del singolo individuo occidentale, non certo la vera libertà propria di qualsiasi uomo, occidentale e non. Fenomeni come la distruzione dell’ambiente e lo sfruttamento delle popolazioni industrialmente meno sviluppate potrebbero però anche essere interpretati come conseguenze di un nichilismo di base che, tutto sommato, agisce, sebbene di nascosto, anche nelle democrazie dell’Occidente.
Unica voce dissonate in questo coro di annientamento della funzione ufficiale ed istituzionale della religione e della filosofia sembra essere il mondo islamico, il quale, proprio come reazione al nichilismo relativistico occidentale, cerca di salvare una società saldamente ancorata a valori ufficiali, universalmente validi per tutti i membri della società.
Con ciò ovviamente non significa che il mondo islamico sia l’esempio da seguire, dato che i valori ch’esso sostiene sono evidentemente quelli di una cultura religiosa tutto sommato superata nel tempo. 
Sembra allora che la modernità non abbia bisogno di una religione o filosofia ufficiale, ma che essa se la cavi da sola senza un appoggio di carattere teoretico alla sfera etico-politica della vita. 
Eppure a ben vedere questa è una falsa modernità. Non è infatti sorta la modernità sotto l’impulso del desiderio di conoscere razionalmente, di comprendete i veri principi della natura e della vita umana come anche i veri principi dell’assoluto? Non sono stati per es. fenomeni culturali quali la rivoluzione copernicana e galileiana (la scoperta del metodo scientifico), la rivolta umanistica contro la cultura medioevale alla riscoperta della verità insite nei testi classici, la riforma protestante per una religione seria, fondata sul libero esame e dunque su di interpretazione razionale del messaggio cristiano, ad inaugurare ed a gettare le fondamenta della modernità, della nostra epoca?
Com’è potuto dunque accadere che da un così forte desiderio di sapere scientifico, di conoscenza razionale dell’intera realtà visibile e non visibile e non solo della natura materiale si sia poi pervenuti in sostanza ad una sfiducia nella capacità della ragione di comprendere la realtà nei suoi aspetti più alti, quelli dello spirito e dei valori, dell’assoluto e quindi del legame tra l’uomo e la natura, la ragione ed il mondo?
La risposta che si può dare alla domanda iniziale sul bisogno di un manuale di filosofia da parte della modernità può essere allora così sintetizzata: la falsa modernità, quella che strada facendo ha perso di vista il proprio principio originario di una conoscenza razionale dell’intera realtà, non ha bisogno di un manuale di filosofia, ma la vera modernità, quella che tutto sommata agisce ancora sullo sfondo della cultura umana almeno occidentale, non può fare a meno di una tale manuale, di una visione sintetica egenerale, ma non superficiale, dell’intera realtà, del mondo in cui l’uomo vive e quindi del posto dell’uomo in questo mondo.
È allora proprio su questa nostra reminiscenza di quel che era il principio originario della modernità e che tutto sommato resta il principio base della nostra civiltà occidentale moderna, non possono che farci riflettere le parole del giovane Hegel, il quale in uno frammenti più noti del suo periodo universitario a Tubinga così si esprime in modo chiaro ed inequivocabile:
"La religione è uno degli aspetti più importanti della nostra vita..."
Proprio perché "la religione è uno degli aspetti più importanti della nostra vita", la quale ha il compito di organizzare le fasi più significative della vita dell’essere umano (la nascita, il matrimonio, la morte) come può uno Stato serio, uno Stato non improvvisato ma pensato, farne a meno? Ed infatti il giovane studente svevo nei fogli seguenti di questo frammento riflette su come lo Stato debba organizzare queste funzioni religiose, come le debba incorporare in sé senza lasciarle al caso dell’iniziativa non ufficiale di istituzioni pur affermate come la Chiesa.
Ma quel che il giovane Hegel scrive a proposito della religione, ossia la funzione di questa come l’anima dello Stato, il suo contenuto autentico, non si riferisce soltanto alla religione in senso stretto, dunque alla fede, ma si deve estendere anche alla filosofia. Lo Hegel maturo, infatti, chiarisce che religione e filosofia, pur essendo differenti nella forma, rappresentativa nel caso della prima, concettuale nel caso della seconda,  tuttavia svolgono - o, per meglio dire, dovrebbero e potrebbero svolgere - la medesima funzione di ancoramentoi della vita statuale a saldi valori etici. 
Quel che dunque il giovane Hegel afferma della religione in senso stretto, viene ripetuto con continuità storica dallo Hegel maturo a proposito della religione in senso largo, ossia della filosofia: ad essa spetta il compito nella modernità, dunque nella civiltà che ha superato il modo rapresentativo di cogliere l’assoluto, il compito di fondare lo Stato, di fornite agli uomini il necessario orientamento spirituale e morale.
Ecco perché nelle varie versioni e riedizioni che Hegel ha curato delle propri opere principali, in particolare della Enciclopedia delle Scienze Filosofiche e della Filosofia del Diritto, nelle quali si affronta in modo più diretto il rapporto tra la conoscenza dell’assoluto e la vita etico-politica dell’umanità, ricorre sempre in forma di annotazione, collocata più o meno sempre nei paragrafi di passaggio dallo Spirito oggettivo (il mondo etico-politico) allo Spirito assoluto (l’universo della religione e della filosofia), il tema del rapporto tra Stato e Chiesa.
In questa annotazione Hegel chiarisce, andando chiaramente contro la ’falsa’ modernità, ma annunciando quella vera, che non può esistere uno Stato vero, serio senza una religione (ovviamente nel senso largo, dunque una filosofia) che lo fondi, che ne giustifichi razionalemente, quindi scientificamente, quei valori etici che non possono non esserne a fondamento (incorporati nella costituzione, lo Stato interno).
È allora dalla lettura di queste annotazioni, supportate da quel che di simile e preparatorio si evince dallo studio del giovane Hegel e quindi dello sviluppo della filosofia del pensatore svevo, che emerge in modo chiaro il progetto religioso-filosofico di colui che ha portato a compimento la filosofia idealitstica. Tale progetto può essere definito come l’affermazione scientifica della filosofia come religione razionale assoluta a fondamento della modernità, della vera democrazia (basata questa non sul profitto e sul libero arbitrio, ma sulla vera libertà).
L’analisi approfondita dei tre concetti sottolineati come proprietà essenziali della vera filosofia, ossia anzitutto la sua ’scientificità’, poi la sua  ’religiosità’ ed infine la sua  ’democraticità’, ad ognuna delle quali sarà dedicata una lezione di questa prima Hegel-Woche, può fornire una visione d’insieme sul valore attuale della filosofia di Hegel e contemporaneamente anche indicare alcuni degli aspetti che sarà poi interessante approfondire nelle prossime Hegel-Wochen.

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