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2.3.0 TERZA FASE:  Trasformazione delle rappresentazioni religiose fondamentali del messaggio orig

2.3.0 TERZA FASE: Trasformazione delle rappresentazioni religiose fondamentali del messaggio orig

 

TERZA FASE

Trasformazione delle rappresentazioni religiose fondamentali
del messaggio originario di Gesù nei rispettivi concetti filosofici

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Arco temporale: (1797 - 1802)
Fonti principali: testi di Francorforte e critici jenesi

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Nel 1796 Hegel è quindi giunto a questo primo risultato circa la questione della razionalità della dottrina etico-religiosa originaria di Gesù: la forma rappresen-tativa, positiva e almeno parzialmente ‘irrazionale’, in quanto superstiziosa, di questa dottrina non ne costituisce l’essenza, ma ne è un aspetto accidentale do-vuto alla sua forma espo¬sitiva, a sua volta legata alle origini ebraiche di tale re-ligione.
Nei due anni seguenti egli continua in queste sue riflessioni sulla razio¬nalità della dottrina etico-religiosa di Gesù e redige alcuni frammenti tramandatici riguardanti proprio la tematica della distinzione tra lo spirito del cristianesimo e il suo odestino (1797-99).
Questi frammenti, così come il corso del pensiero di Hegel in questi due anni, rivelano un duplice aspetto, storiografico e filosofico: 

-  da una parte essi costituiscono, infatti, una sintesi storica delle riflessioni e delle conclusioni del giovane filosofo sulle origini della religione cristiana; 

-  dall’altra parte, però, essi segnano contemporaneamente l’inizio della costruzione filosofica della nuova teoria etico-religiosa hegeliana, la quale avrà poi una prima realizzazione nel primo sistema filosofico completo, anche se non ancora definitivo, del 1805/06.

Il livello storiografico, che dà il tono generale ai frammenti e costituisce il li¬vello più emergente nello sviluppo del pensiero di Hegel in questi due anni, è costituito dalla sintesi cui Hegel pervenne sulle origini della religione cristiana. Tale sintesi è anche il giudizio finale che il giovane pensatore espresse su questa dottrina dopo almeno quattro anni di profonda riflessione, gli ultimi due dei quali dedicati unicamente al confronto tra il cristianesimo originario e quello de-rivato. Tale giudizio costituisce dunque la risposta definitiva e completa che egli diede alla domanda sulla razionalità del messaggio originario di Gesù, la quale gli si era posta dopo la stesura della “Vita di Gesù”. 
Hegel individua due componenti compresenti nella predicazione originaria di Gesù: la prima è costituita dal contenuto eternamente vero del suo messaggio ed è ciò che egli individua come lo ‘spirito’ del cristianesimo (si tratta del con-tenuto di questa dottrina, già compreso con le riflessioni del 1794-1795); la se-conda com¬ponente è, invece, costituita dalla forma con cui Gesù aveva concepito ed espresso il messaggio eternamente vero della propria dottrina. Questa forma non è eternamente vera, bensì relativa al periodo storico della sua apparizione. Si tratta della forma rappresentativa o mitologico-simbolica, da Hegel già indivi-duata tramite le riflessioni condotte nei frammenti dedicati alla positività della religione cristiana. Tale forma si è sostituita nel corso dei secoli come valore di verità al contenuto, da essa espresso, trasformando il messaggio originario di Gesù da ‘naturale’ in ‘positivo’. Come il contenuto del messaggio di Gesù co-stituisce lo ‘spirito’ del cristianesimo, così la forma rappresentativa e positiva ne costituisce il ‘destino’, legato, come si è visto, non al contenuto della dottrina etico-religiosa di Gesù, ma alle condizioni storiche della sua nascita.
Queste riflessioni segnano dunque la conclusione del processo di approfon-dita analisi del cristianesimo, che il giovane, ma già estremamente profondo fi-losofo condusse al fine di pervenire a un giudizio storicamente e scientifica¬mente fondato e quindi definitivo su tale religione. Ormai non gli restava dun¬que che abbandonare il sentiero della storia e seguire quella della riflessione teo¬retica, ossia passare alla costruzione di una nuova teoria etico-religiosa, la quale fosse scevra di quei ‘difetti’ propri della dottrina cristiana che l’hanno ‘desti¬nata’ ad un’inevitabile positività.
Questo è il senso dello sviluppo successivo del pensiero di Hegel. Paralle-lamente all’elaborazione del giudizio sintetico sul rapporto tra ‘spirito’ naturale e ‘destino’ positivo del cristianesimo egli comincia, infatti, negli stessi anni, ossia intorno al 1797-98, ad elaborare i concetti fondamentali della propria dot¬trina etico-religiosa. Quest’operazione costituisce il secondo livello dei fram¬menti del periodo in questione, il livello filosofico. Esso consiste nell’enucleazione dei concetti filosofici relativi dalle rappresentazioni religiose fondamentali del cri-stianesimo originario. Hegel infatti elabora tali concetti a partire dalle rappresen-tazioni del Dio-amore e dell’avvento del regno di Dio, la cui forma d’espressione egli trasforma da rappresentativa in concettuale.
Il contenuto logico dello sviluppo immanente del pensiero di Hegel in questa lunga seconda fase del secondo periodo (1797 - 1802) è quindi formato dai differenti stadi attraverso i quali il pensatore svevo realizzò tale trasformazone delle rappresentazioni base della dottrina etico-religiosa di Gesù nei rispettivi concetti. Si tratta di tre stadi, il primo dal 1797-98 al 1799, il secondo nel 1800 e il terzo infine dal 1801 al 1802.
Alla fine di questo processo Hegel pervenne al concepimento sia del principio religioso popolare e razionale che dell’ideale etico naturale della nuova teoria etico-religiosa, la cui fondazione egli si era proposto sin dal periodo di Tubinga. Questo è infatti il momento in cui Hegel poté riemergere dalla sua ‘im-mersione’ nella storia e cominciare così a realizzare il proprio ideale giovanile. La storia ha fornito il nutrimento all’essere-umano che umilmente le ha chiesto consiglio.
Prima di ripercorrere le radici cristiane del proprio pensiero, Hegel aveva il problema di concepire un principio religioso-metafisico di reinserimento della ragione nel mondo che fosse popolare e razionale; a sua volta tale principio gli serviva per conoscere l’essenza naturale dello spirito e quindi per formulare la nuova morale naturale, suo ideale fondamentale ed originario. Tra il principio religioso-metafisico e l’ideale etico, come abbiamo visto a proposito del primo periodo, esiste un preciso rapporto logico: la for¬mulazione dell’ideale etico di-pende, infatti, dalla comprensione del principio reli¬gioso. Così anche in quest’operazione di trasformazione delle rappresentazioni cri¬stiane nei rispettivi concetti filosofici ogni grado della trasformazione della rappresentazione dell’ideale etico dipende dalla corrispondente trasformazione della rappresenta-zione del principio religioso-metafisico.

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